LUNEDÌ della XXIX sett. del T.O. FERIA (verde)
lunedì, 22 ottobre 2018
30 Giu

BEATO RAIMONDO LULLO

30 giugno, memoria facoltativa (rosso)

30 giugno

BEATO RAIMONDO LULLO

martire III O.

MEMORIA FACOLTATIVA – (rosso)

Nel 1247 Raimondo è nominato paggio del re e in seguito siniscalco e maggiordomo dell'Infante. Nel 1257 sposa Bianca Picany dalla quale ha due figli ma nel 1262 avviene la svolta nella sua vita. Nella sua Vita coetanea Lullo narra la propria conversione: ha cinque visioni di Gesù e alla quinta si convince, benché peccatore, di aver ricevuto la chiamata da Dio. Decide di farsi missionario e di convertire i musulmani e gli ebrei, i quali, già credendo nell'esistenza di un essere del quale non si può pensare altro di maggiore, come insegna Anselmo d'Aosta, devono necessariamente essere cristiani.

Ma, nonostante le visioni, continua a condurre la solita vita licenziosa finché, dopo aver ascoltato una predicazione su Francesco d'Assisi, si consiglia col domenicano Raimondo di Peñafort, che lo convince: nel 1263 vende tutti i suoi beni, lasciandone una parte alla moglie e ai figli, e consacra la propria esistenza alla penitenza. Acquista dunque un servo saraceno che gli insegni l'arabo, lingua utile alla conversione dei falsi credenti.

Dopo un pellegrinaggio a Santiago de Compostela, studia filosofia, teologia, medicina, il latino, il provenzale e l'arabo; assimila parte della cultura dell'epoca: Aristotele, Platone, Agostino d'Ippona, Anselmo d’Aosta, Riccardo di San Vittore, i filosofi arabi. Compone una prima versione dell'Ars magna e il Libro della contemplazione in Dio.

Chiamato a Montpellier dal re Giacomo I, vi compone l'Arte dimostrativa; fonda a Maiorca, nel 1276, il collegio di Miramar (Deià) per preparare i futuri missionari mediante lo studio delle lingue e dalla sua Ars magna.

Comincia ora la sua carriera di missionario laico, percorrendo mezza Europa e specialmente le coste del Mediterraneo, sollecitando aiuti dai regnanti e dai papi ed esponendo la sua Ars magna nelle piazze e nelle università, in particolare a Parigi, dove riceve il titolo di maestro delle Arti, ma non di maestro di teologia perché sposato e privo degli ordini sacri. Vi scrisse vari libri e disputò contro gli averroisti.

Nel 1295 si fa terziario francescano ad Assisi. Brevemente a Maiorca nel 1300, dove continua a scrivere e a disputare contro arabi ed ebrei, riprende i suoi viaggi che lo portano a Cipro, in Armenia, a Rodi, Malta, Napoli, Genova, Montpellier, Parigi, nel nord Africa. Qui viene incarcerato; rilasciato, riprende i viaggi: dopo un naufragio, va a Pisa e si ritira nel convento di san Domenico dal 1307 al 1308, continuando a scrivere. Una sua nuova permanenza a Parigi provoca una persecuzione contro gli averroisti, da lui considerati eretici perché mantengono separata la filosofia dalle verità di fede. Dedica al re di Francia Filippo il Bello l'Albero della filosofia d'amore.

Partecipa nel 1311 al Concilio di Vienne, dove chiede invano la ripresa delle crociate e di vietare l'insegnamento dell'Averroismo, e riprende a viaggiare: aggredito a Tunisi, viene sottratto a stento al linciaggio e imbarcato in gravissime condizioni in una nave genovese fino a Maiorca dove muore nel 1315.

In virtù della sua tragica morte fu beatificato come martire da papa Pio IX; la sua festa liturgica è il 30 giugno.

 

ANTIFONA D'INGRESSO

Questo martire lottò fino alla morte per la legge del Signore,
non temette le minacce degli empi; sulla roccia era fondata la sua casa.

 

COLLETTA

O Dio, che hai infiammato il beato Raimondo martire di ardore apostolico per la diffusione della fede, fa che anche noi, per sua intercessione, conserviamo incrollabile fino alla morte la fede che abbiamo ricevuto dalla tua grazia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

 

SULLE OFFERTE

Accetta, o Signore, le nostre offerte per il divin sacrificio, e, per l'intercessione del beato Raimondo, concedi che il mistero Eucaristico ci confermi nella professione della fede, come diede forza a lui nel suo doloroso martirio. Per Cristo nostro Signore.

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE Gv 15,5

«Io sono h vite e voi i tralci», dice il Signore: «chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto».

 

DOPO LA COMUNIONE

Ristoràti alla mensa celeste, ti supplichiamo, o Signore, che i tuoi fedeli, in virtù di questo sacramento, siano sempre più fortificati nella fede e nella carità. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

20 Giu 2018

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