Iconografia di Antonio e Francesco 28 Dic 2021

Abbracciare Gesù Bambino

Al centro del braccio sinistro del transetto della Basilica di Santa Maria degli Angeli è situato l'altare dedicato a Sant'Antonio di Padova, che fu edificato dalla città di Perugia nel 1718.

La grande tela al centro dell'elegante struttura, così come il quadro con l'Eterno che si può vedere in alto, è attribuita dalle fonti a Brozzini, pittore perugino del XVIII secolo. Il dipinto raffigura il celeberrimo episodio dell’Apparizione del Bambino a Sant’Antonio, che secondo la tradizione sarebbe avvenuto a Camposampiero, presso il Conte Tiso, ed è narrato dal Liber miraculorum (post 1367) in questo modo:           
«Trovandosi una volta il beato Antonio in una città a predicare, venne ospitato da un abitatore del luogo. Questo gli assegnò una camera appartata, affinché potesse attendere indisturbato allo studio e alla contemplazione. Mentre dunque pregava, da solo, nella camera, il padrone moltiplicava i suoi andirivieni per le sue case. Mentre osservava con sollecitudine e devozione la stanza in cui pregava Sant'Antonio da solo, occhieggiando di nascosto attraverso una finestra, vide comparire tra le braccia del beato Antonio un bimbo bellissimo e gioioso. Il Santo lo abbracciava e baciava, contemplandone il viso con lena incessante. Quel cittadino, stupefatto ed estasiato per la bellezza di quel bambino, andava pensando fra sé donde fosse venuto un pargolo così leggiadro. Quel bimbo era il Signore Gesù. Egli rivelò al beato Antonio che l'ospite lo stava osservando. Dopo lunga preghiera, scomparsa la visione, il Santo chiamò il cittadino e gli proibì di manifestare a chiunque, lui vivente, ciò che aveva veduto. Dopo il trapasso del padre santo, quell'uomo raccontò con lacrime l'episodio, giurando sulla Bibbia di star dicendo la verità» (Liber miraculorum 22,1-8).

Nel dipinto assisano, a identificare inequivocabilmente il Santo inginocchiato, compaiono in basso i libri e il giglio, tradizionali attributi iconografici che simboleggiano rispettivamente la sua dottrina e la sua purezza. Sebbene nel racconto del Liber miraculorum la Vergine non venga menzionata, in quest’opera pittorica, così come in molte altre raffiguranti il medesimo soggetto, è la stessa Maria, attorniata di angeli e di nuvole, a consegnare Gesù Bambino tra le braccia di Antonio, mentre il testimone osserva la scena stupito, dalla porta in fondo alla stanza.

La presenza della Madonna nella visione del santo portoghese richiama alla memoria un soggetto piuttosto diffuso nell’iconografia francescana dalla fine del XVI secolo, quello dell’Apparizione della Vergine a San Francesco che, secondo il parere di diversi studiosi, sebbene sia un tema indipendente, avrebbe dato luogo in certi casi a una contaminazione con il modello iconografico antoniano.

Ma da dove deriva questo episodio?

Sebbene già negli Actus beati Francisci et sociorum eius (1328-1337) e nei Fioretti di San Francesco (1380-1390) venga narrata un’esperienza molto simile, che vede però come protagonista frate Corrado da Offida e come spettatore un suo compagno, una mistica visione della Vergine con il Bambino viene associata personalmente al Poverello solo nel raro De cognatione santi Francisci ad Christum di Arnaldo di Sarrant (1365 ca.) e nel ben più diffuso De conformitate vitae Beati Francisci ad vitam domini Iesu, di fra Bartolomeo da Pisa (1385-1399).

Come è stato sottolineato dallo studioso Duncan Bull, è verosimile, tuttavia, che il ruolo di vero e proprio manuale iconografico dal quale molti pittori del tardo Cinquecento e del Seicento avrebbero tratto ispirazione per questo e per altri soggetti francescani, sia stato invece svolto dalle Croniche degli ordini istituiti dal Padre San Francesco di Marco da Lisbona (1557): il testo raccoglie infatti tutte le leggende e gli aneddoti,  “ufficiali” e “non ufficiali”, all’interno di un quadro narrativo organico ed ebbe all’epoca uno straordinario successo, soprattutto in Spagna e in Italia, dove fu tradotto dal bolognese Orazio Diola e fu pubblicato in varie edizioni.

L’episodio mistico che ha per protagonista Francesco e che porterà alla conversione del giovane frate testimone oculare, è narrato nel Capitolo 83:

“Andando una volta da un Monastero ad un altro, gli fu dato per compagno un Frate giovanetto non molto timorato di Dio; a tal che ricreati che furono nel Monastero ove andorno, se n’andò il Santo prima de gli altri tutti a riposare, per potersi levar poi a orar nel primo sonno de gl’altri, si come era suo solito di fare, e il compagno restò con gli altri Frati, a mormorar del benedetto Padre; dicendo, che mangiava, beveva, e dormia molto bene, e ch’era poi riputato Santo. Et però si risolse di andar a vedere, se si levava la notte (come quei Frati gli risposero) ad orare, e a questo fine, non dormì mai la notte; quando ecco che sente il Padre nella seconda vigilia levarsi, e avviarsi al bosco, la dov’egli il seguì dietro pian piano. Et giunto che fu il Santo al luogo, che migliore gli parve, postosi in ginocchioni, cominciò mandar fuori i suoi accesi sospiri, e le sue sante infocate parole, pregando grandemente la Madonna, che gli mostrasse il suo dolce Figliuolo, tale quale ella al mondo il partorì. Qual oratione fatta, vidde il Frate che apparve la Madonna, in un chiarissimo lampo, e arrivata là, dove era il Santo, gli diede con maravigliosa benignità il suo figliuolo in braccio; qual il santo pigliando (e ringrationdola) teneramente l’abbracciava, e strengeva, e basciava, e durò questo con infinito contento, e contemplatione del Santo, infin vicino all’alba; quando parendogli già hora, ei lo restituì a chi gliel diede, inchinandosi in terra con profondissima humiltà, e riverenza, e cosi sparse tutta la visione. Per il qual miracolo restò quel Frate tanto edificato, che andando alla presentia del Santo, gli dimandò perdono, e mutò vita” (Croniche, Cap. LXXXIII).

Una bella rappresentazione di questa visione in cui la Madonna porge il Bambino a San Francesco fu realizzata attorno al 1636 ad Assisi da Cesare Sermei per l’altare dedicato al Padre Serafico che venne eretto su volontà del vescovo Tegrimio Tegrimi nella Cattedrale di San Rufino. L’altare fu abbattuto nel 1848 ma attualmente la tela, che ha recuperato i suoi lucenti colori con il recente restauro condotto da Fernando Carmisano, è conservata nella sala dedicata al pittore umbro nel Museo Diocesano e Cripta di San Rufino.

Una seconda versione del soggetto, dove un paesaggio boscoso in cui campeggia una chiesina rurale prende il posto del frate nascosto dietro l’albero testimone dell’avvenimento, è infine custodita al Sacro Convento e può verosimilmente essere identificata con il dipinto raffigurante la Beata Vergine col Bambino e San Francesco, donato da Sermei a San Giuseppe da Copertino (Nuti, 1682).

In PARLANO I COLORI, a cura di Silvia Rosati
dal n. 3/2021 della Rivista Porziuncola



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