SABATO della XIX sett. del T.O. Feria (verde)
sabato, 17 agosto 2019
Nella cattedrale di San Rufino 04 Ott 2013

Incontro del Santo Padre con il clero di Assisi

Al clero, ai frati, alle suore e ai collaboratori, incontrati oggi pomeriggio a San Rufino, il Papa ha raccomandato l'ascolto della Parola, in linea proprio con il cammino che la Diocesi sta facendo in questi anni. Per Papa Francesco l'ascolto della Parola ci permette di essere meno ricchi di nostre parole, l'ascolto suscita la fede, tocca i cuori, abilita all'annuncio, educa e permette di educare, riscalda i cuori.

Inoltre il Papa ha ricordato ai pastori di camminare con il popolo affidato, stando a volte davanti per guidare, a volte in mezzo per incoraggiarlo e sostenerlo, a volte dietro per tenerlo unito.

Cari fratelli e sorelle della Comunità Diocesana,

vi ringrazio per la vostra accoglienza, sacerdoti, religiosi e religiose, laici impegnati nei consigli pastorali! Quanto sono necessari i consigli pastorali: un vescovo, un parroco non può... senza i consigli pastorali. Siamo nella Cattedrale! Qui si conserva il fonte battesimale dove san Francesco e santa Chiara furono battezzati, che in quel tempo si trovava nella Chiesa di Santa Maria. La memoria del Battesimo è importante! Il Battesimo è la nostra nascita come figli della Madre Chiesa. Io vorrei farvi una domanda: chi di voi sa qual'è il giorno del proprio Battesimo? Ora vi do un compito per casa: chiederlo ai vostri genitori... Un solo Spirito, un solo Battesimo, nella varietà dei carismi e dei ministeri. Che grande dono essere Chiesa, far parte del Popolo di Dio! Nell’armonia, nella comunione delle diversità, che è opera dello Spirito Santo, perché lo Spirito Santo “ipse harmonia est”!

Il Vescovo è custode di questa armonia. Per questo il Papa Benedetto ha voluto che l’attività pastorale nelle Basiliche papali francescane sia integrata in quella diocesana. Sono contento che stiate camminando bene su questa strada, con beneficio di tutti, collaborando insieme con serenità, e vi incoraggio a continuare. La Visita pastorale che si è da poco conclusa e il Sinodo diocesano che state per celebrare sono momenti forti di crescita per questa Chiesa, che Dio ha benedetto in modo particolare. La Chiesa cresce, ma non per fare proselitismo, ma per l'attrazione della testimonianza che diamo al Popolo di Dio.

Ora, brevemente, vorrei sottolineare alcuni aspetti della vostra vita di Comunità. Non voglio dirvi cose nuove, ma confermarvi in quelle più importanti, che caratterizzano il vostro cammino diocesano.

1. La prima cosa è ascoltare la Parola di Dio. La Chiesa è questo: la comunità che ascolta con fede e con amore il Signore che parla. Il piano pastorale che state vivendo insiste proprio su questa dimensione fondamentale. E’ la Parola di Dio che suscita la fede, la nutre, la rigenera. E’ la Parola che tocca i cuori, li converte a Dio e alla sua logica che è così diversa dalla nostra; è la Parola che rinnova continuamente le nostre comunità...

Penso che tutti possiamo migliorare un po’ su questo aspetto: diventare tutti più ascoltatori della Parola di Dio, per essere meno ricchi di nostre parole e più ricchi delle sue Parole. Penso al sacerdote, che ha il compito di predicare. Queste omelie interminabili, noiose, nelle quali non si capisce niente. Come può predicare se prima non ha ascoltato, nel silenzio, con il cuore? Penso al papà e alla mamma, che sono i primi educatori: come possono educare se la loro coscienza non è illuminata dalla Parola di Dio, se il loro modo di pensare e di agire non è guidato dalla parola, quale esempio possono dare ai figli? E penso ai catechisti, a tutti gli educatori: se il loro cuore non è riscaldato dalla Parola, come possono riscaldare i cuori degli altri, dei bambini, dei giovani, degli adulti? Non basta leggere le Sacre Scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse, bisogna essere antenne che ricevono, sintonizzate sulla Parola di Dio, bisogna essere antenne che ricevono per essere antenne che trasmettono! E’ lo Spirito di Dio che rende vive le Scritture, le fa comprendere in profondità, nel loro senso vero e pieno! Chiediamoci: che posto ha la Parola di Dio nella mia vita, la vita di ogni giorno? Sono sintonizzato su Dio o sulle tante parole di moda o su me stesso?

