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martedì, 19 giugno 2018
Incontro vivace e appassionato a San Damiano con il prof. Mario Tozzi 18 Set 2015

Cosa accade alla nostra casa comune?

Il prof. Mario Tozzi ci ha regalato, ieri sera a San Damiano, un incontro vivace e appassionato (riascolta la registrazione). La competenza, la passione e l’abilità comunicativa del ricercatore sono stati valorizzati dal moderatore, p. Giulio Michelini, che con domande puntuali ha guidato lo sviluppo dei temi e ha aiutato gli ascoltatori a coglierne gli aspetti problematici e le dimensioni più specificamente ecclesiali. Molti gli argomenti trattati e toccati, a partire dal primo capitolo dell’enciclica Laudato si’, intitolato appunto Quello che sta accadendo alla nostra casa; in questo primo capitolo papa Francesco fa sue le conclusioni della larga maggioranza della comunità scientifica sui rapporti causali tra inquinamento, cambiamenti climatici, perdita della biodiversità, inequità nell’accesso alle risorse e degrado sociale. Il prof. Tozzi ha sottolineato l’importanza di questa posizione: il Papa fa sue le conclusioni dei climatologi, traendone un’analisi e una proposta che per coraggio e lungimiranza sopravanzano quelle della più gran parte del mondo politico, imbrigliato in interessi particolari di breve termine.

Lo scienziato ha poi tratteggiato con abilità di divulgatore la genesi e le conseguenze del cosiddetto “effetto serra”, cui contribuisce in maniera determinante l’aumento della CO2 causato dalle autovetture, dall’industria e più ancora dall’allevamento, soprattutto intensivo. Tozzi ha evidenziato una certa arretratezza culturale del nostro Paese nell’ambito della consapevolezza dei problemi climatici, e ha puntato il dito contro gli enormi interessi economici legati a petrolio e carbone, che rallentano lo sviluppo e la diffusione di fonti energetiche rinnovabili (idrica, eolica, solare, geotermica) e di vettori alternativi (come l’idrogeno), e alimentano una vera e propria campagna di contro-informazione.

Nel confronto col moderatore sono poi stati toccati temi quali la posizione dell’Homo sapiens nel quadro dell’evoluzione biologica e dell’equilibrio ambientale, il valore della biodiversità, gli effetti dell’inurbamento, l’insostenibilità del modello economico della crescita illimitata. Il ricercatore ha poi offerto indicazioni pratiche, in gran parte riconducibili al valore, così evidenziato da papa Francesco, della sobrietà: riduzione dell’uso delle autovetture, della cementificazione, del consumo di acqua, carne, elettricità; e, simmetricamente, uso di tecnologie che favoriscano questi risparmi.

Una riflessione personale. Una certa parte del movimento ecologico tende a presentare l’uomo come una specie animale tra le tante, relativizzando gli elementi di una sua presunta superiorità. Se poi si eleva a criterio ultimo (più o meno esplicitamente) la conservazione del sistema-natura, l’uomo appare unicamente come il colpevole del degrado ambientale: le conseguenze distruttive dell’agire umano ne sentenziano l’inappellabile condanna. Ma proprio il parlare di responsabilità, di interessi, di colpe (mai di meriti, sembrerebbe), l’appellarsi a “valori in sé” (come quello della biodiversità), l’invitare a nuovi stili di vita dice l’ineliminabile consapevolezza che l’uomo ha della propria radicale diversità rispetto alla semplice natura: perché in natura non si danno buoni e cattivi. E nessuno si sognerebbe di richiamare un elefante alle proprie responsabilità.

Questo riduzionismo antropologico non è un buon servizio alla causa ecologica; come scrive papa Francesco citando Benedetto XVI, «non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia. Quando la persona umana vien considerata solo un essere in più tra gli altri, che deriva da un gioco del caso o da un determinismo fisico, “si corre il rischio che si affievolisca nelle persone la coscienza della propria responsabilità”».

di fra Andrea Alberto Dovio

 

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