GIOVEDÌ della XIV sett. del T.O. Ss. NICOLA PICK, WILLALDO e COMPAGNI, martiri I O. – MEMORIA (rosso)
giovedì, 09 luglio 2020
Come la Porziuncola per l’Ordine 28 Giu 2016

Benedetto XVI: cuore pulsante della Chiesa

Questa mattina nella Sala Clementina in Vaticano, si è tenuta una solenne cerimonia per il 65° anniversario di sacerdozio del Papa emerito Benedetto XVI. L’incontro si è aperto con il seguente discorso di Papa Francesco che pubblichiamo, evidenziando un importante passaggio su quello che il Papa ha definito il “cuore pulsante” dell’Ordine.

Luogo piccolo e semplice che Francesco riteneva essere abitazione di Maria e degli Angeli, grembo gravido di Grazia nella Chiesa, e per ciò chiese ai frati di tutti i tempi di non abbandonare mai. Luogo in cui il giovane Francesco ha compreso, nel Vangelo, la vocazione rivelatagli dal Crocifisso a San Damiano. Luogo in cui nacque e, attraverso i numerosi Capitoli, si sviluppò la fraternità minoritica e in cui Chiara d’Assisi iniziò la sua nuova vita da consacrata. Luogo in cui Francesco volle compiere il transito da questa vita all’Eterno, ma soprattutto dove ricevette il “dono” del Perdono, l’Indulgenza della Porziuncola, una sorta di giubileo permanente racchiuso tra quelle mura.

Quest’anno si celebra l’VIII centenario del Perdono di Assisi e diverse iniziative sono già in programma (Il Perdono di Assisi e le indulgenze plenarie e altre di cui daremo comunicazione), ma ora leggiamo l’intervento di Papa Francesco:

Santità,

oggi festeggiamo la storia di una chiamata iniziata sessantacinque anni fa con la Sua Ordinazione sacerdotale avvenuta nella Cattedrale di Freising il 29 giugno 1951. Ma quale è la nota di fondo che percorre questa lunga storia e che da quel primo inizio sino a oggi la domina sempre più?

In una delle tante belle pagine che Lei dedica al sacerdozio sottolinea come, nell’ora della chiamata definitiva di Simone, Gesù, guardandolo, in fondo gli chiede una cosa sola: “Mi ami?”. Quanto è bello e vero questo! Perché è qui, Lei ci dice, è in quel “mi ami” che il Signore fonda il pascere, perché solo se c’è l’amore per il Signore Lui può pascere attraverso di noi: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo” (Gv 21, 15-19). È questa la nota che domina una vita intera spesa al servizio sacerdotale e della teologia che Lei non a caso ha definito come “la ricerca dell’amato”; è questo che Lei ha sempre testimoniato e testimonia ancora oggi: che la cosa decisiva nelle nostre giornate — di sole o di pioggia —, quella solo con la quale viene anche tutto il resto, è che il Signore sia veramente presente, che lo desideriamo, che interiormente siamo vicini a lui, che lo amiamo, che davvero crediamo profondamente in lui e credendo lo amiamo veramente. È questo amare che veramente ci riempie il cuore, questo credere è quello che ci fa camminare sicuri e tranquilli sulle acque, anche in mezzo alla tempesta, proprio come accadde a Pietro; questo amare e questo credere è quello che ci permette di guardare al futuro non con paura o nostalgia, ma con letizia, anche negli anni ormai avanzati della nostra vita.

E così, proprio vivendo e testimoniando oggi in modo tanto intenso e luminoso quest’unica cosa veramente decisiva — avere lo sguardo e il cuore rivolto a Dio — Lei, Santità, continua a servire la Chiesa, non smette di contribuire veramente con vigore e sapienza alla sua crescita; e lo fa da quel piccolo Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano che si rivela in tal modo essere tutt’altro che uno di quegli angolini dimenticati nei quali la cultura dello scarto di oggi tende a relegare le persone quando, con l’età, le loro forze vengono meno. È tutto il contrario; e questo permetta che lo dica con forza il Suo Successore che ha scelto di chiamarsi Francesco! Perché il cammino spirituale di San Francesco iniziò a San Damiano, ma il vero luogo amato, il cuore pulsante dell’Ordine, lì dove lo fondò e dove infine rese la sua vita a Dio fu la Porziuncola, la “piccola porzione”, l’angolino presso la Madre della Chiesa; presso Maria che, per la sua fede così salda e per il suo vivere così interamente dell’amore e nell’amore con il Signore, tutte le generazioni chiameranno beata. Così, la Provvidenza ha voluto che Lei, caro Confratello, giungesse in un luogo per così dire propriamente “francescano” dal quale promana una tranquillità, una pace, una forza, una fiducia, una maturità, una fede, una dedizione e una fedeltà che mi fanno tanto bene e danno tanta forza a me ed a tutta la Chiesa. E anche mi permetto anche da Lei viene un sano e gioioso senso dell’umorismo.

L’augurio con il quale desidero concludere è perciò un augurio che rivolgo a Lei e insieme a tutti noi e alla Chiesa intera: che Lei, Santità, possa continuare a sentire la mano del Dio misericordioso che La sorregge, che possa sperimentare e testimoniarci l’amore di Dio; che, con Pietro e Paolo, possa continuare a esultare di grande gioia mentre cammina verso la meta della fede (cfr. 1 Pt, 8-9, 2 Tim, 4)!



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