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domenica, 27 maggio 2018
A pochi giorni dalla storica traslazione 13 Giu 2016

Alla scoperta del Crocifisso di San Damiano

Il fragore dei tuoni e lo scrosciare della pioggia dell’ennesimo temporale di questa instabile tarda primavera non hanno scoraggiato la partecipazione al primo appuntamento dell’evento “Il Crocifisso di San Damiano torna a San Damiano”: ieri pomeriggio, alle 17, un nutrito gruppo di persone ha potuto fruire della competenza e della passione della prof.ssa Milvia Bollati, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ci ha introdotto alla contemplazione della celebre icona.

Il guardiano p. Gianpaolo Masotti ha presentato questo incontro come un necessario “prologo” all’ormai imminente traslazione del Crocifisso (15-19/6/2016); e ha sottolineato il carattere provvidenziale della coincidenza tra questo evento ed il pluriennale lavoro di studio della Professoressa, culminato nella recentissima pubblicazione (maggio 2016) del volume “Francesco e la croce di San Damiano” (Edizioni Biblioteca Francescana): un testo che spazia dagli aspetti storici, iconografici e spirituali dell’icona alle sue vicende plurisecolari, inclusi i restauri del 1939 e del 2000, con oltre 80 immagini ed un’amplissima e aggiornata bibliografia; un testo che finalmente raccoglie informazioni altrimenti sparse e difficilmente accessibili, e ne offre una lettura unitaria e coerente.

Ha quindi preso la parola fr. Paolo Canali, Direttore della Casa Editrice Biblioteca Francescana, che ha tratteggiato il contesto esistenziale dell’incontro di Francesco col Crocifisso, ovvero la conversione di Francesco, di cui il Crocifisso è divenuto emblema. La conversione di Francesco non va vista come un evento puntiforme, ma come un processo, in cui il Signore ha parlato in molti modi. Francesco stesso la sintetizza nelle prime righe del suo Testamento come il passaggio dell’“essere nei peccati” al “fare penitenza” attraverso l’incontro col lebbroso e l’esperienza dell’amarezza trasformata in dolcezza, che lo conduce a “lasciare il secolo”. Fr. Paolo ha continuato la lettura del Testamento, dove Francesco parla del secondo dono di Dio: la fede nelle chiese; qui si può cogliere un’allusione ai primi anni della vita penitenziale di Francesco, come restauratore di chiese. Fr. Paolo ha infine brevemente commentato la “preghiera davanti al crocifisso”, Alto e glorioso Dio (FF 276).

La prof.ssa Milvia Bollati ha esordito ricordando che parlare del Crocifisso significa entrare nel cuore del francescanesimo, e ha sottolineato come la lettura di un’opera del XII secolo, così lontana da noi, richieda una “conversione dello sguardo”, ovvero la capacità recuperare le categorie con cui è stata realizzata e con cui veniva guardata nel XII secolo; a questo scopo, è importante conoscere le opere coeve e soprattutto la spiritualità di quel periodo.

Il Crocifisso di San Damiano è opera di un anonimo autore umbro, che va collocato (su base stilistica) tra la metà e la fine del XII secolo.

Nella chiesa di San Damiano, il Crocifisso era collocato sopra o dietro l’altare? Per tentare una risposta, la Professoressa ha commentato due episodi del ciclo giottesco della Basilica superiore: quello, appunto, di San Damiano, dove Giotto immagina Francesco in ginocchio davanti al Crocifisso posto dietro l’altare di una chiesetta diroccata; e quello della ricognizione delle stimmate, dove invece è raffigurata una chiesa in cui il Crocifisso e altre icone sono collocate in alto, su un trave; sembra quest’ultima la soluzione più probabile.

La relatrice ha poi dedicato ampio spazio a spiegare l’iconografia del Crocifisso, offrendo sia un’analisi delle singole figure, sia dei percorsi di lettura d’insieme.

In particolare, il Crocifisso di San Damiano è una “Passione secondo Giovanni dipinta”: ciò significa che va interpretata tenendo a mente la narrazione e la teologia giovannea, che contempla il mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù come un unitario mistero di glorificazione. La teologia giovannea del Crocifisso è estremamente affine a quella di Francesco, che amava profondamente il Vangelo di Giovanni (il più citato nei suoi scritti). La sensibilità con cui Francesco contemplava il mistero pasquale è espressa nel suo Ufficio della Passione, composto combinando passi della Sacra Scrittura e in particolare dei Salmi. Nell’Ufficio Francesco contempla il dialogo di amore e fiducioso abbandono che Gesù instaura col Padre nella sua passione; non solo lo contempla, ma lo fa suo, lasciando che sia Cristo stesso a pregare in lui. L’affinità tra la teologia dell’Ufficio della Passione e quella del Crocifisso di San Damiano ha spinto alcuni studiosi ad ipotizzare che Francesco abbia composto l’Ufficio proprio dinanzi a questa icona.

Ancora alla luce del Vangelo di Giovanni si comprende, per esempio, anche il senso dell’accostamento e dei gesti delle figure di Maria e Giovanni (a sinistra del crocifisso), immagini che traducono la loro nuova relazione instaurata dalle parole di Gesù: “Donna ecco tuo figlio [...] ecco tua madre”.

Un altro tema giovanneo è quello della consegna: il Padre consegna il Figlio, il Figlio consegna se stesso e insieme consegna lo Spirito.

La Professoressa ha concluso il suo ricchissimo intervento suggerendo un ultimo tema, quello degli sguardi. Gli angeli e i personaggi dell’icona guardano a Cristo, secondo la citazione giovannea del profeta Zaccaria: “Guarderanno a colui che hanno trafitto”. Ma Cristo, a sua volta, guarda noi; i suoi occhi spalancati evidenziano questo sguardo su di noi; e nella preghiera davanti al Crocifisso possiamo finalmente imparare a lasciarci toccare da questo sguardo.



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