GIOVEDÌ della IV sett. di Pasqua FERIA (bianco)
giovedì, 26 aprile 2018
I frutti della Pasqua e di chi incontra il Risorto 16 Apr 2017

Voi non abbiate paura

Dopo quaranta lunghi giorni di attesa finalmente è esploso il nostro “alleluia”, e insieme la nostra gioia per la Grazia di poter sperimentare che Dio continua a voler far Pasqua con noi, suoi figli amati.

In tanti oggi, e la notte passata nella veglia, sono giunti qui alla Porziuncola – come le donne al sepolcro – per cercare un crocifisso e, invece, han trovato il Risorto, fondamento della nostra fede e unica speranza delle nostre vite.

Le parole a fatica esprimono la Bellezza del Signore che ritorna dagli inferi per darci la salvezza vera, ma così le abbiamo ascoltate in quattro celebrazioni della “festa delle feste”, la Pasqua:

Veglia di Pasqua – Padre Marco Vianelli,
parroco di Santa Maria degli Angeli-Castelnuovo-Tordandrea-Costano

Che cosa vuol dire che Gesù è risorto? Cosa cambia nella nostra vita questa notizia sconvolgente?

Le donne nel Vangelo sono curiose di vedere, come tanti pellegrini lo sono di vedere qui ad Assisi un luogo. Andarono per vedere una tomba vuota e vengono spiazzate. La fede non è prendere visione delle cose, ma entrarci dentro e far sì che coinvolga la mia vita. Non basta la tomba vuota, per dire che il Signore è risorto, ma bisogna incontrarlo, incontrare il risorto.

Quali sono quei fatti che sconvolgono la nostra vita? Che c’è in quella tomba vuota che ci sconvolge tanto?

Perché il Signore risorto vince la paura, perché ci porta dentro quella tomba, dentro quello che ci spaventa, aiutandoci a far un’esperienza di vita nuova. Solo dando un nome alle nostre morti possiamo fare Pasqua, essere liberati dalle nostre paure. Paure concrete, come le notizie di guerra che ci giungono dal mondo, o quelle di un’invasione di fratelli poveri che passano il Mediterraneo in cerca anche loro di far Pasqua.

E così confondiamo i nostri bisogni con la paura. E ci dice allora l’angelo: “VOI, non abbiate paura”, dove il voi è per coloro che hanno incontrato il risorto, da Nazareth al Getsemani.

Ma la risurrezione parla di dinamicità, e così vengono rimandati in Galilea, dove tutto è iniziato, il luogo della ferialità il luogo dove siamo stati strappati, dove abbiamo lasciato le reti. La risurrezione si sperimenta nella quotidianità, dove si torna però con occhi nuovi, con i Suoi occhi capaci di vedere la vita nella morte. L’altro non è più un nemico da uccidere, ma un avversario da sfidare per tirare fuori da me le migliori qualità. Con il Risorto non vi è più nemico, ma solo fratelli con cui cominciare una storia nuova. Chiediamo a Dio la docilità di un cuore che si lascia incontrare ed amare.

Messa delle ore 11.30, M.R.P Claudio Durighetto,
Ministro provinciale dei Frati Minori dell’Umbria

Sono soltanto i frutti della Pasqua a parlare veramente del Risorto e a comunicare la notizia che ha cambiato la storia. Questi frutti maturi sono:

  • L’esperienza di veder sgorgare da sé un amore oblativo, gratuito, senza misure, possibile solo attraverso la presenza nel proprio cuore del Risorto.
  • Il perdono, capace di far risorgere un’amicizia e ogni relazione tradita, morta a causa del nostro peccato.
  • Lo stare in modo nuovo davanti alle cose, a quelle quotidiane come a quelle passate – ad esempio la morte di un caro defunto. Occhi nuovi capaci di del Suo sguardo sulla realtà benedetta che ci circonda.

Messa in infermeria, padre Marco Banfi,
Responsabile dell’Infermeria provinciale

Signore anche noi corriamo come Pietro e Giacomo in cerca di una vita che è stata rapita. Anche noi ti cerchiamo nelle nostre speranze, sogni. Spesso questi sono spezzati, ma questo è un dono perché è il solo modo per comprendere che Tu sei al centro della nostra speranza.

Donaci Signore il coraggio di guardare la tomba vuota e poter riconoscere in Gesù Risorto l’unica nostra salvezza.

Al termine di questa giornata luminosa chiediamo al Signore di custodire le tante parole di Vita ascoltate nel cuore, per poter fare Pasqua ogni giorno dell’anno che ci attende. E poter donare la nostra vita, come ci ricorda il custode della Porziuncola nell’ultimo appuntamento liturgico della Basilica di questa domenica.

Secondi vespri, padre Rosario Gugliotta, Custode della Porziuncola

Gesù offrì attraverso l’obbedienza sé stesso al Padre, e con questo sacrifico perfetto rese perfetti anche noi.

Spesso per noi il donare la vita è una maledizione e non una Grazia. Che il Signore Gesù ci insegni, con il Suo esempio, la bellezza di una donazione totale ai fratelli, luogo privilegiato del nostro incontro con il Dio che non smette un mai di pensare a ciascuno di noi.



Claudio Durighetto Exultet Infermeria provinciale Marco Banfi Marco Vianelli Omelia Pasqua Rosario Gugliotta

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