MERCOLEDI della XXIV sett. del T.O S. GIUSEPPE DA COPERTINO, sacerdote I O. – MEMORIA (bianco)
mercoledì, 18 settembre 2019
Festa liturgica fissata per il 31 gennaio, anniversario del suo dies natalis 18 Gen 2014

La liturgia per la beata Maria Cristina di Savoia

L’uso improprio dei termini non è questione soltanto di maggior o minore cultura, ma di saper “dare il nome proprio” alla realtà; l’assenza di ciò è motivo di confusione, nel senso proprio della parola, ossia che un aspetto viene “fuso-con” un altro che è diverso.

Ciò avviene spesso in riferimento al riconoscimento canonico della santità di un determinato personaggio. Infatti spesso si parla di santificazione, dimenticando se non proprio ignorando che quest’ultima è opera esclusiva dello Spirito Santo. Neppure il Papa può santificare qualcuno; al massimo come ogni fedele può lasciarsi santificare, ossia plasmare dallo Spirito Santo!

Diversamente riconoscere canonicamente la santità di una determinata persona – onde evitare abusi come purtroppo sono avvenuti nella storia, soprattutto verso la fine dle primo millennio - è proprio dell’ufficio del Papa che lo compie in duplice modo, ossia mediante un atto permissivo di culto pubblico locale – la cosiddetta beatificazione – e più solennemente con un atto prescrittivo per la Chiesa universale, ossia la canonizzazione.

Il 25 gennaio 2014 a Napoli vi sarà la beatificazione della regina Maria Cristina di Savoia la cui festa liturgica sarà il 31 gennaio, giorno anniversario della sua morte, o meglio il dies natalis, cioè il giorno della nascita al cielo. Per questo è stata preparata e approvata una liturgia propria consistente nella orazione, la lettura per l’ufficio liturgico e il relativo responsorio. Segue la traduzione italiana, mentre in allegato viene riportata - dopo la versione italiana - l’originale latino e infine una spiegazione della medesima.

 

Beata Maria Cristina di Savoia

Nacque a Cagliari nel 1812 da Vittorio Emanuele I e Maria Teresa d’Asburgo. Fin da fanciulla diede esempio di pietà, modestia e generosità. Nel 1832 sposò Ferdinando II di Borbone. Nella corte di Napoli, nel suo duplice stato di sposa e regina, fu consigliera saggia e prudente del re, vera madre dei poveri e degli ultimi. Ottenne la salvezza per molti condannati a morte e seppe farsi carico delle sofferenze del suo popolo per la cui promozione ideò ardite opere sociali. Il 31 gennaio 1836, pochi giorni dopo aver dato alla luce Francesco, l’atteso erede al trono, concluse la sua breve esistenza terrena tra l’unanime compianto della corte e del popolo.

Dal Comune delle sante: per una santa, con salmodia del giorno del Salterio.

Ufficio delle letture

Seconda lettura

Dai «Discorsi» di san Clemente di Alessandria.

(Quis dives salvetur, 13, 4 - 18, 1: SCh. 537, Paris 2011, pp. 134-144)

La vera ricchezza è la virtù dell’anima

Come si potrebbe dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, vestire chi è nudo e ospitare chi è senza tetto, se ciascuno si trovasse ad essere privo di tutte queste cose? Cristo, invece, è ospitato da Zaccheo, da Levi, da Matteo, ricchi e pubblicani, ed egli non li esorta a disfarsi delle ricchezze, ma ne prescrive un uso giusto, elimina quello ingiusto e annuncia: «Oggi la salvezza è per questa casa»; egli loda l’uso che si fa di esse ed esorta alla condivisione, aggiungendo di dare da bere a chi a sete, di dare pane a chi ha fame, di accogliere chi è senza tetto, di vestire chi è nudo.

