VENERDI della XXIV sett. del T.O. SS. ANDREA KIM TAE-GŎN e compagni, martiri – MEMORIA (rosso)
venerdì, 20 settembre 2019
Orante, penitente e straordinario zelo apostolico 18 Apr 2016

Leopoldo Predicatore del Monte

Duecento anni fa, il 2 aprile 1815, moriva a Spoleto Padre Leopoldo da Gaiche, Frate Minore, proclamato poi beato da Leone XIII il 12 marzo 1893.

Gaiche è un piccolo paese, oggi spopolato, adagiato su una delle colline che si rincorrono quasi ininterrottamente nella verde Umbria, tra Perugia e Città della Pieve.

In un casolare nei dintorni del paese, il 30 ottobre 1732, nacque un bambino a cui i genitori, Giuseppe Croci e Maria Antonia Giorgi, misero nome Giovanni. È il futuro beato Leopoldo.

Giovanni visse l’infanzia e l’adolescenza in un ambiente sano e sereno, educato da buoni genitori che coltivavano un podere di proprietà. Da ragazzo frequentava i sacramenti e le celebrazioni della parrocchia e aiutava la famiglia portando al pascolo gli animali.

Non lontano da Gaiche, vicino al paese di Cibottola, c’era il convento di San Bartolomeo, dei Frati Minori della Provincia riformata di Santa Chiara d’Assisi, abitato da una comunità comprendente anche un certo numero di novizi e di giovani frati che si preparavano al sacerdozio.

Giovanni Croci era rimasto affascinato dalla vita di quei giovani frati. Evidentemente il Signore stava facendo risuonare nel suo cuore l’invito a seguirlo, lasciando tutto e facendo di Dio l’unico suo amore e l’unica ricchezza. Per questo chiese di entrare a far parte dei francescani di Cibottola.

Il 19 marzo 1751, all’età di diciotto anni, vestiva il saio francescano e iniziava il noviziato con il nome di fra Leopoldo. Compiuto l’anno di noviziato, fra Leopoldo emise la professione solenne, promettendo di osservare per tutta la vita la Regola dei Frati Minori, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Si impegnava così, con tutta e per tutta la vita, a seguire più da vicino Cristo povero, Cristo obbediente, Cristo vergine.

Come gli altri giovani frati, Leopoldo continuò la sua formazione religiosa e intellettuale, fino all’ordinazione sacerdotale che avvenne il 5 marzo 1757. Poi si avviò per la normale strada di un francescano sacerdote, assumendo e svolgendo i vari compiti che l’obbedienza gli assegnava.

Sappiamo poco della vita di quegli anni, ma da quanto poi si verrà a conoscere, il suo dovette essere un cammino forte e fervente, illuminato e plasmato dalla grazia di Dio, con desiderio costante di diventare santo, un santo religioso, un santo sacerdote.

Della concretezza dell’aspirazione a diventare un santo religioso, fra Leopoldo ci ha lasciato una prima testimonianza in un libretto di propositi scritti nel 1762, all’età di trent’anni, con un fine ben chiaro: «Considerando potermi giovare non poco per l’acquisto di quella perfezione, cui la mia Professione, ed anche un impulso particolare della Divina Grazia, in fin dai primi giorni della medesima Professione continuamente mi chiama». Sono parole che rivelano con quanta sincerità e serietà il giovane frate aveva iniziato e continuato quel cammino di perfezione, scopo fondamentale della vita religiosa. Inoltre vi si parla di “un impulso particolare della Divina Grazia”, cioè di una attrattiva con cui il Signore lo invitava a percorrere quel cammino che conforma sempre più dello Spirito Santo.

A fondamento di tutto l’itinerario di santificazione si propone e attua un intenso, continuo, profondo rapporto con Dio nella molteplicità delle pratiche di pietà: devozioni, meditazione, preghiera liturgica, prolungata adorazione eucaristica, grande fede nella celebrazione della Messa e dei sacramenti.

Lo stile di vita, lieto e austero, è concretizzato dall’osservanza rigorosa della Regola e dei consigli evangelici. Non contento di quello che era prescritto per tutti i frati, chiese e ottenne di trasformare il convento di San Francesco sul Monteluco, sopra Spoleto, in convento di ritiro, cioè in una comunità dove, come in altre già esistenti nell’Ordine dei Frati Minori, i frati che lo chiedevano e con il permesso dei superiori, conducevano una vita più austera, più povera, con circa otto ore al giorno di preghiera.

Alla vita orante e penitente del convento, P. Leopoldo volle e seppe sempre unire uno straordinario zelo apostolico. Da seguace di san Francesco anelò sempre a portare alle anime le inestimabili ricchezze della fede contemplate nella comunione con Dio. E lo fece con ardente carità, senza risparmiare fatiche e sofferenze, fino agli ultimi giorni dell’esistenza terrena.

Non rifiutò nessun tipo di apostolato, ma la forma prediletta e praticata fu quella delle missioni popolari. Seguendo il metodo e il regolamento di san Leonardo di Porto Maurizio, si recava, insieme ad alcuni confratelli, nei luoghi dove veniva invitato e vi trascorreva giorni di predicazione, accompagnati dalla preghiera e da pratiche penitenziali, con frutti abbondanti di compunzione, di conversioni, di pacificazioni.

Questa è la trama della vita del beato Leopoldo. La sua santità si è rivelata nel ricolmarla non di fatti straordinari, ma di una continua fervente volontà di amare Dio e di farlo amare, con una fede incrollabile fondata sulla roccia che è Cristo.

di Umberto Occhialini dal n. 3/2015 della Rivista Porziuncola



Leopoldo da Gaiche Predicazione Rivista Porziuncola Umberto Occhialini

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