Veglia del Transito di santa Chiara a San Damiano 11 Ago 2020

Il Dio dei desideri riempie ma non sazia mai la nostra sete di amore infinito

Sotto un cielo stellato e una brezza leggera nella piazzetta di San Damiano, come consuetudine, ieri sera numerosi fedeli si sono ritrovati per celebrare la Veglia di preghiera nel ricordo del Transito da questa vita terrena a quella celeste di santa Chiara che l’11 agosto del 1253 si compiva in questo santo luogo.

P. Massimo Reschiglian, Guardiano di San Damiano, a nome della Fraternità ha accolto e salutato i numerosi fedeli e p. Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria e Sardegna, che ha presieduto la Veglia di preghiera.

Dopo l’Ufficio delle letture e il canto dei Salmi e dei Cantici della solennità di santa Chiara, il Ministro ha proclamato il Vangelo dell’unzione di Betania (Gv 12,1-5). Nella sua breve esortazione, fr. Francesco, interpretando i sentimenti dei fedeli, ha espresso la propria gratitudine per il privilegio di ritrovarsi in quel luogo santo per cantare la lode a Dio. 

Richiamando il Transito di Chiara raccontato dalla lettura dell’Ufficio ha ricordato che “il beato Transito di Francesco e Chiara, seppur in giorni differenti, esprimono entrambi la gioiosa restituzione di una vita donata al Signore, una vita restituita”.

Parlando della santità, padre Francesco che ricordato che “i santi sono i belli di Dio, coloro che sono stati resi belli da un’amicizia, da un’intimità profonda con Dio. Chi sta con Dio diventa bello. È trasformato e trasfigurato. I santi vivono della bellezza di Dio che non si spegne”.

“Francesco e Chiara – ha aggiunto – ci vogliono fare un regalo perché ci dicono come si diventa belli e amici di Dio. Essi sono accomunati da una insoddisfazione che li ha fatti andare oltre. Ciò vale anche per noi che viviamo in una cultura che invita a soddisfare tutti i propri bisogni promettendo una pace che poi non arriva. Questa mancanza che ci portiamo dentro non deve essere soddisfatta, deve essere ascoltata, riconosciuta, perché ci parla di una profonda nostalgia di Dio”.

I santi – e con loro Francesco e Chiara, “sognatori inguaribili” –  sono coloro che non si danno riposo e neppure a Dio danno riposo, fin quando non si compia la Sua promessa. Ma la promessa di Dio non viene a soddisfare ma a riempire ogni spazio di vita. La soddisfazione è solo una fame dei nostri bisogni. Dio invece utilizza il linguaggio dei desideri. Il desiderio è una stella, come è stata per i re magi, che va seguita per incontrare Dio. 

Un ultimo pensiero p. Francesco l’ha rivolto ancora a santa Chiara la quale, guardando la Parola di Dio, “è colei che è restata in Dio”. È colei che ci dice, come si legge spesso nell’Antico Testamento, “ritornate figli”, se ti sei allontanato, ritorna a lui. Francesco invece ci dice riparti, vai, portalo! Il verbo del Nuovo Testamento è “andate”. 

Chiara e Francesco esprimono la loro bellezza in questa continua sistole e diastole che vivono nella comunione con Dio. Chiara ci ricorda che dal giorno del Battesimo ciascuno di noi è chiamato a splendere e a diventare un bello, una bella di Dio. 

“Questa sera – ha concluso – ciascuno di noi si trova qui probabilmente per questo: dare un nome alla propria inquietudine che è il desiderio profondo di essere la bellezza in questo mondo”.

Dopo la consueta e suggestiva processione al Dormitorio per l’incensazione del luogo dove Chiara è morta, accompagnata dal canto del Te Deum, la Veglia si è conclusa con la benedizione solenne impartita con la reliquia di Santa Chiara.



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