lunedì, 23 maggio 2022
Il sontuoso pulpito secentesco della Basilica Papale 03 Gen 2018

Il Perdono scolpito

Chiunque all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli, in prossimità del presbiterio, soffermi il suo sguardo verso la parete sinistra, non può fare a meno di rimanere colpito da un sontuoso pulpito ligneo secentesco, nel quale – all’interno di cinque delle sette formelle ripartite da colonnine tortili che ne costituiscono il parapetto – sono raffigurate le Storie del Perdono d’Assisi.

Luogo soprelevato destinato alla predicazione, alle folle di pellegrini e di fedeli questo pulpito per secoli ha raccontato mirabilmente come Francesco ottenne l’indulgenza plenaria della Porziuncola per la salvezza delle anime: le scene sono infatti intagliate con uno stile semplice ma di grande immediatezza; è un linguaggio che arriva dritto al cuore poiché, come sottolinea Corrado Fratini, è “dotato di una forte carica espressiva” ed “animato di un gusto popolaresco e vivace che si avvicina fortemente ai risultati degli ex voto popolari”.

La paternità dell’opera spetta a fra’ Giacomo da Borgo San Sepolcro, esperto nella lavorazione del legno, che fu attivo in Porziuncola per oltre un trentennio, fino al 1673, anno della sua morte. Scarseggiano le notizie biografiche su questo artista; sappiamo, però, che a lui si deve anche la conduzione dei lavori d’intaglio della sacrestia del santuario, vasto ambiente rettangolare le cui pareti sono quasi per intero rivestite dai preziosi armadi di noce realizzati nel 1671 con la collaborazione di un’équipe di frati laici. Sul fianco destro del pulpito sono raffigurati Francesco che si getta nel roveto per vincere la tentazione e Francesco accompagnato da due angeli. È tuttavia il fronte del manufatto la parte più interessante dell’opera. Nella scena della Visione della Porziuncola Gesù, per intercessione della Vergine, concede a Francesco, che è inginocchiato dinnanzi all’altare, l’indulgenza da lui richiesta. La scena è corredata dall’iscrizione “sicut petisti condonatur”, a sottolineare che la concessione del perdono in cielo è avvenuta secondo la richiesta del Santo.

Nella Conferma dell’Indulgenza da parte di Onorio III Francesco, assieme a fra’Masseo, si reca al cospetto del Pontefice e di sette cardinali per chiedere la ratifica in terra dell’Indulgenza, portando con sé un cesto di rose a testimonianza dell’evento miracoloso avvenuto in seguito alla vittoria sulla tentazione. La scena è accompagnata dall’iscrizione “sicut petisti confirmatur”, per evidenziare che la richiesta del Santo ha avuto come risposta la conferma in terra da parte del Papa.

Nella formella della Proclamazione dell’Indulgenza, infine, Francesco, in compagnia dei sette vescovi umbri, annuncia l’Indulgenza ai pellegrini da un pergolo con baldacchino: ai piedi del pulpito, la cui balaustra è ornata da rosette, sono allineate dodici piccole figure, tra cui si riconoscono dei frati minori. L’iscrizione in questo caso recita “sicut petisti promulgatur”, a mettere in rilievo come la richiesta di Francesco abbia portato alla promulgazione dell’Indulgenza alla presenza delle autorità episcopali. Mario Sensi, nel suo saggio dedicato al Perdono di Assisi, ha acutamente evidenziato che la parola petitio (richiesta), al centro dei tre motti, si lega in maniera diretta sia al racconto di Michele da Spello (peticionem et oracionem tuam admitto), sia all’arco d’ingresso della Porziuncola, dove si legge la frase “Petitionem tuam Francisce admitto”: il pulpito è quindi, per coloro che lo ammirano, una vera e propria catechesi sul Perdono di Assisi ed un’esaltazione della grandezza della figura di Francesco, che ha voluto fare della Porziuncola e dell’Indulgenza plenaria ad essa legata la porta della vita eterna.

In PARLANO I COLORI, a cura di Silvia Rosati
dal n. 1/2017 della Rivista Porziuncola



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