Le ricchezze, dunque, potendo giovare al prossimo, non sono da rigettare, perché sono dei possessi quando sono possedute e vantaggi quando sono utili e predisposte da Dio a favore degli uomini, benché siano a loro disposizione e ad essi soggette come materia e strumenti, affinché quanti ne sono capaci ne facciano buon uso. Anche la ricchezza è uno strumento di questo tipo: la si può usare in modo giusto, e in tal caso è al tuo servizio per la giustizia; o la si può usare ingiustamente, e allora si manifesta come serva dell’ingiustizia. Essa, infatti, è per sua natura al servizio, non al comando.

Chi, dunque, getta via da sé l’abbondanza mondana può, tuttavia, restare ricco delle passioni, anche se non ha più la ricchezza materiale: infatti, la brama del mondo, operando come le è proprio, affanna il pensiero e lo molesta; e a nulla gli giova l’essersi fatto povero, se rimane ricco nel vizio e nella cupidigia. Bisogna, quindi, rinunciare non ai beni che, con il sostegno della sapienza, della sobrietà e della carità, possono essere utili, se uno ne conosce il retto uso, ma a quelli dannosi: l’attaccamento ad essi, infatti, porta morte e di esso è bene purificare ovvero rendere povera e nuda l’anima.

Pertanto, se chi ha ricchezze, oro, argento e case, quali doni di Dio, celebra con essi il Dio che glieli dà per la salvezza degli uomini ed è consapevole che possiede questi beni per i fratelli piuttosto che per se stesso, rendendosi in tal modo superiore al possesso di essi, non è schiavo dei beni che possiede, poiché non porta questi beni nella sua anima, né in essi definisce o circoscrive la sua vita; egli, invece, impegnandosi sempre in opere buone e divine ed essendo in grado di sopportare con animo lieto, anche la separazione dai propri beni, se un giorno dovesse restarne senza, al pari della loro abbondanza, costui è chiamato beato dal Signore e povero di spirito ed è già pronto per ricevere in eredità il regno dei cieli, non un ricco che senza il culto dei beni del mondo, è incapace di vivere.

Occorre, dunque, considerare con esattezza, l’esempio dei ricchi che difficilmente entreranno nel regno dei cieli: non è questo, infatti, il senso di quanto viene detto. La salvezza non si basa né sui beni esteriori, né sul fatto che esse siano molte o poche, piccole o grandi, gloriose o ingloriose, nobili o ignobili, ma sulla virtù dell’anima: fede, speranza, carità, amore fraterno, sapienza, mitezza, modestia e verità. Di tutto questo è premio la salvezza.

 

Responsorio cf. 2 Cor 9, 9. 11

R. Ha largheggiato, ha dato ai poveri. * La sua giustizia dura in eterno.

V. Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. 

R. La sua giustizia dura in eterno.

 

Orazione

O Dio, che nella scena di questo mondo hai ornato di sollecita e sapiente carità la beata Maria Cristina, perché contribuisse all’edificazione del tuo regno, concedi anche a noi, sul suo esempio e con la sua intercessione, di operare il bene attingendo alla vera ricchezza del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.



Liturgia Maria Cristina di Savoia Orazioni

Articoli correlati

08 Lug 2019

I sacramenti via privilegiata per incontrare Dio

Esercizi spirituali sulla Liturgia al Concento della Spineta, dal 2-8 settembre
04 Apr 2018

Rimanete in me

Corso di esercizi liturgico-spirituali sui Misteri della Luce
21 Gen 2018

Coniugare il buono con il bello

Nella sapienza dei santi come la beata Maria Cristina di Savoia
01 Nov 2017

Domanda e risposta sulla liturgia

La nuova rubrica del settimane La Voce
21 Ott 2017

Il mondo come “sacramento” della presenza di Dio

San Bonaventura riletto con Alexander Schmemann
24 Set 2017

Domenica: primo giorno della settimana

Ripartire dall’incontro con il Risorto
28 Ago 2019

Guatemala, anno Domini 1981

Padre Tullio Maruzzo – al secolo Marcello – sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori e Luis Obdulio Arroyo Navarro, il suo giovane catechista, dell’Ordine francescano secolare, uccisi insieme “in odium fidei” il primo luglio 1981 mentre tornavano in parrocchia dopo un incontro di catechesi.