MERCOLEDÌ della XXXII sett. del T.O. Ss. NICOLA TAVELIC’ e COMPAGNI, martiri I O. – MEMORIA (rosso)
mercoledì, 14 novembre 2018
Celebrazione eucaristica nella Festa del Cantico 11 Set 2016

La consegna di Francesco

«Laudate e benedicete mi’ Signore, et rengratiate et serviateli cum grande humilitate»: questa è la consegna di Francesco che p. Claudio Durighetto ha voluto affidare ai fedeli al termine della solenne celebrazione eucaristica che ha presieduto questa mattina a San Damiano, in occasione della 52° edizione della Festa del Cantico. Proprio qui, a San Damiano, nei primi mesi del 1225 frate Francesco, già gravemente malato e segnato dalle stigmate della passione del Signore, compose il celeberrimo Cantico delle creature.

La celebrazione eucaristica è iniziata nel Giardino del Cantico, memoria del luogo in cui, accanto al monastero, le Povere dame approntarono una capanna per Francesco e i suoi compagni, che vi trascorsero 50 giorni. Dopo una breve monizione del celebrante, è stato proclamato il brano delle fonti francescane che racconta come Francesco compose il Cantico (Compilatio assisiensis 83 – FF 1615). Sul canto intonato dalla Corale Porziuncola e dai Laudesi Umbri (diretti da p. Maurizio Verde OFM e accompagnati all’organo dal M° Biagio Quaglino), l’assemblea si è poi portata processionalmente nella cappella Santa Maria.

Nella sua omelia (ascoltala), p. Claudio ha evidenziato come il Cantico non nasca in un’atmosfera romanticheggiante, idilliaca, ma in un momento particolarmente duro e penoso della vita di Francesco; la lode del Santo, dunque, non sgorga da una condizione umanamente appagante, ma da un’esperienza viva e profondissima dell’amore di Dio. Come si incontra questo amore? Le letture di questa XXIV Domenica del tempo ordinario (in particolare le meravigliose parabole della misericordia di Lc 15) indicano anzi tutto la via del perdono: «Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io» (1Tm 1, 15), proclama l’autore della Prima lettera a Timoteo.

Un’altra via è quella del dolore. Gesù, infatti, non solo si è fatto uomo, ma si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce: l’orrore della morte del peccatore inflitta al solo Giusto, l’unico totalmente innocente. Gesù si è fatto obbediente fino a questa morte  perché ogni uomo, anche nella sofferenza più atroce ed insensata, possa incontrarlo, averlo accanto a sè; possa sapere di non essere abbandonato da Dio, anzi possa riconoscere di essere amato senza misura. La gioia del Cantico è dunque una gioia pasquale, che passa attraverso il dolore sperimentando nella redenzione la potenza e l’amore di Dio. Solo da questa gioia pasquale nasce quell’autentica riconciliazione coi fratelli e col creato che tanto affascina l’uomo contemporaneo, anche non credente, quando si imbatte nella figura del Santo assisiate.

Nel corso della Festa del Cantico un segno tradizionale di questa riconciliazione si ha nel momento dell’offertorio, quando gli abitanti del vicinato di san Damiano portano all’altare ceste di frutta, fiori, pane, torte: “frutti della terra e del nostro lavoro”, insegna la liturgia; frutto di una ritrovata armonia tra l’uomo e la Madre terra, tanto diversa dallo sfruttamento selvaggio, egoistico e irresponsabile denunciato con vigore da papa Francesco nella sua ultima enciclica Laudato si’.

E’ l’uomo riconciliato, infine, che può accogliere la consegna di Francesco: il suo invito a lodare e benedire il Signore, a ringraziarlo e servirlo con grande umiltà, nella vita di ogni giorno.



Cantico delle Creature Celebrazione eucaristica Claudio Durighetto Festa Omelia

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