VENERDI della XXIV sett. del T.O. SS. ANDREA KIM TAE-GŎN e compagni, martiri – MEMORIA (rosso)
venerdì, 20 settembre 2019
Di p. Gianni Califano, Postulatore generale dell'Ordine dei Frati Minori 05 Giu 2014

La devozione al Sacro Cuore del b. Ludovico da Casoria

Nel numero 17 del giornale em>Nuova stagione della Diocesi di Napoli pubblicato l'11 maggio 2014 (cfr. allegato) vi è un ampio servizio dedicato a Maria Cristina di Savoia e il b. Ludovico da Casoria che sarà canonizzato il prossimo autunno.

Vi appare il prezioso contributo - proposto in questa pagina - del p. Gianni Califano, Postulatore generale dell'Ordine dei Frati Minori, in cui è descritta la devozione di p. Ludovico da Casoria al Sacro Cuore manifestata anche mediante la commissione di un quadro all'artista Antonio Ciseri (1880), riportata a lato.

Per un approfondimento cfr. La Vita del p. Ludovico da Casoria. Ristampa anastatica della biografia scritta dal cardinale Alfonso Capecelatro, Velar, Gorle 2013.

P. Ludovico è ritenuto, con Caterina Volpicelli, il promotore a Napoli ed altrove della devozione al SS. Cuore di Gesù. Insieme alla Volpicelli, egli fece del Cuore di Gesù l’anima di tutte le sue devozioni. Furono due anime che vissero in comunanza d’ideali, le cui linee di convergenza erano orientate verso il Cuore di Gesù. Vi sono nella vita di P. Ludovico e di Caterina Volpicelli persone e luoghi che lasciano pensare ad un piano divino che ha creato delle affinità tra i due, quasi a volerli mettere in contatto per far risaltare il lavoro della Grazia tra i due.

La Provvidenza mise sulla strada di ambedue Margherita Salatino, donna di santa vita, che fu la “maestrina” dalla quale la Volpicelli fu piamente educata da quando, all’età di 7 anni, nel 1846, fu messa, nel Real Educandato Femminile di S. Marcellino di Napoli, uno dei più quotati del tempo. La Volpicelli vi stette sino al 1815. Ella rimase affettivamente e sentimentalmente attaccata per tutta la vita alla sua educatrice. I sentimenti di stima e di affezione che aveva Caterina verso la Salatino erano condivisi da P. Ludovico che la considerava il suo braccio destro nella conduzione dell’Istituto delle Elisabettine (Bigie). Le fece “Madre Maggiore” della novella Congregazione, lasciandola libera di svolgere serenamente e autonomamente il suo compito.

Un altro appuntamento a queste due grandi anime la Provvidenza lo diede a proposito delle Sacramentine di via S. Giuseppe dei Ruffi di Napoli. Nella loro Chiesa P. Ludovico ricevette il famoso “lavacro”, che mutò totalmente la sua vita, trasformando il “mediocre” sacerdote e religioso francescano nell’Apostolo della Carità, compassionevole delle miserie umane, che si china misericordioso sulle necessità dei fratelli. Con le Sacramentine di S. Giuseppe dei Ruffi ebbe legami anche la Volpicelli, che, in un momento di prostrazione fisica e psichica, entrò, nel 1859, addirittura tra Perpetue Adoratrici. Vi stette in prova appena sei mesi e ventiquattro giorni, perché fu costretta ad uscirne a causa di una grave forma bronchiale, che, unita ad emottisi ed altre infermità, l’indussero, il 23 dicembre 1859, ad abbandonare quel monastero.

Un’altra figura di convergenza fra i due fu il maestro Gennaro Parisi, uno dei migliori rappresentanti della musica sacra nel panorama musicale napoletano dell’Ottocento. Il maestro fu fatto terziario, con tutta la sua famiglia, da P. Ludovico. A lui il Padre indirizzò una lettera; in essa gli chiedeva che il figlio Filippo, nel quale P. Ludovico aveva messo tante speranze per la riforma e l’aggiornamento della musica sacra in Italia, potesse fare lezione di musica “per spirituale profitto e ancora di consolazione e sollievo al prossimo e specialmente agli infermi del Primo e Terz’ordine serafico”. Al maestro Gennaro Parisi Caterina Volpicelli, che aveva delle spiccate propensioni musicali, fu affidata dai genitori per affidarne l’educazione musicale, una volta uscita dal collegio. Caterina ebbe il primo incontro con P. Ludovico il 19 settembre 1855. Ella si era recata a “La Palma” con delle signore amiche per conoscerlo e rendersi conto dell’Opera dei“Moretti”. I rapporti di P. Ludovico con Caterina Volpicelli, tuttavia, furono improntati a grande riserbo e circospezione. Egli non fu né il suo confessore né il suo padre spirituale. Si considerava soltanto “il primo amico della sua famiglia” e, come tale, l’incoraggiò a camminare per la propria strada. Influì su di lei convincendola ad abbandonare il secolo e ad iscriversi al Terz’Ordine Francescano, fatto che ella considerò come “un tratto singolare di grazia preveniente, di carità e di predilezione del Sacro Cuore innamorato dalle miserie della sua serva”. P. Ludovico stava dietro le quinte, pronto ad intervenire al momento giusto. Così un giorno, in cui la Caterina era turbata sul suo futuro, le disse: “Caterina, il mondo ti attira, ma Dio la vince”, e un’altra volta quandola vide intenta a studiare, mettendovi gran parte di se stessa, esclamò: “Caterina, verrà giorno in cui chiuderai i libri e Gesù ti aprirà il suo Cuore, ove la prima pagina, la seconda e tutte le altre poi non dicono che amore, amore, amore!”.

La giovane donna era tutta “infiammata di desideri francescani”. A tener vivi ed accrescere questi desideri contribuì in modo determinante P. Ludovico, che, nella corrispondenza a lei diretta, non manca di additarle il Cuore trafitto di Gesù, alla sequela del crocifisso Francesco, cioè una devozione fondata sulla passione e sui dolori di Gesù, senza alternativa di gioie e consolazioni puramente umane. Tra i due, che pur marciavano su strade diverse (“Tu per una via - le diceva - io per un’altra”) vi fu stretta collaborazione. La cooperazione fra i due sfociò nell’iscrizione di Caterina e delle sue Ancelle al Terz’Ordine di S. Francesco e alla piena comunicazione dei beni spirituali tra le Ancelle e le Elisabettine, atto approvato sia dal cardinale arcivescovo di Napoli che dal Ministro generale OFM. Lo stesso p. Ludovico da Casoria compendiò in questo modo i suoi rapporti con Caterina Volpicelli figura di educatrice. “Tu fosti una delle mie prime terziarie francescane, io fui il primo amico dell’anima tua e delle tue aspirazioni: però fui sempre al mio posto e stetti sempre indietro, guardando che cosa voleva Gesù da te, senza entrare nelle vedute del Signore: e così siamo stati sempre uniti nelle opere del Signore. Tu per una via, io per un’altra, ma tutti e due finalmente ci siamo uniti in san Francesco, cioè nel Cuore di Gesù nel quale Francesco si aveva fatto una cella bellissima che era la fornace del suo amore serafico. Il Cuore di Gesù, è l’opera tua e mia”.



Gianni Califano Ludovico da Casoria Maria Cristina di Savoia Sacro Cuore

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