MERCOLEDI della XXIV sett. del T.O S. GIUSEPPE DA COPERTINO, sacerdote I O. – MEMORIA (bianco)
mercoledì, 18 settembre 2019
Cenni sulla formazione della coscienza 23 Feb 2014

Da Romano Guardini al lessico di san Bonaventura

«Un teologo per tre papi», così è stato definito Romano Guardini dal prof. Silvano Zucal in occasione della presentazione del volume Bonaventura edito dalla Morcelliana in cui per la prima volta appaiono raccolti gli studi bonaventuriani del noto scrittore italo-tedesco. Organizzato dalla Facoltà di teologia della Pontificia Università Antonianum, tale incontro – in cui sono intervenuti anche Ilario Tolomio e p. Paolo Martinelli – ha evidenziato che lo studio delle opere di Bonaventura è all'origine del pensiero di Guardini che fu letteralmente affascinato dagli scritti del dottore francescano.

Sollecitati anche da tale appuntamento sempre la Facoltà di teologia della Pontificia Università Antonianum in Roma organizza per lunedì 24 febbraio 2014 alle ore 16,00 l'incontro Studiare il pensiero di san Bonaventura attraverso il suo linguaggio.

Nel corso della tavola rotonda moderata dal prof. Andrea Di Maio saranno toccati i contributi sui Lemmata christianorum curati dagli studiosi della Scuola di Lessicografia ed Ermeneutica fondata nel 1992 presso la Pontificia Università Gregoriana: "Doctrina" e "disciplina" in Agostino di Gaetano Piccolo; "Natura" e altri lemmi in Bonaventura di Bagnoregio di Andrea Di Maio; "Essai" in Montaigne e "méditation" in Cartesio di Sara Bianchini.

Cogliamo l'occasione per proporre un brano in cui Romano Guardini richiama l'importanza della formazione della coscienza affinché agisca rettamente (vedi anche il testo completo).

Il raccoglimento è proprio il vero luogo per la parola di Dio, la quale deve appunto essere ascoltata in silenzio e in adorazione, accolta nella quiete profonda del cuore. Perché la parola di Dio non è una semplice comunicazione, ma anche una forza generatrice di vita santa.

Il raccoglimento è la dimora per Iddio stesso.

Così possiamo fare la sera. Così anche al mattino.

Qui dieci minuti possono far molto. Tutto quello che si fa e si sopporta durante il giorno riceve l'impronta di tutt'altra fiducia e purezza, quando promana da un tal raccoglimento.

Così al mattino è bene riflettere: «Eccomi qui! Proprio io; con le mie forze; con la vigilanza del mio spirito; col calore e con la prontezza del mio cuore. Dio pure è qui presente. lo vengo da Lui ed ho la Sua grazia in me. La Sua chiamata alla santità mi incalza nel mio interno, perché la traduca in atto... lo so che mi accadrà questo o quello... ed ora affronto la mia giornata armato di quella forza interiore. Voglio far bene la mia parte».

Poi, a sua volta, la sera, la resa dei conti innanzi al Bene vivente, al Dio Santo: «Come ho passato la giornata? Ho dato ascolto alla voce del bene? Vi ho corrisposto?»... Rendiconto, pentimento, rinnovamento del cuore... E poi abbandono totale nelle mani di Dio, che è il padrone di ogni riposo.

E sarà bene che anche durante la giornata si torni a prender contatto, di tanto in tanto, con l'ambito interiore, che si rinnova ogni mattina e ogni sera. Anteo, figlio della terra, era invincibile, perché, ogni qualvolta toccava la madre, acquistava nuove forze. Così è anche dello Spirito. Sia come un tocco leggero alle porte di quel mondo interiore; specialmente quando ci si imbatte in qualche cosa di difficile e di imbarazzante, che esige il massimo sforzo. Ciò porta ogni volta ad un rinnovamento del nostro slancio e delle nostre energie. 

"Altre cose di questo genere rimarrebbero ancor da dire. Tuttavia quanto si è detto potrà bastare. Tutto questo - e aggiungo a questo ancora ciò di cui abbiamo parlato al principio: l'interno e segreto processo di maturazione del nostro essere, l'incessante lavorio dell'esperienza, l'accettazione coraggiosa della vita quotidiana e di ciò che essa ci porta - tutto questo fa sbocciare a poco a poco dentro di noi il centro vitale; fa sì che lo spirito si rinvigorisca e compenetri tutto il nostro essere; che la cella interiore si apra, che il fondo del nostro io si rischiari; e l'energia si concentri e diventi efficace.

E così la «coscienza» diviene a poco a poco quello che deve essere secondo la sua essenza: la voce vivente della santità di Dio in noi.



Coscienza Formazione Romano Guardini San Bonaventura

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