GIOVEDÌ della V sett. di Pasqua Feria (bianco)
giovedì, 23 maggio 2019
di fr Stefano Orsi, ofm 03 Feb 2013

Francesco… Mosso dallo Spirito Santo

Francesco è l’uomo che in modo particolare ha permesso allo Spirito di fare presso di lui la sua abitazione e dimora.

Poiché lo Spirito è dono, è necessario richiederlo al Padre attraverso la preghiera.

Dopo la conversione Francesco si è lasciato guidare unicamente dall’azione dello Spirito.

L’uomo non può nulla senza l’azione dello Spirito. Chi si affida a Dio è animato dallo Spirito e si comporta secondo gli insegnamenti di Gesù. Francesco pone Gesù al centro della sua vita. Seguendo le sue orme si comporta come Lui e invita i fratelli a fare altrettanto.

L’umiltà è la strada per seguire – più da vicino – il Figlio di Dio fatto uomo.

“Dio è Amore” e l’Amore è il primo dono, quello che contiene tutti gli altri. Questo amore, Dio l’ha “riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato”. Poiché noi siamo morti, o, almeno, feriti dal peccato, il primo effetto del dono dell’Amore è la remissione dei nostri peccati. E’ “la comunione dello Spirito Santo” che nella Chiesa ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato. Egli dona allora la “caparra”, o le “primizie” della nostra eredità; la vita stessa della Trinità Santa che consiste nell’Amore come egli ci ha amati.

Questo amore è il principio della vita nuova in Cristo, resa possibile dal fatto che abbiamo “forza dallo Spirito che i figli di Dio possono portare frutto”.

Colui che ci ha innestati sulla vera vite, fa si che portiamo “il frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. Lo Spirito è la nostra vita: quanto più rinunciamo a noi stessi, tanto più camminiamo secondo lo Spirito. Il Regno e la salvezza annunciati da Gesù si conquistano con una conversione radicale, cioè con un cambiamento profondo della mente e del cuore. Per essere perciò credibili è necessario cambiare stile di vita e vivere alla maniera di Gesù.

Dio chiamò l’uomo per renderlo suo collaboratore e gli affida un incarico, una missione da svolgere nella storia.

Il suo invito è rispettoso della libertà di ciascuno: “Se vuoi…” continua a proporre.

Dio nel grande amore pone gratuitamente lo sguardo sulla creatura e la trasforma in strumento di salvezza per il mondo intero. Dio ci ama e, nonostante tutte le nostre infedeltà, continua a plasmare testimoni del suo amore. Francesco ne è la grande prova.

Ogni conversione è certo possibile per dono e viene dall’alto. E tuttavia non si può rimanere passivi e inerti. La luce della fede è anche esito di un coinvolgimento che muove la persona e la ricerca.

Gesù che passa per la strada è sempre un dono inatteso e sorprendente, ma è necessario invocarlo, vincere le resistenze, farci condurre a lui e, infine, chiedergli ciò che lui non può negare: la luce di chi crede in pienezza.

Se gli occhi guardano la luce si riempiono di luce e tutto il volto è luminoso. Questa fu l’esperienza di Francesco. Trovandosi in questa desiderosa ricerca e disponibile apertura, egli un giorno passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Mosso dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Gli assisani guardando in faccia Francesco vedevano che la pelle del suo viso era raggiante.

Ogni cristiano deve lasciare trasparire dal suo volto qualche riflesso della luce di Dio. Poiché nel battesimo è diventato partecipe della stessa santità di Dio, gli è stato messo in cuore un tesoro di luce che chiede di essere cercato come segno del suo regno tra noi. Proprio il Vangelo paragona il regno dei cieli a un tesoro nascosto e a una perla di grande valore: esso comporta la fatica di scavare, la gioia di scoprire, l’audacia di acquistare, la costanza di cercare, la fede di trovare, il coraggio di rischiare, la disponibilità di lasciare e infine il cuore di possedere. Allora la bellezza del tesoro, la preziosità della perla diventano la luce del nostro volto, la luce del mondo. Così il credente non solo avvertirà ancora la presenza di Cristo, ma la sperimenterà in una maniera ancora più ineffabile, sentendo in sé anche la presenza di un personaggio che ha il preciso compito di esistere.

Il catechismo chiama tutto questo “grazia”, cioè la presenza di Dio dentro di noi per rendere santa e buona la nostra anima. La nostra vita diventa una specie di simbiosi, una vita associata: due vite in una. Noi diventiamo “Tempio di Dio”.

In quanto figli di Dio siamo creature dello Spirito Santo: “Questi è lo Spirito che dà la vita, è una sorgente di acqua zampillante per la vita eterna”. Infatti noi tutti, “siamo battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo”(1 Cor 12,13), “per formare un tempio santo del Signore…e divenire mediante lo Spirito, dimore di Dio”(Ef 2,21s). Lo Spirito Santo stesso abita in questo tempio (Rom 8,11) ed è dato a noi come pegno permanente (2 Cor 1,22), come caparra della nostra eredità (2 Cor 5,5).

Lo Spirito Santo però non se ne sta inattivo in noi ma agisce continuamente.

Francesco, “considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature per quanto piccole col nome di fratello o sorella: sapeva bene che tutte provenivano, come lui, da un unico Principio. Come descrivere il suo ineffabile amore per le creature di Dio  e con quanta dolcezza contemplava in esse la sapienza, la potenza e la bontà del Creatore?… O pietà semplice, o semplicità pia” (1 Cel 80).

Dobbiamo, dunque considerare con pio affetto la pietà di quest’uomo beato… Questa è veramente la pietà che stringendo in un solo patto d’amore tutte le creature, è utile a tutto, avendo la promessa della vita presente e della futura.

Lo Spirito Santo stesso ci indica le vie che portano alla salvezza. “La sapienza non entra in un’anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato” (Sap 1,8). E’ concessa soltanto ad un cuore “puro”. Francesco diceva:”O regina sapienza, il Signore ti salvi con la tua sorella la santa semplicità”(2 Cel 120).

Francesco ha posseduto il dono della sapienza di Dio in misura straordinaria. Da questo dono nasceva il suo perfetto distacco dalle cose create e il suo grande amore per la povertà.

Chi possiede le primizie dello Spirito conosce la propria debolezza. La grandiosità e la varietà dei doni dispensati non procurano nessuna superbia intorno alla capacità di chi è ricolmo di Spirito.

Francesco ha avuto un’intuizione profonda non tanto intellettuale quanto mistica di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, come “Spirito”, nel senso che la vita di Dio uno e trino è Spirito e dà Spirito. Dio è Spirito e lo Spirito è vita: è un a proposizione che esprime per Francesco la realtà primaria e fondamentale della vita spirituale.



San Francesco Spirito Santo Stefano Orsi

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