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Cosa ci dice la testimonianza di Francesco d’Assisi 10 Ott 2018

La bellezza rivela la verità dell’amore 1/2

Vi proponiamo un percorso a due tappe sulla bellezza. Nell’essere umano tutto apre alla trascendenza, tutto parla di trascendenza. Questa apertura ha il suo più “denso” luogo rivelativo ed evocativo nella bellezza. “Non è la sensualità che allontana da Dio, ma l’astrazione”, dice Nicolás Gòmez Dàvila. La bellezza, incontro che sorprende, è infatti l’esperienza dei sensi che riconoscono il “senso” dei sensi.

L’estetica (gr. aisthànomai = sentire, percepire) è la disciplina che ha come oggetto la riflessione sul bello nelle sue varie forme espressive. Oggi parlare di bellezza, di esperienza estetica, per molti significa rinviare a qualcosa di marginale - seppure interessante - rispetto alle questioni “vitali e concrete”, come sono ritenute l’economia, la politica, la giustizia, le migrazioni…Inoltre la bellezza è vista quasi solo come apprezzamento soggettivo, secondo il detto “è bello non ciò che è bello, ma ciò che piace”. In realtà è la bellezza vera, “oggettiva”, che salva il mondo: ridona vita, luce, calore, giusta prospettiva all’uomo deluso e confuso e ripiegato su se stesso. È la bellezza dell’altro che rivela la mia bellezza: non c’è bellezza senza relazione. In un contesto di smagamento e decadenza risuona la domanda che Dostoevskij, nel suo romanzo L’idiota, fa porre dall’ateo diciottenne Ippolito (malato terminale di tisi) al principe Myskin: “È vero, principe, che voi affermate che è la bellezza che salverà il mondo?”. Il principe non risponde alla domanda (così come un giorno il Nazareno di fronte a Pilato non aveva risposto alla domanda “Cos’è la verità?”). Il silenzio di Myskin, con infinita compassione accanto al giovane che sta morendo, sembra dire che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore. La bellezza che salva il mondo dal non senso è legata intrinsecamente alla bontà e alla verità.

Nei nostri tempi vediamo che spesso la verità è piegata e strumentalizzata dall’ideologia, e la bontà ridotta a orizzontalismo sociale ed etico. Rimane, allora, la bellezza come via a ripensare la verità e la bontà. All’inizio c’è la bellezza: l’incontro con il bello è inizio della conoscenza e della ri-conoscenza della fede. All’inizio c’è il sorriso del bambino di fronte alla bellezza dell’amore della madre. All’inizio c’è la fede, nel credere alla bellezza dell’amore di Dio per noi. La gioia è la bellezza di credere. Perché Francesco d’Assisi attira, affascina tante persone? Non era “bello”, secondo canoni puramente estetico-superficiali; non era “intelligente” secondo i criteri del sapere mondano, eppure tutti volevano (e vogliono) vederlo. Francesco è bello perché è l’humanum riuscito. L’esperienza estetica si compie in questo mondo, non in un mondo “altro” di sogni o di idee. Ci attrae con la forza che sprigiona da se medesima; i nostri sensi la percepiscono, la nostra attenzione si concentra su di essa. Nella bellezza c’è una dimensione materiale e sensibile che è costitutiva e non si può eliminare. Il cristianesimo è “estetica teologica” (cf Balthasar): non una tra le religioni, tantomeno un’etica, ma una vera estetica.

Un fondamentale della fede cristiana è la carne (luogo teologico, Dio si è rivelato nella carne di Gesù, cf Tertulliano: “Caro cardo salutis”). La carne di Gesù è il fondamento dell’estetica teologica, della bellezza che salva. La vera esperienza estetica non si ferma alla superficie: nel visibile brilla la luce della profondità che si intravede. Così, ad esempio, il corpo è luminoso per luce interiore, e non per luce esterna (che, a veder bene, lo opacizza). La vera bellezza suscita stupore e sorprende perché fa avvertire qualcosa che si sente “più grande” e, proprio per questo, corrispondente a sé, a ciò che si cerca nel profondo.

di Domenico Paoletti, OFMConv, docente di Teologia fondamentale e vicario del Sacro Convento di Assisi. Leggi le altre Rubriche dal sito del Seraphicum



Bellezza Riflessione

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