VENERDÌ della V sett. di Pasqua DEDICAZIONE DELLA BASILICA PAPALE DI S. FRANCESCO IN ASSISI – FESTA (bianco)
venerdì, 24 maggio 2019
Novena dell’Immacolata - 6° Gaudio: l’Incontro col Risorto 04 Dic 2014

Maria sapeva che nulla è impossibile a Dio

La tradizione francescana, umanissima e ricca di una profonda fede contemplativa, ci propone la meditazione del mistero dell’incontro di Maria col Figlio risorto, al mattino di Pasqua.

È grande la gioia della Vergine per questo incontro con il Risorto!

Sappiamo che la Bibbia non ne parla, ma sempre, in casa francescana, si è ritenuto del tutto conveniente, e perfino ovvio, che tale evento fosse inserito nella Corona francescana, che è stata corroborata nei secoli da tante indulgenze concesse dai Papi, che ne hanno pertanto garantito la legittimità e dunque la congruità del nostro assunto. San Giovanni Paolo II nel 1997 ha dedicato a questo mistero l’intera catechesi di un’Udienza Generale (21 maggio).

Dopo la deposizione dalla croce e la sepoltura, la Vergine Maria ha perseverato nella fede, continuando a credere – al di là dell’apparente smentita – alla promessa del Signore, all’adempimento di quanto le era stato annunciato: Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine; la Vergine Maria ha mantenuto accesa la speranza, certa che l’ultima parola non spetta al male e alla morte, ma a Dio; la Vergine Maria ha custodito la più perfetta carità, continuando ad amare tutti, anche coloro che avevano tradito, accusato, condannato, abbandonato il suo Figlio: Padre, perdonali, perché non sapevano quel che facevano… queste parole certamente continuavano a risuonare come un ritornello sulle labbra di Maria.

Qualcuno ha obiettato che questa apparizione non ci sarebbe mai stata, per il fatto che Maria non ne aveva bisogno per credere... Certo, Maria non aveva bisogno di vedere per credere: ma questo non voleva essere un segno, bensì semplicemente un dono! Un bel dono del Figlio alla Madre. Farsi vedere da lei; vederla, dopo la sua risurrezione e prima di salire al cielo. In fin dei conti, chi doveva desiderare di vedere se non la Madre, che era rimasta sempre unita a lui in una perfetta comunione di fede e di amore?

L’impresa è stata compiuta insieme, il trionfo sarà insieme; per ora fugace benché intensissimo, sulla terra, poi perfetto nel cielo. La Madre gli è stata accanto sotto la croce, adesso è lui che desidera starle accanto e ricolmare di santa consolazione e di purissima gioia pasquale il suo cuore credente.

È vero, dunque, che nella Scrittura non si parla di questo evento. D’altra parte, tutto quello che vi si trova, è stato scritto per la nostra salvezza, per la nostra edificazione. E quindi è più logico che siano riportate le difficoltà, la fatica e l’incredulità degli apostoli e dei discepoli, che ci assomigliano molto di più. Con questa attenzione nei Vangeli vengono narrate le apparizioni del Risorto, pensiamo ad es. al resoconto che ne dà Marco: Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala… Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna… Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola. Alle varie apparizioni fa riferimento anche san Paolo: Cristo… apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me (1 Cor 15, 3-8). Pensiamo ad esempio alla famosa obiezione di san Tommaso. Il Vangelo riferisce dell’apparizione di Gesù agli apostoli la sera di Pasqua, ma Tommaso non era presente, né volle credere al loro racconto (Gv 20,19-29). Ascoltiamo le considerazioni di san Gregorio Magno: Attribuite forse a un puro caso che quel discepolo scelto dal Signore sia stato assente…? No, questo non avvenne a caso, ma per divina disposizione. La clemenza del Signore ha agito in modo meraviglioso, poiché quel discepolo, con i suoi dubbi, mentre nel suo maestro toccava le ferite del corpo, guariva in noi le ferite dell'incredulità.

Nei santi Vangeli non c’è nulla che non sia veramente e strettamente necessario. È facile intuire come gli evangelisti, guidati dallo Spirito Santo, abbiano scelto di soffermarsi sulle apparizioni che potevano servire di più alla nostra fede. Come la manifestazione ai due di Emmaus, rimproverati dal Signore: Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui (Lc 24,25-27) o come la manifestazione di Gesù agli Undici, quando aprì loro la mente per comprendere le Scritture (Lc 24,44-46).

