MARTEDI della XX sett. del T.O. S. BERNARDO, abate e dottore – MEMORIA (bianco)
martedì, 20 agosto 2019
Un altro sguardo sulla relazione uomo-donna 11 Mar 2016

Le donne di Francesco

È appena stato edito per Edizioni Messaggero Padova, il libricino di fr. Fabio Scarsato OFMConv (direttore delle medesime EMP e storico parroco di Sanzeno) “Le donne di Francesco” (€ 4,00), di cui segue la prefazione curata dalle Sorelle Clarisse del Monastero San Damiano di Borgo Valsugana (TN).

Il testo offre una bella occasione per entrare con un altro sguardo nella relazione uomo-donna.

Il lettore che voglia introdursi a questa antologia di brani ha una bellissima occasione: esercitarsi nel deporre ogni pregiudizio e ogni preconcetto su un tema così umano, e talora sofferto, come è la relazione uomo-donna, e ripartire da una posizione non scontata, l’ascolto. Questo libro offre anzitutto una varia miscellanea di brani (tratti dalle Fonti francescane, da testi dell’agiografia francescana successiva, ai più recenti discorsi dei Papi) che in diverso modo parlano, direttamente o indirettamente, del rapporto di Francesco con le donne.

Ma questi testi parlano anche del rapporto delle donne con Francesco. Non sembri superflua la sottolineatura di questa inversione, perché ogni qual volta, nel nostro guardare, cambiamo il punto prospettico, accediamo alla possibilità di percepire la realtà in maniera più completa. Quindi il rapporto di Francesco con le donne ci offre un punto di vista, quello delle donne con Francesco ce ne offre un altro.

Ancora: l’antologia racconta del rapporto di Francesco con le donne in generale (ad esempio nelle Regole per i suoi frati), ma racconta anche del rapporto di Francesco con alcune donne in particolare. E non è difficile accorgersi che il nostro santo non sempre usa la lo stesso metro e la stessa misura. Come a invitarci a non fare mai di tutta l’erba un fascio!

Che significa tutto questo? Che il rischio più grosso che san Francesco corre, è quello di essere letto con le nostre - più o meno consce - categorie interpretative, con le nostre percezioni, quando non con le nostre ideologie.

Tanti illustri studiosi hanno parlato del rapporto tra Francesco e le donne: chi sottolineando la misoginia di Francesco, chi la sua prudenza nei confronti del sesso femminile, chi la centralità dell’esperienza della maternità nella sua vita e l’identificazione materna che assume il suo stesso modo di relazionarsi con i frati, chi il superamento del conflitto con l’essere femminile nella dimensione spirituale del fare penitenza, nella vocazione alla conversione che accumuna tutti, uomini e donne che vogliano seguire il Signore Gesù.

Nasce la domanda: esiste una prospettiva integrale che offra la chiave per leggere questa relazione e la sua reciprocità in tutta la sua articolazione? Qual è il punto prospettico più ampio? Quello che tiene conto e rende ragione di quelle che ai nostri occhi appaiono come contraddizioni?

Francesco non ha cercato la relazione con le donne: le donne gli sono venute incontro nell’arco di tutta la sua esistenza, come gli è venuta incontro la vita, la parola del Vangelo, come gli sono venuti incontro i frati… Le donne sono uno dei tanti “tu” che l’Onnipotente, bon Signore ha messo sulla sua strada, coi quali la sua esistenza si è messa in relazione: da sua madre -donna Pica - a Chiara, da Jacopa dei Sette Sogli a Angela da Foligno, dalla Madre del Signore alla Chiesa… Proprio in questo senso - nel senso della sua capacità di ricevere tutto da Dio, la vita, ogni relazione, ogni bene, ogni prossimo -, Francesco appare una volta di più come l’uomo spossessato, povero, mendicante, le cui mani non si chiudono mai per trattenere, ma restano sempre aperte per ricevere e lasciar andare, facendo così continuamente esperienza che tutto ciò che Dio ha creato è dono. E in ogni dono Francesco sente vibrare un unico grande appello divino, che è l’invito a prendere posizione. Il modo con cui Francesco prende posizione rispetto alla realtà è la restituzione. Anche rispetto alle donne Francesco ha trovato il modo di restituire: e questo modo è la castità come vedremo più sotto.

Ma torniamo per un momento al fatto che le donne gli sono venute incontro. Non è solo lui a vederle e a prendere posizione rispetto al loro esistere, ma sono loro, le donne, a vedere lui e più spesso a cercarlo, ieri come oggi. Perché le donne hanno cercato Francesco? Perché, a distanza di otto secoli stiamo ancora qui a parlare di lui, a cercare di investigare la sua figura e le sue intenzioni? Cosa cerchiamo, cosa ci spinge o ci attrae verso di lui?

