Tanti avvenimenti della vita di San Francesco e dei frati che hanno seguito il Signore sulle sue orme 10 Set 2018

Il Trasimeno: un lago per amico

A circa 20 chilometri da Perugia, sulle rive del Lago Trasimeno, s’incontra Magione, di cui si scorge la quattrocentesca Badia o Castello dei Cavalieri di Malta (o anche “Maison”, da cui venne il nome al paese).

Forse su questo angolo di pianura, dove la strada da Perugia, girando attorno al lago, si biforca per Siena e per Firenze, avvenne il noto episodio raccontato al cap. XI del Libro dei “Fioretti”: san Francesco cammina preceduto da frate Masseo; giunti al trivio, frate Masseo aspetta l’indicazione per la strada da prendere; san Francesco lo fa girare su se stesso come una trottola, finché cade a terra per vertigine. «Dove hai rivolta la faccia?», domanda san Francesco. L’altro risponde: «Verso Siena». «Allora, andiamo a Siena, nel nome di Dio».

L’antico testo de “La Franceschina” precisa che il «tribbio de vie» era «circa tre miglia da longa da la ciptà de Peroscia in verso lo Laco». Magione appare dal sec. XVI in poi, in sostituzione o insieme al nome primitivo del paese: Pian di Carpine (si trova anche: Magione di Pian di Carpine). Questa è dunque la patria del famoso frate Giovanni da Pian di Carpine, che molto prima di Marco Polo rivelò all’Europa i segreti dell’Oriente e, prima del Milione, scrisse la Historia Mongalorum (o Storia dei Mongoli).

Frate Giovanni fu ricevuto tra i Frati minori alla Porziuncola da san Francesco verso il 1215, forse dopo averlo incontrato in una sosta presso l’hospitale di Pian di Carpine. Nel 1221, fu inviato missionario in Germania; nel 1228 era Ministro provinciale a Colonia. Diffonderà l’Ordine, oltre che in Germania, anche in Spagna, Polonia, Boemia. Nel 1245, fu inviato dal papa Innocenzo IV presso il Gran Khan dei Tartari. Con un lunghissimo e penoso viaggio da Lione a Karakorum, consegnò le lettere pontificie al Gran Khan Guyuk, successore di Gengis Khan, e nel 1247 tornò in patria. Morì vescovo di Antivari nel Montenegro, nel 1252. Prima di morire, lasciò manoscritta la storia del suo viaggio, dei costumi del Mongoli e Tartari e della sua ambasciata, nel libro Storia dei Mongoli.

Nei pressi del Trasimeno, tra le colline a sud-est, c’è anche Gaiche, patria del beato Leopoldo (1732-1815). Il convento al quale si presentò il b. Leopoldo nel 1750, per essere ricevuto all’Ordine, era a Cibòttola, a qualche chilometro da Gaiche. In mezzo alla selva, sorgeva il conventino dedicato a san Bartolomeo, allora sede del noviziato ed oggi disabitato e semidistrutto. Risaliva ai primi tempi del francescanesimo ed è tradizione che vi abitassero san Francesco, sant’Antonio, san Bonaventura ed il beato Egidio d’Assisi.

Anzi, le antiche cronache francescane dei secoli XIV-XV narrano che qui frate Masseo impetrò dal Signore la virtù dell’umiltà, dopo aver protestato che in cambio avrebbe dato perfino gli occhi. Altro episodio di frate Masseo a Cibòttola è la raccomandazione ad un confratello di scorgere sempre il bene negli altri, per poter diventare buono. Nella zona del lago, poi, e soprattutto nell’ex-convento francescano dell’Isola Maggiore ricordiamo vari episodi della vita di san Francesco.

Qui, narrano “I Fioretti” (cap. VII), san Francesco digiunò una intera quaresima (nel 1211 o 1213) «con solo mezzo pane». Vi era giunto accompagnato da un amico di cui era ospite, e che pregò di non rivelare a nessuno il suo nascondiglio. Sostò in mezzo ad «una siepe molto folta e stretta, la quale molti pruni e arboscelli avevano acconciato a modo d’una capannetta, ovvero covacciolo». L’isola era deserta, e quando, alla fine della quaresima, l’amico tornò a prelevarlo, dei due pani che gli aveva donato ne ritrovò uno e mezzo; l’altro mezzo l’aveva mangiato «per riverenza del digiuno di Cristo benedetto, il quale digiunò quaranta dì e quaranta notti senza prendere alcun cibo materiale. E così con quel mezzo pane cacciò da sé il veleno della vanagloria».



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