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lunedì, 22 ottobre 2018
Superare se stessi per comprendere quello che lo spirito dice alla Chiesa 13 Giu 2018

Da Taizé un messaggio a cattolici in opposizione

Frère Roger di Taizé (1915-2005) partecipò al concilio Vaticano II potendo così vedere la bellezza della comunione ecclesiale ma anche il dramma delle contrapposizioni e divisioni. Proprio davanti a quest’ultime nel 1965 lanciò il Messaggio a due cattolici in opposizione che a distanza di decenni continua a indicare la via del confronto o – per dirlo con parole care a papa Paolo VI – della sinodalità. Ecco di seguito la traduzione italiana (tratta da Jean-Marie Paupert, Taizé e la Chiesa di domani, Torino 1968, pp. 191-192).

Cattolici, voi portate un nome che vi impegna. Cattolico, ecumenico, universale, sono sinonimi.

Più che mai si impone una solidarietà universale di tutti gli uomini. Senza di essa, noi non potremmo sperare la pace sulla terra e nemmeno il progresso umano ed economico dei più poveri.

Per voi esiste l’esigenza profonda di essere conseguenti con ciò che vi qualifica: essere cattolici, cioè aperti a tutto quello che riguarda l’uomo di oggi.

Ma ecco che alcuni di voi si sfidano l’un l’altro sotto gli occhi di quelli che vi amano. Non temiamo allora che questo confronto necessario tra i cattolici si trasformi in opposizione.

Chi potrebbe negare l’urgenza di un confronto? In un dialogo che raggiunge gli strati più profondi diventa possibile a ciascuno comprendere gli atteggiamenti dell’altro, il perché delle sue opposizioni. Solo il confronto permette di afferrare i motivi essenziali che animano questa o quella corrente. Coscienti della forza di secolarizzazione che colpisce come non mai ogni cristiano, gli uni hanno ricevuto come missione di risvegliare sempre più al senso del sacro, alla venerazione del mistero della Chiesa, alla necessità di una autorità come fattore di unità; gli altri, al contrario, vogliono andare il più lontano possibile incontro agli uomini che nel nostro tempo non possono credere.

Il confronto presuppone lucidità e un’analisi vigorosa. Ma le tensioni si allenteranno se ciascuno riuscirà a superare se stesso per comprendere quello che lo spirito dice alla Chiesa attraverso appelli diversi dal suo. Il dialogo si arricchisce quando voi cercate di comprendere gli appelli che vengono indirizzati ai vostri fratelli cattolici impegnati in un’altra missione ma votati con ardore a servire la catholiké, l’insieme dei battezzati sparsi sulla terra.

La diversità delle tendenze è garanzia di libertà ed anche stimolo che feconda il dialogo. Ma quando il confronto perde di vista il fine, quando sparisce la preoccupazione dell’insieme degli uomini, allora sorge in ciascuno la tentazione di ritirarsi dalla parte favorevole della barriera soverchiando i fratelli che hanno un’altra missione, affibbiando loro un’etichetta.

E allora gli uni rischiano di non trovare più altra via che l’immobilismo; e gli altri, in nome della riforma, corrono il rischio di lasciar girare a vuoto il loro spirito e finiscono per rimettere tutto in questione, anche gli stessi fondamenti, certi che le opinioni più estremiste sono le più valide.

Quando l’uno o l’altro di voi pensa di confortarci dicendoci che, per quanto violente siano le opposizioni tra cattolici, non è più tempo di scismi – cosa della quale sono intimamente persuaso – con molti altri io rispondo: «L’immobilismo da una parte o la rimessa in questione di ogni istituzione dall’altra non condurranno forse quelli che vi osservano all’indifferenza, contrariamente alla vostra vocazione fondamentale all’unità?».

Agli occhi di molti uomini, una vocazione fondamentale della Chiesa Cattolica nei tempi moderni è quella di vivere la propria unità. Poiché questa unità interna è necessaria per preparare insieme la comunità fraterna, l’unità visibile e istituzionale di tutti i cristiani, unico terreno sul quale potrà allignare l’unità fraterna di tutti i battezzati.

Senza la composizione dell’unità non esisterà un luogo nel quale sia aperto a tutti l’incontro disinteressato. Nella Chiesa Una, l’amore di Cristo infiamma ogni uomo del fuoco della carità.

Più che mai, noi attendiamo dai nostri fratelli cattolici che essi superino le loro attuali opposizioni in un confronto generoso e libero, ma con la coscienza della loro missione universale. E già ci rallegriamo dell’incontro che ci sarà allora permesso per tentare di raggiungere insieme l’uomo che non può credere.

Oggi il combattimento è vasto. All’interno delle nostre comunità ecclesiali noi siamo chiamati da voci contraddittorie; dall’esterno, tutte le idee, tutte le immagini colpiscono i cristiani, anche i più protetti.

Per mantenerci saldi, per oltrepassare noi stessi, per vedere al di là dell’immediato, l’essenziale comune a tutti, noi dobbiamo rispondere all’appello della santità, vissuta non da tiepidi ma da esseri di carne e sangue, trasfigurati da Cristo, umanizzati dal Vangelo.

Per un approfondimento cfr. La sinodalità nell’esperienza di san Francesco.



Dialogo Sinodo Taizé Vaticano II

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