VENERDÌ della XXXII sett. del T.O. FERIA (verde)
venerdì, 16 novembre 2018
Seconda serata del Triduo in preparazione al Transito 2016 02 Ott 2016

Dammi speranza certa

Seconda tappa del triduo intitolato “Dammi fede diritta, speranza certa, carità perfetta”, in preparazione alla SOLENNITÀ di SAN FRANCESCO. Questa sera la celebrazione è stata presieduta da padre Cesare Vaiani, frate minore, segretario generale della formazione agli studi. A lui il compito di aiutarci a comprendere il senso profondo della “speranza certa” che Francesco supplicava al Grande Elemosiniere.

Dopo aver ascoltato spezzoni della Prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi e della Compilatio Assisiensis, padre Cesare ha voluto commentare con sintesi e passione:

In questo triduo siamo guidati dalla “Preghiera al Crocifisso” che le fonti attribuiscono a Francesco:

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta, speranza certa,
carità perfetta e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen.

Fede, speranza e carità, tre virtù che la tradizione cristiana le chiama teologali, ovvero doni infusi di Dio, a differenza delle altre, dove l’impegno umano ha una rilevanza maggiore.

Tre virtù che però non sono tre cose diverse, ma tre prospettive differenti dell'unica relazione con Dio del cristiano. Accoglienza nella fede di Dio amore, che camminando nella speranza diventa azione concreta, ovvero carità.

Charles Peguy ne parlava come 3 sorelle, due sorelle grandi (fede e carità) che camminando conducono per mano la più piccola, la bambina (speranza), senza sapere che invece è lei che guida le altre.

Le trascina perché speranza parla di desiderio, tensione verso il futuro che illumina di senso la vita.

L’opposto della disperazione, simile alla depressione, e che tanto affligge il nostro tempo.

Per capire cose intende Francesco per speranza ci lasciamo aiutare dalle parole di San Paolo appena ascoltate.

Per lui solo i non cristiani, ovvero chi non conosce la risurrezione di Cristo, non hanno speranza.

Noi infatti crediamo che Gesù è morto e risuscitato. La risurrezione, nucleo della nostra fede, riguarda non solo Cristo, ma anche noi. Guardando a lui con fede possiamo credere che anche noi risorgeremo, contenuto pieno della speranza cristiana.

Nel frattempo siamo in attesa del ritorno del Signore, di cui tutto il nuovo testamento ne è denso.

Ritorno del Signore che però ormai è diventato “la fine del mondo”.

Da qualcosa di bello, gioioso, a qualcosa che mette paura.

Perché? Forse non ci teniamo così tanto a lui nella nostra esistenza quotidiana?

Allora la morte di Francesco ci può dire qualcosa della sua speranza, lui che di questa aveva riempito ogni suo gesto.

Gli scritti di Francesco lo vedono molto radicato nel presente, perché la venuta del Signore lo porta ad impegnarsi fin d’ora, per guadagnarsi il riposo eterno con il Suo amato.

Ricordiamo che quando parliamo di giudizio finale intendiamo manifestazione della verità delle cose, senza più maschere né coperture, di ciò che io sono, di ciò che ho deciso di essere davanti a Dio. Dio prenderà soltanto atto di ciò che abbiamo scelto di essere durante la nostra esistenza. Lui che rispetta la nostra libertà. Ed è proprio la possibilità dell’inferno che diventa il segno dell’immensa dignità che Dio ha per il mio libero arbitrio.

Il credente può allora guardare alla morte come Francesco, che in fin di vita canta questa nuova strofa del “Cantico delle creature”, in cui parla del giudizio in un inno di lode:

Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Parole estreme … come si può lodare Dio per la morte?

Una Grazia sicuramente, resa possibile solo dalla speranza nel Risorto.

Oggetto ultimo della speranza cristiana è la corona di gloria, insieme al Signore Gesù.

Perché, in sintesi, l’oggetto ultimo della speranza, della fede e della carità è Dio stesso e il dimorare in Lui.

Lui che è fede, speranza e carità, come prega a La Verna Francesco nelle “Lodi a Dio Altissimo

Che il Signore riempia il nostro cuore di queste tre virtù per farci fare della nostra stessa vita una suprema restituzione a Dio di ciò che abbiamo ricevuto, la vita e poter benedire il Padre delle Misericordie, come recita l’ultima strofa del Cantico:

Laudate et benedicete mi' Signore'
et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.



Cesare Vaiani Speranza Transito di San Francesco Triduo

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