SS. TRINITÀ SOLENNITÀ (bianco)
domenica, 27 maggio 2018
Il triduo all’Eremo delle Carceri 04 Ott 2015

L’attualità della Misericordia in Francesco d’Assisi

Da mercoledì 30 settembre a venerdì 2 ottobre all’Eremo delle Carceri la comunità francescana si è preparata all’imminente solennità di s. Francesco proponendo tre riflessioni sul tema “Francesco e la misericordia”. Nel luogo in cui il Santo di Assisi ha coltivato la vita spirituale nutrendo la relazione filiale con Dio Padre, i frati e le suore dell’Eremo custodiscono uno spazio di silenzio dove poter tornare alle fonti del carisma delle origini. Dato l’imminente apertura dell’anno della misericordia (8 dicembre 2015), le meditazioni si sono concentrate su come Francesco riconoscesse la misericordia di Dio Padre nei tre aspetti della Creazione, della Redenzione e della Chiesa (Cf. FF 69).

Nella prima serata fra Andrea ha messo in luce come la misericordia sia l’atteggiamento di Dio che più emerge nella coscienza del popolo di Israele durante la storia della salvezza: è bontà, benevolenza, compassione e pietà con le caratteristiche della fedeltà e dell’eternità. Tutto questo si fa carne in Cristo. Quando Francesco d’Assisi sperimenta la misericordia di Dio personalmente, sceglie di non separarsene più decidendo di cambiare vita e imparando progressivamente a riconoscere l’amore di Dio in ogni cosa, anche nella Creazione. Per Francesco dunque la Creazione è ben più della Natura: nel Creato egli riconosce non solo la bellezza intrinseca di ogni singola parte (la Natura), ma soprattutto il messaggio di amore che Dio Padre vi ha inscritto (Cf. FF 263). Come Gesù anche Francesco dunque sperimenta la docilità e la partecipazione al progetto d’amore che Dio Padre ha per tutto il mondo, ma lo fa secondo le specifiche della fraternità e del sine proprio, che sono lo spazio liberato per accogliere la provvidenza amorevole di Dio. San Francesco è un uomo riconciliato che partecipa della relazione filiale col Padre e giunge a vivere quella stessa ecologia integrale che papa Francesco propone ad ogni uomo e ad ogni cristiano (Cf. FF 1818). La Chiesa e ogni cristiano è chiamato ad acquisire questo sguardo contemplativo sulla realtà. Ancor più, ogni cristiano può adoperarsi per collaborare, come affermava Teilhard de Chardin, a una liturgia cosmica in cui tutto il creato diventerà ostia vivente.

Nella seconda serata fra Valerio ha riflettuto su come Francesco riconosca la misericordia di Dio nella Redenzione operata dal Figlio. In Ef 2, 4-10 san Paolo afferma che l’amore di Dio si è fatto concretezza nella salvezza che scaturisce da Gesù. Per grazia infatti siamo stati salvati, e noi gratuitamente possiamo fare della nostra vita un rendimento di grazie. Nella nostra fragilità abbiamo però bisogno di fissare lo sguardo sulla misericordia del Padre nel Figlio Gesù che si è fatto obbediente fino a dare la vita per noi e a morire in croce. Così Francesco d’Assisi impara a contemplare il mistero del Figlio che si è fatto uomo e sperimenta nella fraternità il luogo in cui condividere con Gesù il Mistero Pasquale. Nella bolla di indizione dell’anno della Misericordia “Misericordiae Vultus”, papa Francesco ricorda che Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio. Da questa consapevolezza, che san Francesco aveva profondamente radicata, scaturisce la sua fervida devozione per il Redentore (FF 69), per la Parola (FF 43), per l’Incarnazione (FF 64), per il Nome di Gesù (FF 215) e per le chiese (FF 1068).

Nella terza serata fra Marco ha sviluppato il tema della misericordia nella Chiesa a partire dalla lettura breve dei vespri della memoria degli angeli custodi (Ap 8, 3-4). La misericordia di Dio insita nella Creazione e contrattasi nella carne di Gesù, si fa mistero vivente nel popolo che è la Chiesa. Essa diventa quindi lo spazio dove poter fare esperienza della misericordia di Dio, della guarigione e della liberazione operate dal Risorto. Ogni cristiano è chiamato a riconoscere il corpo di Cristo non solo nell’ostia consacrata ma nel suo corpo mistico che è la Chiesa, costituita dalla concretezza delle relazioni di carità tra le sue membra. Eppure proprio questo sembra essere di scandalo, perché la chiesa ci appare talvolta peccatrice, limitata, incoerente e non amabile. Eppure uno sguardo spirituale saprà svelare come la debolezza e il peccato siano i luoghi nei quali l’amore di Dio può risplendere ancora di più, “perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi” (2 Cor 4, 7). Anche Francesco sperimenta che proprio nella miseria Dio si manifesta. Mentre le varie biografie mettono l’accento sulla dimensione religiosa della conversione di Francesco (l’ascolto della Parola in FF 356, il Dialogo col crocefisso di s. Damiano in FF 593), nel Testamento (FF 110) il santo stesso fa risalire all’abbraccio col lebbroso la scintilla della sua conversione. E nutrirà sempre un tale amore per la chiesa da arrivare a testimoniare l’amore dovuto anche ai sacerdoti poverelli, peccatori o incoerenti, consapevole che non esiste amore a Dio che non sfoci nell’amore ai fratelli.

Persuasa che Francesco sia un santo che ha ancora molto da condividere e da insegnare a chi si voglia incamminare nella sequela di Gesù, la comunità francescana dell’Eremo si unisce alla Chiesa tutta per festeggiare e imitare il nostro Padre Serafico.



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