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La nuova enciclica dedicata alla “fraternità” 26 Set 2020

“Fratelli tutti”: il Papa, san Francesco e i Protomartiri francescani

In attesa che il 4 ottobre, festa di san Francesco, sia pubblicata la terza enciclica di papa Bergoglio, su L’Osservatore Romano il direttore editoriale del dicastero vaticano della comunicazione, Andrea Tornielli, ha scritto: «“Fratelli tutti” è il titolo che il Papa ha stabilito per la sua nuova enciclica dedicata, come si legge nel sottotitolo, alla “fraternità” e alla “amicizia sociale”. Il titolo originale in lingua italiana rimarrà tale — e dunque senza essere tradotto — in tutte le lingue in cui il documento sarà diffuso. Com’è noto, le prime parole della nuova “lettera circolare” (questo è il significato della parola “enciclica”) prendono spunto dal grande Santo di Assisi del quale Papa Francesco ha scelto il nome. In attesa di conoscere i contenuti di questo messaggio, che il Successore di Pietro intende rivolgere all’umanità intera e che firmerà il prossimo 3 ottobre sulla tomba del santo, negli ultimi giorni abbiamo assistito a discussioni a proposito dell’unico dato disponibile, vale a dire il titolo e il suo significato. Trattandosi di una citazione di san Francesco (la si trova nelle Ammonizioni VI,1: FF 155), il Papa non l’ha ovviamente modificata».

Quindi come l’enciclica Laudato sì prese il titolo da uno scritto di frate Francesco, così anche Fratelli tutti e precisamente dall’Ammonizione VI il cui testo completo afferma: «Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l’hanno seguito nella tribolazione e nella persecuzione, nella vergogna e nella fame, nell’infermità e nella tentazione e in altre simili cose, e per questo hanno ricevuto dal Signore la vita eterna. Perciò è grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi hanno compiuto le opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il solo raccontarle».

Si sa che le ammonizioni erano esortazioni che l’Assisiate rivolgeva ai frati riuniti in capitolo, ossia gli incontri periodici preso la Porziuncola, e tale Ammonizione VI è rivolta a coloro che si vantavano perché cinque di loro erano stati uccisi in odio della fede testimoniando in Marocco nel 1220 con il sangue l’affezione a Gesù Cristo. In ciò potevano affermare che l’Ordine minoritico aveva ben cinque martiri non dissimili e meno eloquenti di quelli dei primi secoli cristiani quali ad esempio gli stessi Apostoli.

Giordano da Giano conferma ciò nella sua Cronaca: «Dei frati, poi, che passarono per la Spagna, cinque furono coronati del martirio. […]. Quando furono riferiti al beato Francesco il martirio, la vita e la leggenda dei suddetti frati, sentendo che in essa si facevano le lodi di lui e vedendo che i frati si gloriavano del martirio di quelli, poiché egli era il più grande disprezzatore di se stesso e sdegnava la lode e la gloria degli uomini, rifiutò tale leggenda e ne proibì la lettura dicendo: “Ognuno si glori del proprio martirio e non di quello degli altri”» (FF 2329-2330).

Diametralmente opposta fu invece la reazione del beato Egidio d’Assisi, compagno del Santo: «A frate Egidio pareva che non avessero fatto bene i frati prelati dell’ordine dei frati Minori a non adoperarsi con ogni sforzo davanti al papa per la canonizzazione dei frati Minori martiri, uccisi nel Marocco a causa della fede gloriosamente professata. Questo, diceva, i frati dovevano procurare non in vista della propria gloria, ma soltanto per l’amore di Dio e l’edificazione del prossimo. Se il papa avesse voluto porli solennemente tra i santi, sarebbe stata buona cosa, e se no, i frati sarebbero stati ugualmente scusati presso Dio per essersi a ciò adoperati. E aggiungeva: “Se noi non avessimo avuto gli esempi dei fratelli venuti prima di noi, forse non saremmo nello stato di penitenti in cui siamo […]”».

Quelli di frate Francesco e frate Egidio sono modi diversi di porsi davanti alla testimonianza dei cinque Protomartiri francescani; forse più che contraddittori sono espressione di quella che Romano Guardini ha descritto come L’opposizione polare. Filosofia del concreto vivente, un’opera tanto cara al Papa tanto da essere uno dei pilastri fondamentali del suo magistero.  

Per un approfondimento cfr. Santi per attrazione. I Protomartiri francescani tra Antonio di Padova e Chiara d’Assisi, Ed. Terra Santa, Milano 2020.



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