VENERDÌ della XXXII sett. del T.O. FERIA (verde)
venerdì, 16 novembre 2018
Novena dell’Immacolata alla Porziuncola: 8^ serata 06 Dic 2016

Dio riscatta il tuo dolore

Non sono finiti i tempi di Nerone,
la carne cristiana straziata dai leoni
ancora oggi grida.

Nemmeno oggi amare Dio è un diritto,
o santi martiri, sangue di innocenti,
mi duole il cuore dalle notizie recenti.

Piango per voi
che avete pregato per la pace
e siete morti per la crudeltà delle mani feroci.

Quanto ancora dobbiamo aspettare
la tua gloria, Gesù, che verso il cielo sale.

Vieni a prenderci, Signore.

Di noi abbi pietà, vieni Signore Gesù, Maràna tha.

Con queste parole una giovane scrittrice ha voluto gridare il male che vedeva nel mondo. P. Giuseppe le ha riprese per introdurre l’ottava meditazione in questo percorso giunto quasi al termine che, Vespro dopo Vespro, ci ha permesso di contemplare la Vergine Maria e le grandi cose che Dio ha compiuto in lei. Ma anche come lei ha permesso alla grazia di Dio di operare, modello perciò per ciascuno di noi.

Guardando a Maria possiamo anche noi trarne indicazioni e stimolo per percorrere la Via, che è il Figlio suo Gesù Cristo. Oggi p. Giuseppe affronta il tema del dolore, del male e della morte, entrata nel mondo – secondo Genesi – a causa del peccato cosiddetto “originale”.

P. Giuseppe ha mostrato, come emerge dai Vangeli, che anche Maria e Gesù hanno bevuto questo calice di dolore. Indice, questo, di quanto Dio si sia fatto solidale con l’umanità perché, in Gesù, Dio sa cosa vuol dire soffrire e morire.

Nemmeno a Maria è stato risparmiato il dolore. A lei, collaboratrice dell’opera di redenzione del Figlio, fin dall’inizio era stato profetizzato quel dolore che poi prese forma compiuta sotto la croce quando pianse la perdita del frutto del suo grembo.

Nonostante il peccato Dio non ha dimenticato i suoi figli, e sulla croce fa suo il nostro dolore, divenendo causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono. L’umanità va rieducata all’obbedienza alla volontà di Dio che Adamo ed Eva, ed in loro tutti noi, rigettarono. Sotto la croce abbiamo il nuovo Adamo e la nuova Eva che mostrano fino a dove arriva l’offerta della vita quando si ama.

Cosa che rende noi uomini nuovi se accogliamo il Dono che, innanzitutto, Dio fa a noi. È accaduto così per il vescovo Oscar Romero: “Il martirio è una grazia di Dio che non credo di meritare. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, il mio sangue sia seme di libertà e segno che la speranza sarà presto realtà” ed Edith Stein (Santa Elisabetta della Croce): “la sofferenza riparatrice, accettata volontariamente, è ciò che in realtà più profondamente unisce al Signore”.

Dio riscatta il tuo dolore, se tu a Lui lo offri e con Lui lo vivi. Allora il dolore non ti deprime ma attraverso quello ti si apre davanti una via di santità. Il cristiano è colui che, come Maria, offre tutto se stesso.

P. Giuseppe ha poi concluso con un altro testo di Edith Stein, ancora una preghiera a Maria:

Madre mia, amatissima,
a te il Signore ha affidato i misteri del Regno,
sei madre del suo mistico corpo.

Il tuo sguardo abbraccia tutti i tempi,
tu conosci ogni membro e i suoi compiti mentre lo guidi.

Ti ringrazio d’avermi chiamata
ancor prima di sapere che da te viene la vocazione religiosa.

Che cosa sarà di me?

Non lo so.
Ma considero una grande grazia e non meritata
d’avermi eletta a essere tuo strumento.

Vorrei abbandonarmi, docilmente, nelle tue mani,
come attrezzo obbediente.

Confido in te.
Sei tu che renderai utile l’ottuso strumento.

Amen



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