LUNEDÌ della XV sett. del T.O. FERIA (verde)
lunedì, 16 luglio 2018
Dal Sinodo ... al SINODO 20 Giu 2015

Il desiderio di famiglia resta vivo

La famiglia al centro della sollecitudine della Chiesa: questa è stata la III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione” (5-19 ottobre 2014). Il prossimo anno, in ottobre, i Padri sinodali raccoglieranno le indicazioni che in questi mesi da tutto il mondo giungeranno loro sul documento prodotto dal sinodo straordinario e cercheranno di offrire al Santo Padre e alla Chiesa tutta, le indicazioni pastorali circa le nuove, spesso sofferte, condizioni in cui versa la famiglia oggi.

Come annunciare il Vangelo della Famiglia oggi?

La domanda sottesa in questo percorso è: come annunciare il vangelo della famiglia agli uomini e alle donne del nostro tempo? Come accompagnare coloro che vivono sofferenze a motivo di amori spezzati, di abbandoni, di vite raccorciate nella tristezza della solitudine? Il Papa ha chiesto ai Padri sinodali di affrontare con parresìa (franchezza) tutte le questioni che sono sul “tappeto”.

Per comprendere la portata dell’evento e le sfide che attendono la Chiesa, conviene leggere la “Relatio Synodi”, il documento finale dei lavori, ed esaminare, seppure in maniera sintetica e semplice, i punti fondamentali di questo documento che prepara, di fatto, l’aula sinodale dell’anno prossimo.

L’incipit dà il tono a tutto il documento. Potremmo sintetizzarlo con questa battuta: la famiglia non passa di moda. “Il Sinodo dei Vescovi riunito intorno al Papa rivolge il suo pensiero a tutte le famiglie del mondo con le loro gioie, le loro fatiche, le loro speranze. In particolare sente il dovere di ringraziare il Signore per la generosa fedeltà con cui tante famiglie cristiane rispondono alla loro vocazione e missione. Lo fanno con gioia e con fede anche quando il cammino familiare le pone dinanzi a ostacoli, incomprensioni e sofferenze. A queste famiglie va l’apprezzamento, il ringraziamento e l’incoraggiamento di tutta la Chiesa e di questo Sinodo” (n. 1) Infatti “nonostante i tanti segnali di crisi dell’istituto familiare nei vari contesti del “villaggio globale”, il desiderio di famiglia resta vivo” (n. 2).

La prima parte del documento è una lettura fenomenologica della realtà familiare nel tempo globalizzato. Soprattutto per l’occidente, i Padri rilevano che la solitudine costituisce una delle grandi povertà sociologiche, “frutto dell’assenza di Dio nella vita delle persone e della fragilità delle relazioni” (n. 6). Non è taciuta la crisi economica e una fiscalità pesante che scoraggia i giovani al matrimonio; così come l’abbandono che tante famiglie sperimentano “per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni” (ibidem). La piaga della poligamia in alcuni contesti religiosi, la sofferenza dei figli di famiglie spezzate, la vergogna del turismo sessuale. In questo contesto “la sfida per la Chiesa è di aiutare le coppie nella maturazione della dimensione emozionale e nello sviluppo affettivo attraverso la promozione del dialogo, della virtù e della fiducia nell’amore misericordioso di Dio. Il pieno impegno richiesto nel matrimonio cristiano può essere un forte antidoto alla tentazione di un individualismo egoistico (n. 9).

Cristo è il criterio del discernimento

La seconda parte offre il criterio che siamo chiamati ad avere per leggere la contemporaneità. Questo criterio è Cristo, con il suo insegnamento sul matrimonio e la sua indissolubilità, la sua presenza a Cana e, soprattutto, la scelta paradigmatica di vivere entro una famiglia (cf. 14). La tradizione della Chiesa ha sempre approfondito l’intelligenza del Vangelo (cf. nn. 17-22), ma la “verità e la bellezza della famiglia”, non deve far dimenticare “l’attenzione e la misericordia verso le famiglie ferite e fragili” (titolo ai nn. 23-26) perché la Chiesa “è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede” (n. 24). Così “verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. La grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano” (n. 24).

Famiglie e persone ferite

La parte terza si apre con un deciso incoraggiamento alle famiglie ad essere “esse stesse soggetti attivi della pastorale familiare” (n. 30) confidando nella grazia sacramentale che accompagna gli sposi (cf n. 31).

Una conversione alla missionarietà (cf n. 32), prediligendo il linguaggio della testimonianza: che la famiglia è bella deve essere visto (cf. nn. 33-38). Vi è poi introdotto e sviluppato, con molta delicatezza, il tema della fragilità in situazioni concrete. “Riconfermando con forza la fedeltà al Vangelo della famiglia e riconoscendo che separazione e divorzio sono sempre una ferita che provoca profonde sofferenze ai coniugi che li vivono e ai figli, i Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più ‘subite’ con sofferenza che scelte in piena libertà. Si tratta di situazioni diverse per fattori sia personali che culturali e socio-economici” (n. 45). Così vengono suggeriti cammini di riconciliazione e di mediazione attraverso centri di ascolto ad hoc nelle diocesi, per aiutare “coloro che hanno subito ingiustamente la separazione, il divorzio o l’abbandono, oppure sono stati costretti dai maltrattamenti del coniuge a rompere la convivenza” (n. 47). Spesso sono situazioni che possono essere chiarificate attraverso l’accertamento canonico circa la validità del matrimonio, accertamento che i Padri chiedono più snello e rapido, accessibile economicamente a tutti (cf n. 48). Per quanto concerne l’accesso alla comunione sacramentale da parte dei divorziati risposati, la Relatio Synodi riporta, in sintesi, le molteplici visioni teologiche emerse, aggiungendo però che “va ancora approfondita la questione” (n. 52). Circa l’unione tra persone che vivono un orientamento sessuale verso persone dello stesso sesso, il Sinodo ribadisce quanto già affermato dal Magistero, ovvero che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (n. 55). Relativamente a tale argomento, sembra trovarsi forse la presa di posizione più decisa del documento, là dove i padri affermano che “è del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso” (n. 56). La parte terza si chiude con una riflessione circa l’apertura alla vita in cui è ribadito l’insegnamento della Humanae vitae di Paolo VI, raccomandando altresì “un adeguato insegnamento circa i metodi naturali per la procreazione responsabile” (n. 58).

Ci sembra chiaro, nello scorrere del documento, che è stato il binomio carità e verità, fedeltà alla Tradizione vivente e fedeltà al concreto storico, ciò che ha ritmato l’intero dibattito, a imitazione dello scriba che trae dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove (cfr. Mt 13,52).

Nella libertà per edificare verità e misericordia

La conclusione della Relatio che merita essere riportata integralmente, indica decisamente questa direzione:

“Le riflessioni proposte, intendono porre questioni e indicare prospettive che dovranno essere maturate e precisate dalla riflessione delle Chiese locali nell’anno che ci separa dall’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi prevista per l’ottobre 2015, dedicata alla vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Non si tratta di decisioni prese né di prospettive facili. Tuttavia il cammino collegiale dei vescovi e il coinvolgimento dell’intero popolo di Dio sotto l’azione dello Spirito Santo, guardando al modello della Santa Famiglia, potranno guidarci a trovare vie di verità e di misericordia per tutti. È l’auspicio che sin dall’inizio dei nostri lavori Papa Francesco ci ha rivolto invitandoci al coraggio della fede e all’accoglienza umile e onesta della verità nella carità” (n. 62).

di Roberta Vinerba (pubblicato sul n. 1/2015 della Rivista Porziuncola)



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