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Settima serata della Novena dell’Immacolata Concezione 06 Dic 2020

Elisabetta, donna nella quale Dio ha compiuto meraviglie

I Primi Vespri segnano l’ingresso nella II Domenica d’Avvento e il canto del Lucernario ha, dunque, accompagnato l’accensione della seconda candela della corona di Avvento da parte di p. Simone Farci, che ci sta conducendo nella Novena in preparazione alla solennità dell’Immacolata Concezione. La protagonista della sua riflessione questa volta è stata Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria. (I - II - III - IV - V - VI serata)

I nomi di questi due coniugi sono pieni di significato. Zaccaria vuol dire “Dio ricorda”, Elisabetta “Dio ha giurato”. Ma tale significato sembrava contraddirsi nella loro storia. Infatti, benché «giusti davanti a Dio e osservanti di tutte le leggi del Signore» (Lc 1,6), essi non avevano figli. Ed ecco che finalmente Dio “si ricorda” e manda il suo angelo al marito. L’annuncio avviene nella parte più santa del tempio dove Zaccaria si trovava per fare l’offerta dell’incenso. L’angelo del Signore si rivolge a lui con queste parole: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisa­betta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni» (Lc 1,13). Giovanni significa “Dio è misericordioso”, fa grazia.

La nostra Elisabetta concepisce un figlio e piena di gioia canta il suo magnificat, contempla quello che Dio ha operato in lei. Resta totalmente sotto lo sguardo di Dio che si è posato con amore su di lei. Elisabetta, senza saperlo, gusta la gioia cristiana: percorso che passa per il deserto per arrivare alla terra promessa, che passa per l’abbandono dell’uomo infantile, vittimista, obbediente al torbido che c’è in ognuno di noi, per obbedire al Figlio di Dio, che come Spirito è seminato in ognuno di noi.

Maria si reca a casa di Elisabetta; entrambe madri, vere e proprie “tende” nelle quali dimoravano due eletti, chiamati da Dio stesso con un nome da lui rivelato. Il figlio di Maria sarà chiamato Gesù, che significa “il Signore salva”, e si manifesterà come Messia, Figlio del Dio Altissimo, concepito da Spirito Santo. Il figlio di Elisabetta, Giovanni, “il Signore fa grazia” profeta ripieno di Spirito Santo ancor prima di nascere, fin dal grembo di sua madre.

Appena Maria indirizza a Elisabetta il saluto messianico: “Rallegrati!”, il figlio di cui la cugina è gravida, invaso dalla gioia messianica, danza, esulta nel suo grembo; lo Spirito Santo scende su Elisabetta; lo stesso Spirito le consente il discernimento profetico di colei che le sta davanti e del frutto del suo grembo. In quel viaggio di carità, ma anche evangelizzatore, con il semplice suono della sua voce, Maria provoca la gioia messianica annunciata dagli antichi profeti. Qui ha inizio il suo ministero e, insieme, quello di Giovanni, che profetizza, annuncia, indica il Veniente ed esulta per la sua presenza.

Elisabetta esclama, con un’acclamazione liturgica: “Tu, Maria, sei benedetta tra tutte le donne, sei beata perché hai creduto alla parola del Signore, sei la madre del mio Signore (Kýrios!)”. Sono tante le donne benedette nella storia della salvezza, ma Maria, proprio in quanto madre del Signore, è la benedetta tra tutte, è colei che tutte le generazioni acclameranno “beata”! Come l’arca dell’alleanza era sito della Presenza, della Shekinah di Dio, così Maria! Veramente, secondo quanto la chiesa confesserà con intelligenza spirituale, Maria è foederis arca, arca che contiene il Signore, sito in cui è localizzabile, individuabile il Dio fatto carne.



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