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Riflessione dello dello studioso di francescanesimo, p. Pietro Messa 13 Mar 2019

Il senso religioso tra papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar

Papa Francesco nella prima visita di un pontefice nella Penisola arabica il 4 febbraio ad Abu Dabhi ha firmato, assieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, un documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune in cui tra l’altro si afferma: «Attestiamo anche l’importanza del risveglio del senso religioso e della necessità di rianimarlo nei cuori delle nuove generazioni, tramite l’educazione sana».

Giustamente alcuni hanno visto in tale avvenimento una posterità dell’incontro interreligioso di pellegrinaggio, digiuno e preghiera per la pace svoltosi ad Assisi il 27 ottobre 1986 per volere di Giovanni Paolo II. Anche oggi, come allora, vi è chi osanna tali incontri – a volte con parole e gesti che debordano dal significato di chi li ideò creando confusione – e chi invece vi vede una deriva della fede a scapito della evangelizzazione. Proprio a questo proposito risultano efficaci le parole con cui il noto teologo Hans Urs von Balthasar offrì la lettura dell’incontro in Assisi, ossia che non esiste un’unica religione ma vi è un unico senso religioso inteso come le domande fondamentali, i desideri sorgivi, l’inquietudine del cuore; tutto ciò è proprio di ogni uomo ma soprattutto è evidente nei giovani con la loro irrequietezza per cui nulla basta loro aspirando al tutto. Tale comun denominatore è il medesimo che mise in evidenza l’allora cardinal Joseph Ratzinger in una riflessione circa il viaggio in treno che lo condusse nel gennaio del 2002 – a pochi mesi degli attentati alle Torri gemelle – assieme a Giovanni Paolo II e ai rappresentanti delle diverse religioni nella città di san Francesco.

Il futuro Benedetto XVI infatti scrisse che in quell’incontro «Assisi è stata piuttosto l’espressione di un cammino, di una ricerca, del pellegrinaggio» e per questo è fondamentale far sì che a ciascuno sia assicurata la libertà religiosa, ossia la «libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione» come afferma il documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato dal Papa assieme al Grande Imam di Al-Azhar. Tale senso religioso fu oggetto della lettera pastorale dell’arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, all’arcidiocesi ambrosiana per la quaresima 1957. Egli ebbe a scrivere: «Ministri di Dio, noi siamo obbligati a fare del senso religioso campo del nostro lavoro, oggetto del nostro interesse, materia delle nostre cure; lo vorremmo vigile, retto, pronto agli atti che gli sono propri; lo vorremmo diffuso negli animi e nella condotta degli uomini, alimentato, guidato, sublimato dalla fede e dalla grazia di Cristo.

Ardente in alcuni, lo troviamo debole, assopito, intermittente, talvolta spento in molti altri; soffocato, deriso, sostituito da altri sentimenti, in quelli che, reputano la religione espressione inferiore e superata dello spirito umano, o la negano e la odiano, secondo le forme ormai molteplici dell’ateismo, o dell’empietà, o dell’irreligiosità moderna. Ecco: davanti a noi si stende il panorama del nostro mondo contemporaneo, pieno di vita, di pensiero, di attività, di conquiste. La città terrena va trasformandosi e costruendosi in nuove e grandi forme di civiltà. L’uomo cresce: di numero, di cultura, di potenza.

Studi ed affari, imprese ed interessi, macchine e soldi, viaggi e ricchezze, divertimenti e piaceri, sogni e progetti assorbono il suo spirito, che si è fatto chiaro, calcolatore, operoso, sociale, edonista. L’attualità lo prende. Anche le sue speranze sono diventate dinamiche per il presente. La terra è il suo regno. Ed il regno dei cieli? E la vita futura? E il destino soprannaturale dell’uomo? E il mistero della vita e dell’universo? E Dio? L’uomo moderno va perdendo il senso religioso». Continuando lo definisce «primo gradino della vita religiosa e morale, […] soggettivamente fondamentale sia per quanto riguarda l’ordine dei nostri pensieri, sia per le conseguenze pratiche che ne derivano […] il senso religioso è un’attitudine naturale dell’essere umano a percepire qualche nostra relazione con la divinità».

Con obiettività prende atto che «il senso religioso non è in tutti egualmente vivo e sviluppato, sia riguardo al possesso nativo: vi è chi ha una sensibilità religiosa più pronta e più fine, chi invece più tarda e più ottusa, come l’orecchio musicale; e sia riguardo all’educazione o alla trascuranza, che si è data a questo dono dello spirito. I bambini, i puri di cuore, i veglianti, i sapienti, i mistici hanno, in forme diverse, questa stupenda attitudine in grado superiore». L’importanza del senso religioso – da non confondersi con il sentimento religioso condannato nel 1907 da Pio X nell’enciclica Pascendi – è stato ripreso da don Luigi Giussani (a sinistra, nella foto, con von Balthasar) riconoscendolo una delle pietre basilari del metodo educativo alla realtà della fede; l’agile libretto che ne nacque fu tradotto in diverse lingue, compreso l’arabo, ed è diventato un riferimento non solo per i cristiani.

Preso atto di ciò non meraviglia che nell’attuale scontro di ignoranze, come ebbe a dire con perspicacia il cardinal Jean-Louis Pierre Tauran – che quale presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso lavorò alacremente a ricucire i rapporti con i mussulmani, dopo le incomprensioni del discorso di Benedetto XVI tenuto a Ratisbona nel settembre 2006 –, papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb si impegnino anche a nome dei rispettivi fedeli a risvegliare ed educare il senso religioso perché non scada in integralismi religiosi ma anche agnostici o razionalisti.

di p. Pietro Messa, in San Bonaventura Informa




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