2. Il secondo aspetto è quello del camminare. E’ una delle parole che preferisco quando penso al cristiano e alla Chiesa. Ma per voi ha un senso particolare: state entrando nel Sinodo diocesano, e fare “sinodo” vuol dire camminare insieme. Penso che questa sia veramente l’esperienza più bella che viviamo: far parte di un popolo in cammino nella storia, insieme con il suo Signore, che cammina in mezzo a noi! Non siamo isolati, non camminiamo da soli, ma siamo parte dell’unico gregge di Cristo che cammina insieme.

Qui penso ancora a voi preti, e lasciate che mi metta anch’io con voi. Che cosa c’è di più bello per noi se non camminare con il nostro popolo? Lo ripeto spesso: camminare con il nostro popolo, a volte davanti, a volte in mezzo e a volte dietro: davanti, per guidare la comunità; in mezzo, per incoraggiarla e sostenerla; dietro, per tenerla unita, perché nessuno rimanga indietro e anche perché il popolo ha “fiuto” nel trovare nuove vie per il cammino, ha il “sensus fidei”. Che cosa c’è di più bello?

Ma la cosa più importante è camminare insieme, collaborando, aiutandosi a vicenda; chiedersi scusa, riconoscere i propri sbagli e chiedere perdono, ma anche accettare le scuse degli altri perdonando – quanto è importante questo! Alle volte penso agli sposi che dopo tanti anni si separano, dicendo "non ci vogliamo più bene", "ci siamo allontanati"... ed io penso che forse non si sono perdonati per tempo. Dico ai novelli sposi: litigate, tiratevi pure i piatti, ma non finite la giornata senza fare la pace. Camminare uniti, senza fughe in avanti, senza nostalgie del passato. E mentre si cammina si parla, ci si conosce, ci si racconta gli uni agli altri, si cresce nell’essere famiglia. Qui chiediamoci: come camminiamo? Come cammina la nostra realtà diocesana? Cammina insieme? E che cosa faccio io perché essa cammini veramente insieme?

3. Dunque: ascoltare, camminare, e il terzo aspetto è quello missionario: annunciare fino nelle periferie. Anche questo l’ho preso da voi, dai vostri progetti pastorali. Ma voglio sottolinearlo, anche perché è un elemento che ho vissuto molto quando ero a Buenos Aires: l’importanza di uscire per andare incontro all’altro, nelle periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone, situazioni di vita.

Quali sono le vostre periferie? Proviamo a pensarci. Domandiamoci quali sono le periferie in questa Diocesi. Certamente, in un primo senso, sono le zone della Diocesi che rischiano di essere ai margini, fuori dai fasci di luce dei riflettori. Ma sono anche persone, realtà umane di fatto emarginate, disprezzate. Sono persone che magari si trovano fisicamente vicine al “centro”, ma spiritualmente sono lontane.

Non abbiate paura di uscire e andare incontro a queste persone, a queste situazioni. Non lasciatevi bloccare da pregiudizi, da abitudini, rigidità mentali o pastorali, dal “si è sempre fatto così!”. Ma si può andare alle periferie solo se si porta la Parola di Dio nel cuore e si cammina con la Chiesa, come san Francesco. Altrimenti portiamo noi stessi, e questo non è buono, non serve a nessuno! Non siamo noi che salviamo il mondo: è il Signore!

Ecco, cari amici, non vi ho dato ricette nuove. Non le ho, e non credete a chi dice di averle. Ma ho trovato nel cammino della vostra Chiesa aspetti belli e importanti che vanno fatti crescere e voglio confermarvi in essi. Ascoltare la Parola, camminare insieme in fraternità, annunciare il Vangelo nelle periferie! Il Signore vi benedica, la Madonna vi protegga, e san Francesco vi aiuti tutti a vivere la gioia di essere discepoli del Signore!



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