SABATO della V sett. di Pasqua Feria (bianco)
sabato, 25 maggio 2019
Commemorazione mensile del Transito di San Francesco, di padre Stefano Orsi 03 Nov 2012

Francesco, un altro Cristo

La vita di Francesco è tutta orientata alla perfetta imitazione del Vangelo. Comprende l’amore di Dio davanti al crocifisso di San Damiano, accresce la sua fede di fronte al presepe di Greccio e le stimmate ricevute alla Verna lo conformano totalmente a Gesù.

Diventare un altro Cristo – “alter Cristus” – è per lui la più eccelsa nobiltà: «nient’altro desidera, e in nient’altro trova piacere e diletto all’infuori del Creatore, Redentore e Salvatore nostro».

La vita del Salvatore, diventa nel Poverello un’esperienza di amore concreto e vissuto, tanto che il suo primo biografo – Tommaso da Celano – può scrivere: «I frati che vissero con lui sanno molto bene come ogni giorno, anzi, ogni momento affiorasse sulle labbra il ricordo di Cristo, con quanta soavità e dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva con lui. La bocca parlava per l’abbondanza dei santi affetti del cuore e quella sorgente di illuminato amore che lo riempiva dentro, traboccava anche al di fuori. Era davvero molto occupato con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù sulle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le sue membra… Perciò fu insignito gloriosamente più di ogni altro della immagine di lui».

Egli comprende che la croce è la più eloquente manifestazione dell’amore di Dio per l’uomo. Colui che ha risparmiato il figlio di Abramo, ha sacrificato il suo Figlio unigenito per noi. E il Figlio, facendo la volontà del Padre, si è immolato, versando il proprio sangue in una passione d’amore.

Francesco, nei primi tempi della sua conversione, andava solo «presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola, piangendo e lamentandosi ad alta voce; un certo uomo spirituale, udendolo, pensa che patisca qualche infermità o dolore e, mosso a pietà verso di lui, gli domanda perché pianga. Francesco risponde: “Piango la Passione del mio Signore Gesù Cristo, per la quale non mi debbo vergognare d’andare piangendo per tutto il mondo”. E quello incominciò a piangere ad alta voce con lui».

La storia umana è segnata dal’egoismo e per questo si continuano a scrivere pagine di dolore e di morte. Se invece scegliesse di vivere nell’amore, tutto cambierebbe e si scriverebbero pagine di bontà, di perdono, di giustizia e di pace.

«L’amore di Cristo ci spinge al pensiero che uno è morto per tutti… Perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro » (“Cor 5,14-15).

Per il santo di Assisi, l’amore è l’unica misura adeguata per valutare i suoi progressi in Cristo, l’unica garanzia della perseveranza nell’imitazione di lui. E anche noi siamo inviati a vivere nell’amore, liberandoci dal nostro egoismo con la forza dello Spirito Santo.

Dio vuol fare di noi degli “espropriati”; espropriati dell’io e dell’attaccamento alle cose del mondo per rinascere nella libertà. Come Francesco.

Davanti al crocifisso scopriamo il suo amore e osiamo affermare: “Ecco come Dio ci ama”; ma possiamo anche dire: “Ecco come Dio è degno di essere amato!”. Così possiamo comprendere il pianto irrefrenabile del Santo di Assisi sulla passione del Signore, tanto da farlo gridare: «L’Amore non è amato!».

Chiunque si avvicina a Cristo e si immerge in lui con la fede, conoscerà il senso della vita, il significato del mondo, il valore di tutte le cose.



Alter Christus Stefano Orsi

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