MARTEDI della XX sett. del T.O. S. BERNARDO, abate e dottore – MEMORIA (bianco)
martedì, 20 agosto 2019
di fr Bruno Pennacchini, ofm 16 Gen 2013

Commento alla Parola della II Domenica del T.O. - Anno C

LETTURE: Is 62,1-5 • Sal 95 • 1Cor 12,4-11 • Gv 2,1-11

Due settimane fa abbiamo celebrato la solennità dell’Epifania del Signore. La liturgia faceva ripetutamente cenno a tre momenti storici della vita di Gesù: l’adorazione dei Magi, il battesimo nel Giordano, il miracolo alle Nozze di Cana. Sono i tre momenti fondamentali  in cui Gesù si manifesta come Figlio di Dio: ai Magi in rappresentanza dei pagani; a Israele nel battesimo al Giordano; ai discepoli alle Nozze di Cana. Oggi la liturgia celebra quest’ultimo. Il vangelo ne racconta l’episodio; nella prima lettura Isaia canta le nozze fra Dio e Gerusalemme; nella seconda Paolo lascia intendere che il matrimonio è uno dei carismi distribuiti dall’unico Spirito.

Per quanto l’episodio delle Nozze di Cana possa risultare suggestivo, il suo vero significato risiede oltre; è un vero “evangelo”, cioè una lieta notizia, sintetizzata nelle parole che chiudono il racconto: “Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”. Fu il primo dei sette “segni”, attorno ai quali Giovanni tesserà il suo vangelo. Egli ne fu testimone oculare. Attraverso di essi Gesù mostrò “la sua gloria”. Nel prologo al  vangelo, l’evangelista aveva scritto:E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (Gv,1,14). A Cana Gesù mostrò, attraverso quel primo segno, che il suo ingresso nella storia porterà una mutazione totale, che riguarderà tutte le realtà umane. Mutazione significata dalla trasformazione dell’acqua in vino.

I particolari narrativi hanno valori simbolici. Vediamoli. C’è una festa di matrimonio, forse un po’ rusticana, con l’immancabile banchetto, ci sono anfore piene d’acqua per le purificazioni rituali, c’è ovviamente il vino – sapremo poi che non fu sufficiente. La narrazione  presenta anche alcuni personaggi della festa: oltre agli sposi novelli, c’è Maria, Gesù, i suoi discepoli, i servitori e perfino un maestro di mensa. Chi ha orecchio percepisce che ogni parola, ogni situazione è gravida di  risonanze bibliche. Anzitutto la festa di nozze, con il banchetto, le danze, l’allegria. Tema che attraversa interamente le Scritture Sante: le nozze fra Dio e l’umanità. In modo speciale l’amore che Dio porta al popolo che si è scelto fin dall’antichità e alla città che lo rappresenta, Gerusalemme. Accennavo più in alto che nella prima lettura il profeta Isaia eleva un canto alla città che sta per risorgere dopo le distruzioni e l’esilio. Le sue sorti muteranno completamente; non sarà più sinonimo di abbandono e devastazione, ma Dio la chiamerà “Mia gioia…mia delizia”, perché Egli stesso ne sarà lo Sposo. Il canto profetico si chiude con espressioni pazzesche, che parlano del sussulto virile di uno sposo novello: “Come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te”. (E questo contraddice tutti quelli che pensano a Dio come un essere lontano, immobile e un po’ arcigno). Dio è il creatore dell’unità della coppia; colui che di due esseri così differenti crea una sola carne. La coppia è uno dei segni essenziali, una delle immagini primordiali di Dio. Ogni vera esperienza di amore è un cammino che può farci conoscere Dio.

Il banchetto di nozze richiama un tema molto frequente nelle Scritture Sante. Chi non ricorda la parabola di quel re che diede un banchetto per le nozze di suo figlio? Parabola con numerose variazioni. E così avanti, fino a paragonare, nelle celebrazioni pasquali, la vittoria del Cristo sulla morte, al banchetto di nozze dell’Agnello.

Ma i simboli principe di questo racconto sono l’acqua il vino. Dell’acqua si dice che era contenuta in sei grandi giare di pietra, di un centinaio di litri ciascuna. Acqua che serviva per i lavaggi rituali, previsti da un minuzioso cerimoniale giudaico. Non ci fermeremo sul simbolismo del numero delle giare: sei, considerato strutturalmente simbolo di incompletezza. Da quel momento l’acqua non servirà più a lavare le sozzure materiali, ma a dare nuova vita agli uomini. La storia sta passando da una religione fatta di riti esteriori, a una religione del cuore. La mutazione dell’acqua in vino parla anche di molte altre cose: l’acqua è incolore, insapore, inodore; non diventa migliore con il tempo; mentre il vino rosseggia, invecchiando prende sapore, profumo, qualità. Quel gesto compiuto da Gesù, sta a dire che i nostri amori umani, spesso effimeri, incolori alla sua presenza diventano più ricchi di gusto e qualità.

Il vangelo secondo Giovanni parla di Maria due sole volte: alle Nozze di Cana, inizio della vita pubblica di Gesù e sotto la Croce, alla sua conclusione. È come se Giovanni volesse dirci che, oltre all’averlo partorito a Betlemme, lo genera oggi  alla vita pubblica; e sarà presente, domani sul Calvario, alla nascita dell’Uomo Nuovo.



Anno C Bruno Pennacchini Commento alla Parola II Domenica del T.O.

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