MERCOLEDI della XXIV sett. del T.O S. GIUSEPPE DA COPERTINO, sacerdote I O. – MEMORIA (bianco)
mercoledì, 18 settembre 2019
3^ meditazione del Triduo in preparazione alla Solennità del Perdono di Assisi 01 Ago 2019

La Chiesa, luogo della fratellanza universale

Dopo aver messo in luce nelle prime due serate (I seraII sera) la necessità di ricevere la Misericordia di Dio per poter perdonare in primo luogo Dio stesso e quindi se stessi, nella terza e conclusiva riflessione – disponibile integralmente in video – p. Giuseppe Renda ha approfondito il tema del perdono donato agli altri. Prendendo spunto dalla lettera di san Paolo agli Efesini, il Custode della Porziuncola ha sottolineato come Gesù con il suo sacrificio sulla croce abbia abbattuto “il muro di separazione, […] cioè l’inimicizia” e abbia costituito un unico popolo che è la Chiesa, caratterizzata da relazioni di fratellanza universale. Essa deve vivere con gli stessi sentimenti di Cristo, non odiando ma perdonando, mostrando in questo modo come l’essenza di Dio e di ogni cristiano sia l’amore.

Quali sono allora le difficoltà che non ci consentono di perdonare? Un primo ostacolo è la perdita di potere: perdonare significa infatti consegnarsi totalmente nelle mani del prossimo. Un altro è la presunta debolezza che si mostrerebbe. In realtà, il perdono è l’espressione di un coraggio estremo, è amore vero, il più autentico perché il più disinteressato. Ci guarisce e non permette che trionfino in noi il risentimento e la delusione. Il cristiano è chiamato a non giudicare, a non essere ipocrita, ma a perdonare “fino a settanta volte sette” (Mt18,22).

In conclusione, p. Giuseppe ci ha condotti ancora una volta ad osservare San Francesco come descritto da san Bonaventura nella Leggenda Maggiore: “La pietà lo elevava a Dio per mezzo della devozione, lo trasformava in Cristo per mezzo della compassione, lo faceva ripiegare verso il prossimo per mezzo della condiscendenza e, riconciliandolo con tutte le creature, lo riportava allo stato di innocenza primitiva. Per essa sentiva grandissima attrazione verso le creature, ma in modo particolare verso le anime, redente dal sangue prezioso di Cristo Gesù; e, quando le vedeva inquinate dalle brutture del peccato, le compiangeva con una commiserazione così tenera che ogni giorno, le partoriva, come una madre, in Cristo.” (FF1134)

Anche noi allora siamo chiamati – ha concluso – a percorre questo cammino sulle orme di Francesco, prendendoci cura del creato e del prossimo, per essere collaboratori di Dio nella costruzione di una fratellanza cosmica, in cui tutto è interdipendente!



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