Stando a uno dei testi che leggiamo qui di seguito, due sono gli atteggiamenti ricorrenti suscitati da Francesco e dai suoi frati in chiunque li vedesse, tanto negli uomini che nelle donne: ammirazione o timore (Leggenda dei tre compagni 33-34 [FF 1436-1437]). Mentre il timore produce la fuga e quindi il mancato incontro, l’ammirazione sfocia nella relazione. Chi ammira qualcosa, usa uno sguardo di meraviglia, di stupore, riconosce qualcosa di diverso, di altro la cui bellezza diventa rivelazione. È l’incontro con l’alterità a produrre l’ammirazione. L’ammirazione è il grande frutto dell’incontro con l’altro, con l’Altro: con Dio. Col Dio Santo, giusto, mite, benigno, pio, col Dio bellezza, col Dio amore e dolore, col Dio Onnipotente, col Dio umiltà e sapienza…

E questo dato è per noi un indizio importante: chi cercava Francesco, lo cercava perché vi vedeva Dio. Anche noi che guardiamo a Francesco, a distanza di otto secoli dalla sua avventura umana, continuiamo a cercare nella sua carne la dimostrazione che la via cristiana è un percorso di umanizzazione, il più alto fra quelli possibili. Che l’incontro con Cristo fa fiorire la nostra umanità. Tanto che, se spingiamo lo sguardo fino in fondo all’uomo Francesco, vediamo Dio che lo inabita.

Questo è il punto prospettico delle donne per le quali la vista di Francesco e della sua vita, l’ascolto della sua parola, ha prodotto ammirazione. Potremmo dire che tutte le donne che si sono fatte incontro a Francesco erano in vario modo delle visionarie, cercavano quell’Altro di cui lui stesso era araldo e banditore, di cui era immagine somigliantissima. Di più, cercavano Colui di cui Francesco viveva e che viveva in lui: “E sempre costruiamo in noi una casa e una dimora permanente a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo” (Regola non bollata XXII, 27 [FF 61]). Al riguardo, la più bella definizione di Francesco ce la dà Chiara nel suo Testamento. La esprime come relazione intrinseca con Cristo: “Il Figlio di Dio si è fatto nostra via; e questa con la parola e con l'esempio ci indicò e insegnò il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di lui.” (Testamento di santa Chiara 5 [FF 2824]). Chiara non può parlare di Francesco senza ordinarlo a Gesù Cristo, unico e comune amore di entrambi. Unica ragione di un’amicizia e di una relazione di paternità e figliolanza. Notiamo bene che si tratta di una relazione a tre: Francesco, nello sguardo di Chiara e delle donne che si pongono in relazione con lui, non è annientato e annullato dalla presenza di Cristo in lui: è riconosciuto e amato per se stesso in una relazione che non smette mai di essere “trinitaria”. Pure Francesco che nel suo rapporto con le donne è così attento alla castità della relazione, lo è nell’ottica della comune relatività a Cristo. Questa verità, al di là del genere letterario con cui viene espressa nei testi più antichi, appare come l’elemento trasversale che accomuna i brani che abbiamo fra le mani.

Che le donne abbiano cercato Francesco in Cristo, ce lo testimonia, al termine della sua esistenza storica, pure la relazione singolare e unica con Jacopa, così simile a Francesco da essergli fratello, pur avendo nei suoi confronti attenzioni del tutto femminili e materne. Il pianto di questa donna davanti al corpo del Santo ormai morto, somiglia a quello della Maddalena davanti al sepolcro vuoto, sconvolta per l’assenza del corpo dell’Amato: e come in quest’ultima il pianto ha lasciato il posto allo stupore assoluto, acceso dall’appello del Risorto, così il pianto di Jacopa svanisce nello stupore e nell’intima gioia della visione delle stimmate di Cristo nella carne del Poverello. Jacopa cercava Francesco in Cristo: e l’ha trovato. In questo senso Francesco ci mostra la dimensione profonda della castità, che è relazione e non la sua mancanza. In questo senso, Francesco, nella sua relazione con le donne e le donne nella sua relazione con lui, hanno tanto, tutto da dire a noi, che – quasi fosse espressione di libertà e di maturità - contrapponiamo corpo e anima, che senza soluzione di continuità arriviamo a fare dell’altro o dell’altra il nostro dio o il nostro inferno.

Castità per Francesco è sinonimo di restituzione e, prima ancora, di non appropriazione. Nulla di tutto ciò è anzitutto sforzo dell’uomo: è piuttosto partecipazione mistica alla vita del Figlio di Dio e eco incarnata delle relazioni trinitarie. Proprio il Figlio di Dio è il punto prospettico integrale e più alto che ci permette di accostarci alla relazione di Francesco con il femminile e viceversa.



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