La condizione interiore della Vergine Immacolata era esattamente opposta a quella degli apostoli e di tutti gli altri discepoli. Maria è stata l’unica che non ha esitato, non ha dubitato, non ha vacillato, ma ha incrollabilmente sperato durante la lunghissima notte oscura del Venerdì santo e del Sabato santo, è l’unica che ha sostenuto lo scandalo della croce, che ha retto l’interminabile “silenzio” di Dio. Perché Maria sapeva che nulla è impossibile a Dio, come le aveva detto l’angelo. Maria credeva nel Dio della vita, credeva alla Parola del Signore; ricordava, meditava e custodiva ogni parola del Figlio suo e lo Spirito Santo la aiutava a ritenerla, a capirla e a penetrarne il senso: la sua mente era aperta alla comprensione delle Scritture.

La Vergine, nostra Madre nella fede, doveva avere particolare familiarità con la vicenda di Abramo, il padre nella fede. La Lettera agli Ebrei ci dice che Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: Mediante Isacco avrai una discendenza. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo. Fu simbolo della risurrezione del Signore Gesù Cristo. Qui infatti si compie il simbolo: Maria, che si era volontariamente unita all’obbedienza di lui e al suo sacrificio d’amore, lo riebbe, risorto, non solo rianimato, ma glorificato, glorioso.

Maria non si unì al mattino di Pasqua al gruppo delle pie donne, che andavano per onorare il corpo sepolto. Andavano con una gran quantità di aromi, segno del loro grandissimo amore e del desiderio di contrastare l’agire distruttivo della morte. In realtà, senza saperlo, ma provvidenzialmente, portano in quel luogo di morte il profumo del paradiso e della risurrezione. Tuttavia, loro vanno per il morto, anche se poi lo troveranno vivo. Maria santissima non si è unita al gruppo delle donne che vanno al sepolcro, secondo molti autori, proprio perché lo aveva già visto vivo, risorto, e non aveva quindi bisogno di andare al sepolcro.

Dopo l’apparizione di Gesù, la Vergine rimane ritirata, e non dà alcun annuncio: alcuni pensano perché la sua testimonianza di madre non avrebbe valore legale, o forse perché non ne ha ricevuto il mandato, o, forse, più semplicemente, perché sa bene che le cose devono fare il loro corso, la formazione da parte del divino Maestro non è ancora completata. Nel tempo tra la Risurrezione e l’Ascensione dovrà rivelarsi in forma consona a ciascuno degli apostoli e ai discepoli, fino a costituirli suoi testimoni affidando loro la sua stessa missione.

Vogliamo provare a raccogliere qualche insegnamento per noi dalla meditazione di questo stupendo gaudio di Maria.

Di Maria dobbiamo decantare non solo i privilegi e le grazie singolari, ma anche le eccelse virtù, come la sua perfetta adesione alla volontà del Padre, la sua completa dedizione all’opera del Figlio, la sua totale docilità allo Spirito Santo. Sono i gioielli di cui è adorna la Vergine Maria, che sono già, in pari tempo, “vestigia” di Cristo, come la povertà, l’umiltà, la pazienza, la mitezza.

Maria incontra il Risorto e custodisce la gioia di quell’incontro. A volte forse la nostra fede, la nostra testimonianza, la nostra preghiera, sembrano riferirsi più a un morto che non al Risorto. Senza la Passione, la Risurrezione non si riempie di salvezza; senza la Risurrezione, la Passione resta un tragico evento.

San Francesco, che amava la Passione e la Croce del Signore, era un uomo profondamente “pasquale”. Chiediamo a Maria che ci aiuti a conoscere Gesù come il Risorto, che Francesco amava contemplare e adorare. Non solo il Cristo umile e povero, il Cristo sofferente, ma anche il Risorto, l’“eternamente vivente”, Colui che ha vinto il peccato e la morte e ci attira a sé.

Questo mistero segni anche la nostra vita, per farci discepoli sempre più autentici, con Maria Immacolata, del Cristo povero e crocifisso, e testimoni credibili, gioiosi e stabili del Risorto.

 

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