VENERDI della XXIV sett. del T.O. SS. ANDREA KIM TAE-GŎN e compagni, martiri – MEMORIA (rosso)
venerdì, 20 settembre 2019
Lettera del pronipote del beato Leopoldo 19 Apr 2016

Bisogna dar gloria a Dio

Mi chiamo Leopoldo Croci, nato a Panicale il 21 novembre 1939. Sono stato chiamato così dai miei genitori a seguito della scoperta da parte loro di un vincolo di parentela con Leopoldo Croci “Il beato di Monteluco”. Da sempre ho portato con gioia, ma anche con responsabilità questo nome, mettendo a fondamento della mia famiglia la venerazione per il beato. Gli siamo infatti tutti molto devoti, al punto che in ogni nostra abitazione l’immagine di lui è esposta. Grazie a quello sguardo d’amore ma anche grazie alle sue mani sante siamo certi ogni volta, rivolgendoci a lui, che le nostre preghiere vengano portate presso e accolte da Dio Padre.

Di questo ho una certezza ferma e assoluta. Ne è prova il risvolto di una situazione, purtroppo orribile, che mi sono trovato a vivere. Non posso citare i fatti ma sono tuttavia convinto che si debba dare maggior peso all’azione di Dio, tramite l’intercessione di Leopoldo, piuttosto che alla narrazione degli avvenimenti. Per circa dieci lunghi anni ho avuto di fronte a me una strada senza uscita. Ero in preda alla disperazione. Ogni tentativo di seguire “le mie vie” risultava vano, motivo per cui di fronte alla durezza dei fatti decisi di rivolgermi all’intercessione del beato Leopoldo, su consiglio di un mio conoscente, attraverso tante preghiere fatte col cuore e con la certezza che sarei stato ascoltato, comunque fosse andata a finire. Ebbene, non solamente il mio problema è stato risolto (anche se sembrava fosse impossibile quando ogni mezzo sembrava inutile), ma ho avuto anche la gioia immensa di rendermi conto di quanta stima questo caro francescano goda tuttora e di quanto le persone residenti nel comprensorio della Valnestore (torrente a sud del lago Trasimeno) e dei comuni limitrofi gli siano devote. Di questi infatti fa parte anche il conoscente che ho citato prima.

I parrocchiani di Gaiche, sorprendentemente, si sono adoperati in maniera attiva e sincera da un punto di vista economico (per quanto riguarda i lavori di riqualificazione dei luoghi) ma anche da un punto di vista pastorale, convincendo i rappresentati della comunità ecclesiale della bontà del loro progetto. Per questo abbiamo lavorato al progetto di riportare i resti mortali del beato Leopoldo da Gaiche nei luoghi dove egli ha maturato la sua vocazione e dove la sua attività missionaria ha avuto inizio, sotto lo sguardo attento di nostro Signore.

Per tutti noi si prospetta l’evento più importante dell’ultimo mezzo secolo (il bicentenario del beato Leopoldo, ndr), un’iniziativa tanto desiderata da noi quanto dovuta alla memoria del nostro caro beato. Nella speranza che da questa “visita” possa rifiorire la nostra Unità Pastorale e possa scomparire il clima di disaffezione alla Chiesa che da tempo, purtroppo, attanaglia le nostre comunità.

Ho desiderato dare il mio umile contributo per partecipare, anche per via indiretta, alla realizzazione di questo evento grandissimo.

Leopoldo Croci



Leopoldo da Gaiche Lettera Monteluco

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