GIOVEDÌ della V sett. di Pasqua Feria (bianco)
giovedì, 23 maggio 2019
Alla scoperta di un piccolo e antico convento dell’orvietano 02 Dic 2016

Il locus di Pantanelli

Ad una manciata di chilometri da Baschi, non lontano da Orvieto, si trova il luogo francescano di Sant’Angelo di Pantanelli nei pressi del Tevere, su di un colle, in un’ampia radura. È un eremo solitario, custodito ancora da intatto silenzio. Un’ antica tradizione, convalidata da documenti del 1235, fa risalire il luogo di Sant’Angelo a San Francesco d’Assisi.

Il luogo, da sempre detto di “Pantanelli”, era chiamato così a motivo della frequente presenza a valle, nei tempi di pioggia, di pantani che il fiume Tevere lasciava straripando, prima che fosse realizzato l’invaso del Lago di Corbara.

Al tempo di san Francesco nella nobile famiglia dei Baschi, sorse una lite tra fratelli per interessi economici. Si preannunziava uno spargimento di sangue e san Francesco, saputa la cosa, si recò nel luogo per sanare la discordia. Il Santo avvicinò con garbo i tre fratelli, parlando a lungo con ciascuno di loro e, con la forza disarmante delle sue parole, fece sì, con stupore di tutti, che si riconciliassero tra loro.

Ranieri, Buonconte e Ugolino, grati a san Francesco, decisero di comune accordo di donare al Santo un locus, sulla riva sinistra del Tevere, laddove nell’anno 1218, Ugolino aveva ferito, durante un duello, il fratello Ranieri. Nel luogo vi era un fortilizio per il controllo del castello di Corbara che apparteneva all’epoca alla famiglia dei Montemarte, di fazione guelfa, loro nemici. Interessante è il documento di donazione del luogo, datato al 5 del mese di giugno dell’anno 1235: “Il luogo dei frati che appartiene a Cristo è e deve rimanere comune a tutti e due, in nessuna maniera si deve dividere” (Atti di divisione tra Ugolino e Ranieri suo zio). In questo luogo, il poverello di Assisi sostò più volte durante le sue peregrinazioni lasciandovi i segni della sua presenza e il profumo delle sue virtù.

Si scende oggi al romitorio per un sentiero erboso, tra i filari delle vigne. In fondo al viottolo è la piccola chiesa incastonata in una serie di archi a tutto sesto. Essa è dedicata al principe della milizia celeste san Michele Arcangelo, che il santo amava e venerava particolarmente “perché ha il compito di presentare le anime a Dio”. La chiesetta, povera e devota, invita alla preghiera. All’interno, sopra l’unico altare, è un affresco con una crocifissione mutila attribuito al Pastura, allievo del Pintoricchio. A lato del Cristo sono la Vergine Maria e Giovanni il discepolo prediletto, abbracciato alla croce e san Francesco d’Assisi. Nella controfacciata è un dipinto su tavola di Piero Casentini: l’arcangelo Michele nell’atto di benedire Francesco che è genuflesso davanti a lui (2008).

A lato della chiesa sulla sinistra, è il conventino con un bel chiostro irregolare, arioso, cresciuto lungo i secoli, con la ingegnosa fantasia dei poveri. A lato di esso è il pozzo, mentre in un braccio del convento è stata inglobata la parte più al secolo tredicesimo, chiamata da sempre dormitorio di san Francesco. Bello, nella sua semplicità francescana, è il vasto refettorio bernardiniano con lunette dipinte con scene della vita di san Francesco e alcuni santi francescani, in gran parte ancora sotto scialbo.

Sotto il convento, a valle, non lontano dal fiume Tevere, su di un vasto spazio pianeggiante, si affaccia la Grotta di San Francesco, dove il santo amava ritirarsi, abbandonandosi alla contemplazione. Qui Francesco, riparandosi dalle intemperie, prendeva il suo breve riposo, come in un ritorno alla terra madre. Altri ricordi di san Francesco sono un grande elce piantato da lui, tuttora rigoglioso, e la fonte con un filo d’acqua limpida, che continua a fluire nella grotta del Santo. Sulla sponda del Tevere è lo scoglio dal quale Francesco predicava ai pesci.

Nel convento di Sant’Angelo, lungo i secoli della sua storia gloriosa, sono vissuti numerosi santi e beati della famiglia francescana, a cominciare da frate Jacopone da Todi, il celeberrimo poeta che qui scrisse laudi e poesie ispirate, colme di struggente bellezza, come lo Stabat Mater e O jubilo de core che fai cantar d’amor. Questo capolavoro lo compose dopo questo simpatico episodio: un amico regalò a frate Jacopone una coratella di agnello, poiché ne era ghiottissimo ed egli, invece di portarla in cucina, l’appese ad un chiodo nella sua cella, per mortificarsi, facendola imputridire. Di lì a poco il convento fu invaso da un gran fetore e i frati, scoperta la coratella, lo chiusero in una specie di prigione, nel convento. E mentre il grande poeta, nel buio della prigione, andava componendo la laude O jubilo de core, ricevette la visita di Cristo benedetto che lo consolò, mentre una soavissima fragranza, di paradisiaca dolcezza si andava diffondendo ovunque richiamando l’attenzione dei frati, che compresero quanto fosse grande la santità di frate Jacopone. E gli chiesero perdono per averlo così aspramente punito.

In FRANCESCO VIVENTE, di Gualtiero Bellucci
dal n. 1/2016 della Rivista Porziuncola



Convento Gualtiero Bellucci Orvieto Storia

Articoli correlati

20 Mag 2019

Quel che passa il convento

Ti invitiamo a cena a Santa Maria della Spineta!
02 Apr 2019

Niccolò IV il primo papa francescano (1288-92)

Maestro di teologia e successore di san Bonaventura alla guida dell’Ordine
27 Mar 2019

Un nuovo frammento di storia francescana

Il cardinale Angelo Rapaccioli e i Cappuccini
09 Mar 2019

Un albero, un angelo e un po' di pane

Alla scoperta della storia del Convento di Farneto
15 Feb 2019

Una perla di arte e storia

Alla scoperta del Museo della Porziuncola
12 Nov 2018

I frati minori della Porziuncola e i “depositi di Mendicità”

Evento coi frati della Porziuncola e l’Accademia Properziana del Subasio
17 Mag 2019

L'umiltà che conquista

Come il santo frate Bernardo d’Ascesi fu da santo Francesco mandato a Bologna, e là pres’egli luogo Imperò che santo Francesco e li suoi compagni erano da Dio chiamati ed eletti a portare col cuore e con l’operazioni, e a predicare con la lingua la croce di Cristo, egli pareano...