venerdì, 21 gennaio 2022
VENERDÌ della II sett. del T.O. S. AGNESE, vergine e martire – MEMORIA (rosso)
Prime professioni temporanee e rinnovo dei voti dei frati in formazione iniziale 30 Ago 2021

“Il consacrato francescano non vuole altro che piacere al Signore”

Sabato 28 agosto è stato un giorno di grande gioia per la provincia Serafica e l'Ordine dei Frati minori: 6 fratelli, 2 di Umbria-Sardegna e 4 della provincia dell'Immacolata Concezione di New York, hanno emesso la prima Professione temporanea dei consigli evangelici di castità, povertà e obbiendenza a San Damiano nel pomeriggio. Nella mattina, inoltre, p. Francesco Piloni ha accolto il rinnovo dei voti di 5 frati studenti che continuano così il loro percorso di formazione iniziale, insieme adesso ai 2 neo-professi, nello studentato della Porziuncola.

La celebrazione eucaristica del rinnovo dei voti si è svolta presso il santuario di santa Margherita a Cortona dove i formandi delle province francescane della Toscana, di Umbria-Sardegna e del Lazio-Abruzzo hanno vissuto insieme una settimana di ritiro spirituale, conclusosi con il rinnovo della Professione. A presiedere la santa Messa è stato il ministro provinciale della Toscana, p. Livio Crisci, che ha ricordato ai giovani frati che non sono soli sul loro cammino, ma sono accompagnati da santi quali santa Margherita e sant'Agostino, di cui ricorreva la memoria liturgica sabato.

La celebrazione eucaristica pomeridiana a San Damiano è stata presieduta da p. Francesco Piloni, di cui riportiamo l'omelia qui di seguito. 

Omelia del Ministro provinciale, p. Francesco Piloni, nella celebrazione delle prime Professioni temporanee a San Damiano

“…accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio…e giungere a te, o Altissimo”; in questa preghiera di Francesco d’Assisi, oggi, nel giorno della vostra prima professione, chiediamo allo Spirito Santo che vi trovi disponibili a restare accesi per Dio e il suo Regno, uomini consacrati che splendono di luce divina. Accogliere oggi i vostri primi voti di obbedienza, castità e senza nulla di proprio qui a San Damiano, rende evidente quanto l’apostolo Giacomo ci ha appena detto: “Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature” (Gc 1,18). Avete accolto la parola di verità e, questo primo tempo di formazione, vi ha interiormente purificati e illuminati per decidere con cuore libero e innamorato di essere un’offerta gradita a Dio, una primizia per questo mondo per il quale siete una provocazione, un’inquietudine, un bel regalo. Questi fratelli sono per noi un dono perché non hanno affidato il loro grande sogno a un Dio piccolino; Francesco era stato inizialmente ingannato da questo, si vedeva mercante mentre Dio lo guardava nella dimensione dell’amore: “A quale amore vuoi appartenere?”, “A quale amore doni tutto?”.

Fate la vostra prima professione nella famiglia francescana e in questo anno di Noviziato avete mosso i primi passi nella conoscenza del carisma: “piacere al Signore Dio” è il grande desiderio che animava il cuore bello di Francesco. Ma “quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, ogni volta che lo invochiamo?” (Dt 4,7); piacere al Signore significa allora vicinanza alle persone, ai fratelli, ai poveri, essere presenza viva del Risorto dove viviamo. Il consacrato francescano non vuole altro, non cerca altro: piacere a Dio come lo sposo con la sposa e vicinanza all’uomo di oggi per essere portatore di significati, avversari dell’assurdo e testimoni di speranza. Quello che oggi promette e che, se osserverete con gioia vi apre alla vita eterna, fa tremare le gambe! È per dono e non per merito che si viene scelti; è per libera iniziativa di Dio che si viene chiamati e ci si mette in cammino.

Ma è impossibile appartenere senza aver paura di perdere qualcosa. È impossibile appartenere senza la disponibilità a rinunciare a qualcosa per arricchire un altro. Ecco allora che il Vangelo ci aiuta a comprendere come la questione seria non è l’involucro, non è l’esterno, ciò che appare ma è il cuore lontano dal Signore (Mc 7,6); la questione seria non sono i riti e le abitudini che ogni epoca elabora per presentarsi puri, belli, al meglio di sé, per essere accettati e stimati, ma è il cuore lontano dal Signore.

Siamo nella cultura della vetrina dove conta il biglietto da visita, il curriculum, come ti presenti; ma così si punta alla superficie e si perde il cuore e più la vita è vuota più diventa pesante! Siamo nella cultura dell’apparenza per cui una persona che lavora tanto, che corre tanto, vale; in realtà per Dio, non conta per chi corriamo ma per chi ci fermiamo. Francesco a Chiara d’Assisi scrive, in Audite poverelle: “non guardate alla vita di fuori (esteriore) perché quella dello spirito (la vita interiore) è migliore”.

Per questo è un raggio di luce nelle tenebre, come per Francesco qui a San Damiano, la Parola di Gesù: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro” (7,14-15). La radice della nostra impurità non va cercata fuori, in una inutile quanto pericolosa caccia al colpevole. Sono le profondità del nostro cuore a partorire tutti i possibili “propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (7,21-22). La questione seria è il cuore! Per la Bibbia il cuore è la sede degli affetti più profondi e dei desideri, della libertà e della volontà, dove si fa presente la voce di Dio. Il libro dei Proverbi (4,23) per questo ci ricorda: “Con ogni cura vigila sul cuore perché da esso sgorga la vita”. Significa apprendere l’arte della lotta per conoscere, dominare ed educare i pensieri cattivi presenti nel nostro cuore; è la “mistica del guerriero” che molti uomini e donne di Dio hanno imparato per impedire ai pensieri velenosi di mortificare la nostra libertà e di renderci schiavi di passioni negative e pericolose. Quante volte abbiamo cercato di correggere un’abitudine, uno stile di relazione, un modo di essere; ma se si agisce solo sull’involucro senza partire dal cuore, non succede nulla e siamo sempre più sconfitti.

Ritornare al cuore. Ripartire dal cuore che ha bisogno di essere evangelizzato. In questa lotta non siamo soli a combattere: c’è lo Spirito che Dio ha soffiato in noi e c’è un Padre che dialoga con noi, suoi figli; e c’è la fraternità, la Chiesa, alla quale vi affidate con tutto il cuore. Da quando la Parola si è fatta carne in Gesù, che ama intrattenersi con ogni uomo come con amici, non siamo mai soli; a noi è chiesta docilità e umiltà, è chiesta minorità. Per questo il Salmo 139 ci fa chiedere “Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri: vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita”.

Preghiamo per questi fratelli che tra pochi istanti emetteranno la loro professione nella famiglia dei Frati minori. Chiediamo il dono dello Spirito Santo, l’ospite dolce dell’anima, il Maestro interiore, colui che fa di ogni persona consegnata un capolavoro stupendo.



Angelo Nicolò Calledda Cortona Dario Colella Emanuele Micheletti Eremo delle Carceri Francesco Piloni Francesco Sorice Giuseppe Gioia Livio Crisci Margherita da Cortona Ministro provinciale Nicola Ciccone OFM Porziuncola Professione Rinnovo San Damiano Simone Lunedei Studenti

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