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Celebrazione e Omelia di José Rodríguez Carballo, Ministro Generale OFM 01 Ago 2012

Apertura della Solennità del Perdono 2012

Alle ore 11.00  di stamane, 1 agosto, la solenne celebrazione eucaristica nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli presieduta dal Ministro Generale dei Frati Minori, Fr. José Rodríguez Carballo, ha dato inizio alla Solennità del Perdono di Assisi, o Indulgenza della Porziuncola, e della Dedicazione della stessa Porziuncola.

Alla celebrazione eucaristica è seguita la Processione di “Apertura del Perdono” col gesto di p. José volto a spalancare la porta della Porziuncola che rimarrà aperta per tutto l'anno. Con questo gesto il Ministro ci rinnova simbolicamente il dono dell'Indulgenza ottenuto alla Porziuncola per intercessione presso il Signore e presso il Papa da parte di San Francesco.

Oltre al materiale video e fotografico, riportiamo integralmente l'omelia che p. José ha pronunciato durante la celebrazione eucaristica.

Annuncio dell'Indulgenza della Porziuncola tratta dal Diploma di Teobaldo, Vescovo di Assisi.

 

Processione di Apertura del Perdono e della Porta della Porziuncola.

 

Omelia di Fr. José Rodríguez Carballo, ofm - Ministro generale

Letture: Sir 24,1-4.22-31 • Sal 33 • Gal 4,3-7 • Lc 1,26-33

Con il cuore traboccante di allegria in questo giorno della Festa del Perdono di Assisi, e servendoci delle parole di Francesco salutiamo la vergine fatta Chiesa, palazzo, tabernacolo, vestimento e casa di Dio (cf. SalBVM 4-5).  E con le stesse parole della figlia e ancella dell’altissimo e sommo Re, il padre celeste, madre del Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo (Ant. UffP), ringraziamo Colui che ha guardato l’umiltà della sua serva e l’ha ricolmato di grazia: “L’anima mia magnifica il Signore, ed il mio spirito esulta in Dio mio salvatore (Lc 1,46-37).

Celebriamo oggi la dedicazione di questa Basilica di Santa Maria degli Angeli. Una Basilica innalzata per conservare al suo interno, come tesoro prezioso, la chiesetta della Porziuncola. Questa cappella che Francesco ricostruì con le sue stesse mani, con vero amore filiale nei confronti della Regina degli Angeli, nei primi anni della sua conversione (cfr. 1Cel 21), e dove, alla fine della sua vita, capì il Vangelo (cfr. 1Cel 22). Luogo santo tra i santi, nel quale vide il principio del nascente Ordine dei Frati Minori con il dono dei primi fratelli, e dove, ottocento anni fa, ricevete nella Fraternità francescana la sua Pianticella, la giovane Chiara d’Assisi (cfr. LegM 2,8). Luogo dove si celebravano i primi Capitoli dell’Ordine serafico e dal quale i frati della prima ora partivano per la missione. Luogo, infine, amato da Francesco più di ogni altro (cfr. 2Cel 18), perché dedicato alla Madre di Dio, e dove, mosso da questo amore, Francesco chiederà di essere trasportato per esalare il suo ultimo alito di vita, qui dove aveva ricevuto lo spirito di grazia (LegM 14, 3).

La Porziuncola è, prima di tutto, un luogo, però grazie al fratello e padre san Francesco, questa piccola porzione di terra (questo significa porziuncola), si convertì in uno spazio dello spirito e della fede (Benedetto XVI), dove possiamo accedere alla grazia del perdono e della misericordia. Il cosiddetto perdon d’Assisi, o meglio ancora, l’Indulgenzia della Porziuncola, ottenuta dallo stesso san Francesco nel 1216 dal Papa Onorio III, ha trasformato questo luogo in uno spazio privilegiato di penitenza e di grazia, particolarmente per i poveri che non potevano fare il pellegrinaggio verso Santiago, Gerusalemme o Roma, sia per la lontananza geografica, sia per le offerte che dette indulgenze richiedevano, particolarmente quella della Terra Santa, e che erano la fonte principale del sostentamento della Chiesa locale.

Francesco, che dalla sua conversione aveva scoperto la povertà e i poveri, chiedendo al Papa che l’acquisto dell’indulgenza non comportasse alcun peso economico, era mosso dalla fraterna sollecitudine per quelle persone che, per mancanza di mezzi o di forze, non potevano iniziare un lungo viaggio. L’indulgenza della Porziuncola è un gesto di profonda solidarietà da parte di Francesco con coloro che non potevano dar nulla, se non la loro fede, la loro preghiera e la loro disponibilità a vivere secondo il Vangelo la propria condizione di povertà.

Al di là di un viaggio lungo e, quasi sempre, molto difficile a causa dei pericoli derivanti dall’incamminarsi verso Compostella, la Terra Santa o la Città Eterna, ciò che si chiedeva e si chiede per ottenere il perdono della Porziuncola, oltre la confessione sacramentale e la comunione pure sacramentale, la recita del credo e la preghiera per il Santo Padre, è l’iniziare un viaggio interiore di conversione, un incontro con la radicalità del Vangelo, come lo stesso san Francesco aveva fatto proprio in questo luogo, una pronta disponibilità per mettere in pratica le esigenze evangeliche.

