VI DOMENICA DI PASQUA (bianco)
domenica, 26 maggio 2019
10 Gen 2015

IL BEATO EGIDIO

Mostra una grande capacità di persuasione, dovuta alla sua semplicità e dolcezza

Il Beato Egidio nasce nel 1443 a Laurenzana, da genitori di umile condizione sociale. Al Battesimo gli viene imposto il nome di Bernardino. Da giovane frequenta molto le chiese, specialmente quella di S. Francesco. All’età di trent’anni entra nel locale Convento francescano. Da subito manifesta una santità lontana dal comune; ha uno spiccato senso per la spiritualità ascetica e contemplativa: molte volte, disturbato dai rumori dei curiosi o dei confratelli, si ritira nella grotta di una selva, in seguito da lui stesso convertita in cappella. Resta un semplice frate laico: non vuol diventare sacerdote, che considera un onore troppo grande per la sua persona. Prende il nome di Fra Egidio, per imitare la semplicità evangelica del compagno di san Francesco, Fra Egidio d’Assisi. Ricopre vari incarichi, sempre umili, di solito quelli che nessun altro frate voleva svolgere, dal cuoco al portinaio, dal sacrista, al giardiniere.

Da subito si rivela un frate dalle qualità eccezionali; mostra una grande capacità di persuasione, dovuta alla sua semplicità e dolcezza, che lascia intravedere il dono totale di sé, quale uomo mite e caritatevole verso l’altro. Conduce una vita molto austera per configurarsi sempre più a Cristo sofferente: sono frequenti i suoi digiuni (si racconta che il suo unico pasto fosse un tozzo di pane, spesso diviso con chi non poteva permetterselo) e le sue penitenze. Una vita che si snoda tra estasi e preghiera: si legge negli atti del processo di beatificazione che egli si sollevava due palmi da terra, e che venivano spesso gli uccelli a mangiare nel palmo della sua mano.

È autore di un avvenimento prodigioso, quale la guarigione del figlio del Conte di Potenza Guevara gravemente ammalato: il frate, giunto al capezzale del moribondo, tracciandogli un segno di croce sulla fronte, lo guarisce. Oltre queste sue doti di taumaturgo, di lui si ricordano anche doti profetiche: a molti predisse il giorno della loro morte o di altri eventi, che poi si confermarono essere veri.

Muore il 10 Gennaio del 1518, passando serenamente tra le braccia del Padre, mentre la comunità recita le preghiere del transito. Particolare curioso è che al momento della morte, le campane suonavano pur essendo ferme, cosa che accadde anche sei anni dopo, nel giorno della sua esumazione, per essere collocato in una nuova e più dignitosa sepoltura.

Subito dopo la sua morte moltitudini di popolo e numerosissimi fedeli, giungoro al Convento di Laurenzana da tutte le parti della Regione ed oltre, poiché la fama di santità che già avvolgeva la sua persona quando ancora era in vita, era aumentata sempre più nel corso degli anni.

Negli anni successivi alla sua morte verranno registrati innumerevoli prodigi e guarigioni associati alla sua intercessione, tanto da far suscitare nella pietà popolare da subito la sua proclamazione a “Santo”.

Leone XIII ne ha approvato il culto e confermato Beato in San Pietro il 24 Giugno del 1880.