LUNEDÌ fra l’Ottava di Pasqua (bianco)
lunedì, 22 aprile 2019
Omelia del Min. Prov. fr Bruno Ottavi 08 Lug 2012

Festa di Sant’Antonino – Trevi, 7 luglio 2012

Letture: Ebrei 10,32-36; Luca 12,1-9

Carissimi fratelli e sorelle, celebrare oggi la festa di S. Antonino Fantosati non è semplicemente fare il ricordo di un santo francescano, martire, che ha dato la sua vita per Cristo in terre lontane 112 anni fa, ma oggi per noi deve essere soprattutto l’occasione per riaffermare la nostra fede nel Cristo morto e risorto: la stessa fede che ha ispirato tutta l’esistenza di Sant’Antonino, fino al dono della vita.

S. Francesco ci ricorda nella sua VI Ammonizione che occorre volgere il nostro sguardo verso il Signore che ha dato la sua vita per le sue pecore, cioè per noi e che alcuni lo hanno seguito nella tribolazione della croce e del martirio e quindi è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle.” Per questo oggi noi non vogliamo celebrare S. Antonino per raccontare semplicemente, ma vogliamo trarre un insegnamento e un esempio dalla sua vita e dalla sua morte.

Tra pochi mesi nella Chiesa universale si celebrerà l’Anno della Fede, un’occasione preziosa per poter conoscere maggiormente la nostra fede, per poterla annunziare alle persone che sono lontane da Gesù e professarla attraverso la nostra Carità, cioè quell’Amore che siamo chiamati a testimoniare ogni giorno nelle relazioni tra noi.

Sant’Antonino, qui a Trevi ha conosciuto ed accolto la fede nel Cristo morto e risorto: è il primo passo che occorre fare per poter dire di essere cristiani. Non dobbiamo dare per scontato di essere cristiani e battezzati da tempo e quindi dire che abbiamo fede se non coltiviamo questa fede con la conoscenza e l’approfondimento; non basta il catechismo fatto da bambini, occorre crescere sempre più nella conoscenza della fede. Trovare ogni occasione per lasciarci modellare da questa fede; nella parrocchia cercare di non perdere tutte quelle occasioni che ci vengono presentate per poter crescere nella vita di fede. Non esiste età per poter dire: io non ho più bisogno di conoscere il Signore! Anzi, più diventiamo adulti o anziani, più abbiamo bisogno di conoscerlo, soprattutto in questo tempo di secolarizzazione e in questa società che ha dimenticato le basi essenziali della fede cristiana e che è spesso preda della fragilità morale e del dubbio della fede.

S. Antonino è stato un missionario che è partito da queste terre, da questo paese, spinto dall’Amore di Dio per gli uomini, spinto dallo Spirito di Gesù che continua ad inviare nel mondo intero i suoi discepoli per portare la Parola della Salvezza. Dopo aver conosciuto la fede ha voluto portarla a popolazioni che non la conoscevano: dopo aver scoperto la perla preziosa che è Cristo Gesù, ha voluto condividerla con i popoli della Cina. Questo è un esempio per tutti noi cristiani, sia sacerdoti o religiosi, ma  anche per i laici, occorre diventare degli annunciatori della fede con la parola e con la vita, in qualsiasi occasione e in qualsiasi luogo. Il Vangelo ce lo ha ricordato: Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

Benedetto XVI nella Lettera Apostolica che promulga l’Anno della Fede ci ricorda che: “Caritas Christi urget nos” (2Cor 5,14): è l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra (cfr Mt 28,19)… Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire meno. (Lett. Ap. Porta Fidei, 7) Un invito pressante a ciascuno di noi per diventare missionari, cioè annunciatori del Vangelo di Gesù anche per i vicini, non solo per i lontani, in quanto c’è l’esigenza di portare il Vangelo in ogni luogo, anche vicino a noi, anche nelle nostre famiglie o nei luoghi di lavoro, in ogni ambito della società.

Infine, sant’Antonino ha dato la sua vita per il Vangelo, non ha avuto paura di esporsi fino al martirio. Il Papa nella sua Lettera Apostolica “Porta Fidei” ci ricorda che:

In questo tempo dobbiamo tenere fisso lo sguardo su Gesù Cristo, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2): in lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano… In lui, morto e risorto per la nostra salvezza, trovano piena luce gli esempi di fede che hanno segnato questi duemila anni della nostra storia di salvezza…

Per fede i martiri donarono la loro vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori.

La caratteristica di un martire credo che possa essere riassunta in quelle parole della Lettera agli Ebrei che abbiamo ascoltato: dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa… Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di perseveranza, perché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso.

Per questo la vita di S. Antonino diventa “vita donata” attraverso il martirio, la forma estrema della testimonianza. La sua fede, il suo amore per Dio e per gli uomini vengono portati a compimento nel dono totale di se stesso. Antonino possiede quella “franchezza”, cioè quella forza dello Spirito che lo rende capace di donare la sua vita.

E’ la sintesi di una vita spesa nell’amore di Dio e dei fratelli. L’amore che abbiamo ricevuto da Dio diventa dono di amore. Per noi, oggi, significa perseverare nella nostra vocazione, qualunque essa sia, testimoniando l’amore di Dio in noi ai fratelli, nelle cose semplici e quotidiane.

Il Signore doni a noi la grazia di perseverare nel compito che ci ha affidato e per l’intercessione di Sant’Antonino ci doni la forza del martirio “quotidiano”, affinché il mondo creda nel suo Amore.



Antonino Fantosati Bruno Ottavi Ministro provinciale Omelia

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