SABATO della XIX sett. del T.O. FERIA (verde)
sabato, 18 agosto 2018
E mi è venuto a trovare! 13 Nov 2016

Ero carcerato…

Durante la mia vita ho vissuto la fede attraverso tutte le strade possibili, sono cresciuto in una famiglia religiosa e fino a diciotto anni di età ho dovuto accompagnare mia mamma alla Messa domenicale. Questo nonostante io rifiutassi ogni rapporto con Dio, anche per reazione al fatto che a dodici anni ero rimasto senza padre, stroncato da una malattia!

Quando poi a ventitré anni è venuta a mancare pure mamma, sono rimasto convinto delle mie ragioni e il problema della fede mi è diventato lontano, trascinato via dalle difficoltà della vita e delle varie tribolazioni. Il tempo cura le ferite, si dice; in realtà sopra le vecchie se ne formano sempre delle nuove e le mie risposte pian piano si sono riavvicinate a considerare la possibile esistenza di qualche cosa sopra di noi. Ad ogni modo mi ero trovato una brava donna, avevo avuto due belle figlie e tutto sarebbe stato bello, ma è venuto fuori un serio problema con la “giustizia” che pur con la sua lentezza mi ha portato a dover trascorrere una pena in carcere. Dopo i primi giorni a Capanne (la Casa Circondariale di Perugia), sono stato trasferito al carcere di Terni ed è stato là che ho incontrato padre Rino Morelli, cappellano della struttura.

Il primo colloquio l’ho chiesi io perché avevo necessità di avvisare mia moglie del trasferimento con una telefonata, cosa che non fu possibile per il regolamento del carcere, ma venni convinto a partecipare alla liturgia della domenica (in realtà era un sabato, alle 14.30). Magari qualcuno penserà alla solita suggestione dovuta alle circostanze difficili che si possono avere in carcere e, certo, la sofferenza ci predispone; fatto sta che il Vangelo e tutta la Liturgia della Parola di quel giorno sembravano conciliarsi in pieno per darmi conforto, ma di più per darmi speranza in un momento così lacerante. Avevo fatto solo un piccolo passo, non avevo chiuso il cuore e Dio mi stava venendo incontro!

Da allora, seguito santamente da p. Rino, ho iniziato (bontà sua, visto che sono un fedele poco affidabile!) la mia relazione di amicizia con Gesù; il mio cammino, la mia relazione con il Signore, con la Divina Misericordia, si sono sviluppati sempre di più, con alti e bassi e, come tutte le cose, c’è stato bisogno di tempo perché potessero crescere. Il cammino si è alimentato di preghiera, di riflessione sul passato e di meditazione sul presente della vita. Ho compreso che affidandomi a Dio potevo trovare un aiuto, non nel senso di eliminare il dolore della vita, ma nella consapevolezza di avere sempre Lui vicino, in particolare quando la sofferenza si affaccia alla vita.

Dio è “qua” con me, condivide lo “scandalo della sofferenza”, anzi ci ama a tal punto da incarnarsi in un corpo per essere come noi, con noi. Per offrirci la sua Misericordia e il suo immenso amore, ha accettato il supplizio della croce. San Francesco trovava “perfetta letizia” nel riuscire a patire con pazienza e allegria. Per lui il riuscire a vincere se stessi è la maggior virtù che compete all’uomo perché lo avvicina alla croce di Cristo, il suggello dell’amore di Dio per noi!

Durante il mio periodo di carcerazione ho avuto anche la grazia di sentire Gesù molto, ma molto vicino, fino ad abbracciarlo e aver la consolazione di assaporare un millesimo di secondo di quella beatitudine in cui speriamo. Il cammino è difficile e bisogna seguire Gesù, via, verità e vita e occorre avere una immensa, sconfinata misericordia. Molte altre cose avrei da raccontare, ma termino con un grande grazie a p. Rino, mio pescatore.

In MISERICORDIA IO VOGLIO, di Giuliano Idoni
dal n. 1/2016 della Rivista Porziuncola



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