MARTEDI della XXIV sett. del T.O. IMPRESSIONE DELLE STIMMATE DEL SERAFICO PADRE NOSTRO S. FRANCESCO - FESTA (bianco)
martedì, 17 settembre 2019
di fr. Cesare Vaiani ofm: contributo 1/4 21 Nov 2014

La Regalità di Cristo nel pensiero di Padre Agostino Gemelli

Il tema della Regalità di Cristo costituisce un interessante incrocio di tematiche teologiche e sociali nella riflessione teologica cattolica del Novecento. Per comprenderlo adeguatamente è essenziale uno sguardo al contesto storico nel quale si afferma anche ufficialmente la dottrina della Regalità di Cristo, sancita con l’enciclica Quas Primas (dicembre 1925). Proprio perché confluiscono elementi teologici e riferimenti alla nozione “sociale” di Regalità, risulta particolarmente importante uno sguardo al contesto.

Il regno sociale del Sacro Cuore

In tale sguardo assume una certa importanza l’emergere, nella seconda metà dell’Ottocento, della dottrina del “Regno sociale del Sacro Cuore”. Tale espressione ha una certa rilevanza anche per la nostra indagine, poiché il primo nome dato nel 1919 da p. Gemelli e da Armida Barelli al nascente Istituto femminile è proprio quello di “Terziarie francescane del Regno sociale del Sacro Cuore di Gesù”. Dopo la promulgazione dell’enciclica Quas Primas, il nome venne poi mutato nel 1928, per iniziativa di Pio XI, in “Missionarie della Regalità di nostro Signore Gesù Cristo”.

L’espressione “Regno sociale del Sacro Cuore” viene coniata, intorno al 1870, dal gesuita francese Henri Ramière, allora professore di filosofia del diritto all’università cattolica di Tolosa, ma soprattutto direttore dell’Apostolato della Preghiera e del suo diffuso bollettino; così egli definisce la formula: “Con le parole Regalità sociale di Gesù Cristo noi intendiamo il diritto che possiede l’Uomo-Dio e che con Lui possiede la Chiesa, che lo rappresenta quaggiù, di esercitare la sua divina autorità nell’ordine morale sulle società così come sugli individui, e l’obbligo che questo diritto impone alle società di riconoscere l’autorità di Gesù Cristo e della Chiesa nella loro esistenza e nella loro azione collettiva”.

Non possiamo soffermarci su questa interessante tematica, che si sviluppa nel mondo cattolico negli ultimi decenni dell’Ottocento e che collega il culto al Sacro Cuore con un impegno politico e sociale molto intenso dei cattolici, per una società che riconosca pubblicamente i diritti di Dio e della Chiesa. Il tema è stato studiato particolarmente in Italia da Daniele Menozzi, docente di storia della Chiesa all’Università di Firenze: alle sue opere rimandiamo per approfondimenti.

Il contesto politico

Anche il contesto politico italiano va tenuto presente per intendere correttamente il pensiero di Gemelli: in particolare va evidenziata la situazione dei cattolici italiani nello Stato unitario liberale nei primi decenni del secolo e la situazione politica del dopoguerra, che vede la nascita del fascismo.

Va ricordato che lo Stato unitario nasce in netta contrapposizione con la Chiesa cattolica: la presa di Roma del 1870, la forte influenza della massoneria sul nascente Regno d’Italia e la “questione romana” si prolungano ampiamente fino al primo decennio del secolo ed evidenziano una distanza tra cattolici e Stato unitario liberale sul piano politico, accompagnata però da un notevole impegno cattolico nell’ambito sociale. La prima guerra mondiale, che dopo molte esitazioni iniziali vede un impegno patriottico di tutti i cittadini, cattolici compresi, da una parte avvicina i cattolici allo Stato, dall’altra continua a evidenziare la presa di distanza da una concezione di Stato nato in contrapposizione alla Chiesa e che continua a non riconoscerne la peculiare posizione e sovranità.

La nascita, negli ultimi decenni dell’Ottocento, del socialismo, che anche in Italia si diffonde e a cui Gemelli stesso aveva aderito prima della conversione, è un altro elemento importante del panorama politico e sociale; possiamo osservare che esso rendeva ancora più isolata la posizione dei cattolici, che se non si riconoscevano nello Stato liberale, non potevano riconoscersi nemmeno nel socialismo, soprattutto per il suoi presupposti teorici materialisti e atei.

La nascita del fascismo e la concezione etico-totalitaria dello Stato, che trovava un autorevole esponente in Gentile, con il quale Gemelli ebbe numerosi rapporti, rappresentano un altro elemento da tenere presente: di fronte alla concezione dello stato etico, che va affermandosi col fascismo e che riassume in sé ogni autorità non solo civile ma anche morale, risulta fortemente critica la nozione stessa di Regalità di Cristo, che negava allo Stato tale totalitaria pienezza dei poteri, perché essa spettava solo a Cristo. Bisogna certamente rifarsi a quel contesto politico e sociale per valutare con obiettività delle affermazioni che alle nostre orecchie suonano vagamente «teocratiche»: in un regime totalitario e totalizzante, che tendeva ad accentrare in sé la fonte di ogni autorità e di ogni potere, tali affermazioni suonavano vigorosamente «anticonformiste».

Le riflessioni teologiche che precedono l’enciclica

Oltre alle circolanti riflessioni sul Regno sociale del Sacro Cuore vanno ricordate anche altre elaborazioni teologiche che precedono più immediatamente l’enciclica sulla Regalità e in qualche modo la preparano; va ricordato in particolare un editoriale della Civiltà cattolica, e un articolo su Ètudes, la rivista dei Gesuiti francesi, che sviluppano importanti riflessioni sul tema e che per molti versi anticipano gli stessi contenuti dell’enciclica. Tali interventi sono ben conosciuti anche da Gemelli, che li cita in Vita e Pensiero dell’agosto 1925, nel Voto teologico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Per la festa della Regalità del Sacro Cuore. Tale Voto teologico si pone ugualmente nella serie di tali interventi che hanno in qualche modo preparato la pubblicazione dell’Enciclica; citeremo più volte tale intervento di p. Gemelli.

 

(continua ... leggi anche le altre parti del contributo di p. Cesare Vaiani: II - III - IV)



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