VENERDI della XXIV sett. del T.O. SS. ANDREA KIM TAE-GŎN e compagni, martiri – MEMORIA (rosso)
venerdì, 20 settembre 2019
Per Raimondo Lullo si ama per comprendere e non per credere 20 Giu 2018

Fidarsi per amore è un grande errore

Leggendo testi del passato a volte capita di percepirli distanti dalla presente vita reale e concreta; se poi non sono pertinenti a “scienze esatte” quali ad esempio matematica, fisica e astronomia, ossia le cosidette “scienze dure” verificabili empiricamente, l’interesse diminuisce ancora di più fino a essere ritenute insignificanti se non persino ridicole.

È ciò che accade a Raimondo Lullo, nato a Maiorca e vissuto tra Duecento e Trecento. Laico coniugato, possidente padre di famiglia, dopo che ebbe deciso di impiegare la sua vita per la conversione dei non cristiani, compose numerosi scritti alcuni dei quali sono talmente semplici – ad esempio il Libro dell’amico e dell’amato – da apparire persino difficili da comprendere. Così in una delle sue ultime opere, ossia il Liber de Deo et mundo, composto nel dicembre 1315 a Tunisi, confuta la tesi di coloro che sostengono che non è bene che l’uomo possa dimostrare l’esistenza di Dio affinché non si perda la fede per mezzo della quale l’uomo crede; infatti se vi fosse la dimostrazione perderebbe il merito di credere. Inoltre Lullo sostiene che principalmente l’uomo è chiamato ad amare Dio per comprendere e non ad amarLo per credere; infatti chi più ama avere meriti per credere che per comprendere, ama più se stesso che Dio e fa di se stesso un “Dio fantastico”. E un tale “Dio fantastico” l’uomo lo può chiamare idolo.

Quindi secondo Lullo la chiamata è ad amare per comprendere e non ad amare per credere, ossia fidarsi; proprio il contrario di ciò che oggi si afferma comunemente. Espressioni quali “se ami ti fidi”, “la fiducia è espressione di amore puro”, “l’amore porta a fidarsi cecamente”, e altre affini …, si ascoltano nei luoghi più disparati, dai dialoghi tra adolescenti ai social network e persino in omelie e catechesi. Ma su questo il maiorchino Raimondo avrebbe molto da ridire; infatti per lui sono chiamate a coniugarsi non solo fede e ragione, mediante una fede ragionevole e una razionalità aperta al mistero, ma anche amore e fiducia. Così, comprensione e amore nella reciprocità devono accompagnarsi se non si vuole che Dio si riduca alle proprie proiezioni di onnipotenza, cioè ad un idolo frutto della fantasia e l’amante sia innamorato ma stupido come scriveva, prima di Raimondo Lullo, san Bernardo.



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