VENERDÌ della XXXII sett. del T.O. FERIA (verde)
venerdì, 16 novembre 2018
Cel. euc. di Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi 19 Giu 2016

Guarderanno a me, colui che hanno trafitto

La prima celebrazione eucaristica di questa XII domenica del tempo ordinario è stata presieduta da S.E.R. mons. Domenico Sorrentino – Arcivescovo – Vescovo di Assisi - Nocera Umbra – Gualdo Tadino. Nel suo indirizzo di saluto, il p. Guardiano ha espresso la gratitudine della nostra fraternità di San Damiano per il sostegno che il Vescovo ha dato fin da subito all’iniziativa della translatio, e per la sua presenza tra noi.

Mons. Sorrentino ha iniziato la sua omelia confidandoci paternamente il suo stupore dinanzi al desiderio che moltissimi, in questi giorni, hanno manifestato, di raccogliersi in preghiera dinanzi al volto del Crocifisso di San Damiano. Stupore, sì: perché esistono innumerevoli riproduzioni di questo Crocifisso (pensiamo sia il più riprodotto e conosciuto al mondo!), e il Crocifisso originale è quotidianamente accessibile nella cappella di S. Giorgio della Basilica di S. Chiara. Interrogandosi, dunque, su un così grande afflusso (anche notturno) di fedeli, il nostro Vescovo ha intuito che a muoverli è il desiderio di rivivere, personalmente, l’esperienza di Francesco, cioè il suo incontro, il suo dialogo con Gesù crocifisso e risorto; il desiderio di ascoltare, come Francesco, una parola da Gesù.

E la parola che oggi Gesù ci rivolge attraverso il Vangelo è una domanda: la domanda centrale di ogni esistenza, quella su cui gioca l’essere cristiani o no: “Ma voi, chi dite che io sia?” (Lc 9,20). Domanda sempre attuale: perché in molti riconoscono in Gesù di Nazaret un uomo di Dio, un profeta, un sapiente; molti lo ammirano, forse ne fanno un modello di vita. Ma la fede consiste nel riconoscere in Gesù il Messia e il Figlio di Dio, il Dio fatto uomo, l’uomo-Dio: il centro e il vertice della storia e dell’universo, l’unico salvatore, al quale siamo chiamati a consegnare noi stessi. E’ quanto ha fatto Francesco qui a San Damiano, invocando il Crocifisso risorto: “Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio!”.

Dalla fede in Gesù, nostro Dio e salvatore, scaturiscono le indicazioni della I e della II lettura. La prima lettura è tratta dal profeta Zaccaria: “Guarderanno a me, colui che hanno trafitto” (Zc 12,10). Sono le parole che Giovanni applicherà a Gesù Crocifisso. L’invito è anche per noi quello di fissare lo sguardo sul Crocifisso, che noi stessi abbiamo trafitto coi nostri peccati, perché nel nostro cuore sgorghino le sorgenti delle lacrime e dello Spirito Santo: le lacrime della compunzione, del pentimento, e lo Spirito dell’amore. E’ l’esperienza di Francesco, che uscendo trasformato dall’incontro di San Damiano, medita intensamente la Passione di Gesù, fino alle lacrime; e a chi gli chiede perché pianga, risponde: «Piango la Passione del mio Signore» (FF 1413).

La II lettura è tratta dalla Lettera ai Galati. Il Vescovo ha sottolineato l’espressione: “Vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27). Non può non tornare alla mente l’esempio di Francesco, che restituisce al padre Pietro di Bernardone non solo il danaro, ma anche i vestiti, e dichiara: «D'ora in poi voglio dire: "Padre nostro, che sei nei cieli", non più "padre mio Pietro di Bernardone"» (FF 1420).

Credere in Gesù, guardare a Lui, rivestirsi di Lui: Francesco e Chiara ci guidino in questa in questo cammino di sequela.



Crocifisso di San Damiano Domenico Sorrentino Trafitto

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