News > Vi fece sopra la melodia che insegnò ai suoi compagni

11/09/2016 16:06
Alla scoperta della melodia nascosta del Cantico delle creature


La 52° edizione della Festa del Cantico si è aperta ieri pomeriggio a San Damiano con la presentazione dell’ultimo libro di fr. Alessandro Brustenghi, Laudato si’ mi’ Signore – La melodia nascosta del Cantico delle creature, recentemente pubblicato per i tipi della casa editrice Porziuncola: un’occasione preziosa per ritornare a quella che è, probabilmente, la più celebre delle preghiere di san Francesco; non solo per rievocarne la composizione, avvenuta proprio qui a San Damino, nel 1225, ma anche per lasciarsi permeare dallo spirito che con cui il Santo, segnato dalle stimmate, gravemente malato e quasi completamente cieco, volle «comporre una nuova lauda del Signore riguardo alle sue creature». Diceva infatti il Poverello ai suoi compagni: «Ogni giorno usiamo delle creature e senza di loro non possiamo vivere, e in esse il genere umano molto offende il Creatore. E ogni giorno ci mostriamo ingrati per questo grande beneficio, e non ne diamo lode, come dovremmo, al nostro Creatore e datore di ogni bene» (FF 1615). La festa vuole quindi alimentare in noi lo stesso spirito contemplativo, che diventa sguardo pacato, attento, amoroso e pieno di gratitudine su ogni creatura.

In questa 52° edizione si è voluto portare l’attenzione sulla musica: aspetto essenziale, eppure non scontato, del Cantico. Essenziale, perché le fonti ci informano che Francesco «vi fece sopra la melodia, che insegnò ai suoi compagni” (FF 1615); non scontato, perché il fatto che la melodia non ci sia giunta ha fatto sì che spesso si trattasse degli aspetti letterari del cantico trascurando completamente la sua dimensione musicale.

La presentazione del libro di fra Alessandro ha quindi offerto l’opportunità di tornare al Cantico dal punto di vista della sua musica. Insieme coll’Autore, è intervenuto il M° Vladimiro Vagnetti, amico di vecchia data di fra Alessandro, esperto di musica antica ed estensore dell’accurata introduzione del volume. I due relatori si sono sapientemente alternati: dapprima fra Alessandro ha raccontato con schiettezza e partecipazione le motivazioni personali della sua indagine, e ha poi presentato la sua analisi letteraria del Cantico, premessa indispensabile per qualsivoglia tentativo di ricostruzione musicale. Ha quindi ceduto la parola al M° Vagnetti, che ha tratteggiato il panorama delle attuali conoscenze storiche sulla a lauda duecentesca, con le certezze acquisite e gli ambiti problematici. Infine, fra Alessandro ha illustrato i criteri e i risultati del suo lavoro di ricostruzione della melodia perduta.

L’aspetto forse più originale di questo lavoro è che l’Autore non ha pensato di mettere in musica il testo secondo il suo gusto, magari con qualche stilema arcaizzante di sapore medievale (pensiamo a compositori classici come C. Orff o J. Rodrigo, o a cantautori come A. Branduardi); né si è limitato a riadattare melodie medievali note arbitrariamente scelte; ma ha scelto e assemblato il materiale musicale (melodie tratte dal Laudario di Cortona) avendo come premessa e come criterio la tecnica medievale della contraffazione; in altre parole, non solo ha usato materiale medievale, ma lo ha “lavorato” con una tecnica medievale.

Grazie ad una rara combinazione di competenza, passione e chiarezza, i due relatori sono riusciti nel non facile compito di rendere accessibile una ricerca che inevitabilmente tocca ambiti specialistici come la storia della musica e la filologia medievale. Hanno vivacizzato la presentazione l’uso di immagini, esempi, aneddoti autobiografici, e qualche gustoso frammento eseguito estemporaneamente, in anteprima, da fra Alessandro. Questi gli ingredienti che hanno naturalmente stuzzicato la curiosità dell’uditorio; una curiosità che non ha dovuto attendere molto per essere soddisfatta: poche ore dopo, nella piazzetta di San Damiano accarezzata dalla frescura di una dolce serata settembrina, fra Alessandro si è esibito con l’ensemble Libercantus in un concerto di laude medievali, tra cui non poteva mancare il Cantico eseguito sulla sua “nuova” melodia.







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