Il perdono di Assisi, come ogni altra indulgenza, non è un rito magico. In altre parole: Non si può pretendere di ottenere l’indulgenza della Porziuncola rimanendo ancorati alla nostra situazione di peccato. Non si può pretendere di gustare la grazia del perdon d’Assisi nemmeno rimanendo nella nostra mediocrità. Se il peccato è rottura di una relazione amorosa tra l’uomo e Dio, un abisso profondo che ci separa da Lui e, come conseguenza, dagli altri (cfr. Rm 1,20-25), per ottenere il perdono di Assisi si rende necessario abbattere questa barriera che si interpone tra noi e Dio e che ci impedisce un’autentica relazione con l’Altissimo, Onnipotente e Buon Signore e con gli altri. Se il peccato abita in noi, come dice san Paolo (cfr. Rm 7,20-21), e ci fa suoi schiavi e prigionieri (cfr. Rm 6,17.20; 7,14), così che volendo fare il bene, operiamo il male (cfr. Rm 7,19), per gustare la misericordia del Signore è necessaria una volontà ferma per sradicarlo da noi, una lotta che ci porti a sperimentare in noi stessi quello che sappiamo per fede: che il peccato è stato vinto da Cristo.

Cari fratelli e sorelle, cari pellegrini: Dio è compassionevole e buono, ricco nella misericordia, affermano le Sacre Scritture. Questa è una delle verità di fede tra le più meravigliose e gioiose. La rivelazione ci mostra come il dramma del peccato è anche un dramma nel cuore di Dio, che constata come l’uomo, facendo un uso non corretto della sua libertà (cfr. Mt 7,20), possa trasgredire al vero amore. Ciascuno di noi, creato ad immagine e somiglianza di Dio, di fatto ha il terribile potere di ostacolare Dio nella sua volontà di darci la vita e la vita in pienezza. Ciascuno di noi, a causa del peccato, cade in una schiavitù dalla quale non possiamo uscire con i nostri soli mezzi. È proprio in questi momenti che Dio non ci abbandona. La sua misericordia è la chiave per toglierci da questa schiavitù, facendoci uscire nello spazio della libertà, insegnandoci ad amare in modo sincero e autentico.

Il Padre ci ama! E questa certezza non può che spingerci ad aderire a Cristo, a camminare in atteggiamento di conversione costante: Convertitevi, ossia: credete al Vangelo (Mc 1,15), ripete oggi il Signore a ciascuno di noi, convocati per celebrare il perdono d’Assisi. In questo impegno sappiamo che non siamo soli. All’origine di ogni autentica conversione c’è lo sguardo di Dio sul peccatore. Uno sguardo che si traduce in una ricerca amorosa costante, in passione fino alla croce, in volontà di perdono senza misura, come nel caso di Levi (cfr. Mc 2,13-17), di Zaccheo (cfr. Lc 19,1-10), dell’adultera (cfr. Gv 8,1-11), del ladrone (cfr. Lc 23, 39-43), della samaritana (cfr. Gv 4,1-30). Quando l’essere umano ha scoperto e gustato il Dio della misericordia e del perdono, non può vivere se non convertendosi costantemente a lui (Dives in misericordia, 13).

Va e non peccare più (Gv 8,11). Il perdono è dato gratuitamente, però l’uomo è invitato a corrispondere a questo perdono con un serio impegno di vita rinnovata. Celebrando l’indulgenza della Porziuncola,  avviciniamoci, cari fratelli e sorelle, al sacramento della riconciliazione e della misericordia. Il Signore ci aspetta, come il padre della parabola del figliol prodigo (cfr. Lc 15,11-32). Un cuore contrito e umile il Signore non lo disprezza. Egli è sempre disposto a riscattarci dalla schiavitù (cfr. Gal 4,3ss), a rinnovare la sua alleanza con noi e a ridonarci al dignità di figli (anello e vesti nuove).E allora gusteremo e vedremo che il Signore è buono, che egli ci libera dal nostro peccato e cura il nostro cuore ferito (cfr. Sal 33). E sentiremo, anche, che la festa che il padre ha preparato è per ciascuno di noi, e che il figlio che era morto e che è tornato alla vita siamo tu ed io. E allora benediremo il Signore in ogni momento perché la sua bontà e misericordia non hanno limiti.

Maria, madre della misericordia, madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza (cfr. Sir 24,24, neo vulgata), attraverso la quale abbiamo ricevuto colui che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio per l’umanità, lei, la piena di grazia (Lc 1,28), ci ottenga la grazia di partecipare in pienezza della grazia e del perdono che oggi il Signore ci offre. Fiat, fiat, amen, amen.



Apertura Diploma di Teobaldo José Rodríguez Carballo Matteo Marcheselli Ministro generale Omelia Perdono di Assisi

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