lunedì, 16 maggio 2022
LUNEDÌ della V sett. di Pasqua S.MARGHERITA DA CORTONA, penitente III O. - MEMORIA (bianco)
Storia del beato Francesco Veninbeni 02 Giu 2018

L’incontro con frate Leone alla Porziuncola

Continua il racconto della vocazione del beato Francesco Veninbeni da Fabriano. Nella primo articolo, attingendo alla Cronaca, abbiamo visto le note biografiche della sua vita e vocazione.

In questo secondo articolo vedremo l'incontro con frate Leone. Veniamo infatti a sapere che, durante l’anno di noviziato, nel 1267, il Venimbeni era stato in pellegrinaggio ad Assisi per l’indulgenza del 2 agosto alla Porziuncola. Fu allora che incontrò frate Leone, ed ebbe occasione di parlargli e di leggere ciò che questi aveva scritto sulla vita e i detti di san Francesco. Riporto le parole del Venimbeni in traduzione italiana:

“E ha testimoniato questo [il racconto di come Francesco chiese ed ottenne il dono dell’Indulgenza, nota mia] frate Leone, uno dei compagni del beato Francesco, uomo di vita provata, che io, fra’ Francesco [Venimbeni, nota mia] ho visto nell’anno in cui entrai tra i frati, quando partecipai alla suddetta indulgenza. Riferì infatti il detto frate Leone di aver udito dalla bocca del beato Francesco di questa indulgenza da lui richiesta, come è detto sopra”. In altra parte della cronaca, dove elenca i Ministri generali dell’Ordine, parlando del primo successore di san Francesco, Pietro Cattani, il Venimbeni scrive di nuovo (con sintassi malferma) del suo incontro con frate Leone: “Riguardo al sud- detto Pietro Cattani, che sia stato Ministro generale, si ricava dalle parole di frate Leone, uno dei compagni di san Francesco, quel frate Leone che io incontrai e lessi i suoi scritti che raccolse sui detti e sulla vita del santissimo padre nostro Francesco”. Le parole del Venimbeni sono tra le più antiche testimonianze sull’Indulgenza della Porziuncola, e anche l’accenno agli scritti di frate Leone sono di grande interesse per la storiografia francescana. Non è difficile immaginare l’emozione del giovane novi- zio all’incontro con frate Leone, uno dei compagni più cari a san Francesco; il frate che l’Assisate nei Fioretti chiama “pecorella di Dio”, quando gli spiega la perfetta letizia (FF 1836); il frate che aveva assistito in punto di morte prima Francesco, alla Porziuncola nel 1226, e poi Chiara, a San Damiano nel 1253; il frate cui Francesco aveva scritto di suo pugno una lettera piena di materna premura (FF 249-50), il cui originale autografo è conservato nel duomo di Spoleto, e la celebre benedizione (FF 262), la cui cartula autografa (con in più alcune annotazioni dello stesso Leone) si custodisce nella Basilica di San Francesco ad Assisi.

Possono aiutarci ad immaginare quest’incontro le parole con cui lo descrive, in modo quasi romanzesco, p. Ciro da Pesaro OFM nella sua biografia del beato fabrianese pubblicata nel 1914: “Da Fabriano egli [il Venimbeni novizio, nota mia] mosse alla volta di Assisi, a piedi nudi, per vie solitarie e difficili, sotto la sferza di un cocentissimo sole di luglio. Lo accompagnavano la benedizione de’suoi Superiori, il candore santo di sua vita, l’amore grande al soffrire per il suo Gesù, la preghiera ininterrotta e l’angelo suo tutela- re. Egli andava con l’animo esuberante di gioia spirituale, ricoperto dall’abito benedetto di quella serafica milizia d i cu i fra breve avrebbe ammirato gli splendori ognor crescenti, le glorie senza numero, il testimonio vivente delle sacre Stimate e della speciale indulgenza del perdono [frate Leone, nota mia].

Arrivato alla Porziuncola, quale non fu la sua ammirazione nel vedere l’immenso popolo accorso da ogni parte, per la grande indulgenza del due agosto? Tutta quella gente aveva egualmente sostenuto i disagi di lunghissimi viaggi, ed ora era lì, circondante la chiesina privilegiata, di notte, di giorno, in attesa, pregando. Il santo novizio volgeva lo sguardo su quella vasta ed incantevole pianura, ma l’occhio suo era incapace di abbracciare tutta quella corona umana bellamente intrecciata dall’amore di Cristo e di S. Francesco, intorno alla Madonna degli Angeli. Frate Venimbeni a tale vista non reggeva più: fortemente commosso, piangeva di santa consolazione, incapace di proferire una sola parola. Difatti come non piangere di pura gioia spirituale trovandosi alla cara Porziuncola; assistendo e prendendo parte al religioso entusiasmo di tutto quel popolo, alla solenne manifestazione di tanta fede; lucrando la santa Indulgenza del perdono di Assisi?

E come tutto ciò fosse poco, il novizio ebbe ancora la sorte invidiata di vedere, di parlare, di udire da frate Leone il dettagliato racconto di come S. Francesco ottenne da Cristo il grande privilegio. La narrazione di frate Leone corrispondeva perfettamente al rogito che il Venimbeni attesta di aver letto e veduto sotto l’autentico sigillo del vescovo di Assisi […]. Con il cuore esuberante di letizia spirituale, con l’animo ricolmo di nuove grazie celestiali, frate Venimbeni ritornò alla cara solitudine di val di Sasso, per compirvi l’anno della prova” (pp. 32-5).

In SANTI ALLA PORZIUNCOLA, a cura di Andrea Dovio
dal n. 2/2017 della Rivista Porziuncola



Andrea Dovio Francesco Veninbeni Frate Elia Porziuncola Rivista Porziuncola

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