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Storia di un evento prodigioso e della sua devozione 22 Feb 2018

La festa della lingua di Sant’Antonio

L’8 aprile 1263, domenica in Albis, in occasione della esumazione del corpo di sant’Antonio, per deporlo in una nuova cassa entro un sepolcro più dignitoso, nella parte ormai terminata della basilica in costruzione, presente il settimo generale dell’Ordine francescano, san Bonaventura da Bagnoregio, mentre il resto del corpo era ridotto in polvere, «la lingua, benché fosse stata sotto terra per trentadue anni, era così fresca, rossa e bella, come se il padre santissimo fosse appena morto».

Ce lo fa sapere (ed è la più antica testimonianza), la biografia antoniana Benignitas, d’una decina d’anni appena posteriore all’avvenimento. Meno preciso nel conteggio degli anni di sepoltura, ma con particolari interessantissimi, un panegirico in lode di sant’Antonio, tenuto nella basilica del Santo da un francescano sul finire del secolo, ci informa che «verificarono la cosa non soltanto i frati, ma anche moltissimi laici, specialmente i dodici degni di fede eletti dal Comune di Padova, i quali poi ne resero testimonianza al Papa».

Del 1293 circa è la biografia del Santo detta Raimondina. Scrive: «La lingua del santo, ch’era stata tromba di Cristo, strumento dello Spirito Santo e paletto bronzeo del Tabernacolo, fu trovata talmente integra ed aguzza che pareva proprio d’un uomo vivo». La festa della traslazione ma detta “della Lingua” benedetta del Santo ricorre nel calendario liturgico il 15 febbraio. Per la devozione è concesso alla Basilica di celebrarla nella domenica più prossima alla festa (quest’anno il 18 febbraio la domenica nella quale si rinnovano i segni più significativi di questo evento).

Come da tradizione il delegato pontificio presiederà la Santa Messa solenne del mattino: quest’anno sarà la prima esperienza di questa festa per monsignor Fabio Dal Cin, che solo da pochi mesi ha iniziato il suo servizio per la Pontificia Basilica del Santo, succedendo a monsignor Giovanni Tonucci.

Al pomeriggio, invece, è il Ministro provinciale della Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova dei francescani conventuali fra Giovanni Voltan a presiedere la Messa Solenne, cui segue la processione all’interno della Basilica, alla quale partecipano attivamente decine di rappresentanti dei vari gruppi che regolarmente durante l’anno offrono tanti e diversi servizi per la Basilica e il mondo antoniano.

Durante la processione viene portata l’insigne reliquia del mento di sant’Antonio (visto che preziosità e fragilità della reliquia della lingua non ne permette più gli spostamenti dalla sua sede presso la Cappella delle Reliquie della Basilica).

Il senso della processione è molto semplice ma significativo: accompagnata da preghiere e canti di lode a Dio per il dono del suo servo Antonio, la processione “vede” sant’Antonio di Padova ancora in cammino tra la sua gente, e vede ancora la gente sentire il fratello maggiore Antonio presente con la sua storia e testimonianza di fede, che rimanda direttamente alla sequela Christi.

Secondo la tradizione pervenutaci, san Bonaventura presente al ritrovamento del prodigioso segno davanti ai suoi occhi della lingua incorrotta, pronunciò queste parole: «O Lingua benedicta, quae semper Dominum benedixisti et alios benedicere fecisti, nunc manifeste apparet quanti meriti exstitisti apud Deum!».

II latino è facile, la lode è giusta e grande: «O lingua benedetta che hai sempre benedetto il Signore e hai fatto che altri lo benedicessero, ora appare chiaro di quanto merito posti presso Dio».

La lingua, soffice e rossa come di persona vivente, fu subito esposta alla venerazione in un reliquiario a parte.

Nel reliquiario iniziale, pur solenne, fu conservata fino al 1443, quando per la munificenza e devozione del patrizio padovano Antonio Ovetario fu collocata nel ricchissimo e splendido reliquiario dentro al quale fino a oggi si conserva e che devoti possono vedere nella Cappella delle Reliquie.

La sua lingua, organo della sua parola e strumento del suo ministero, si può considerare come simbolo di tutta la sua provvidenziale missione, come sintesi di tutti i doni naturali e sovrannaturali che composero la sua gigantesca figura e la tramandarono ai posteri.

Per i devoti di oggi è anche un richiamo forte alla centralità della Parola di Dio nella vita cristiana: Antonio predicò con coraggio e passione quella Parola che ispirava la sua vita; quella Parola è vera ed eterna; ciò che molto umilmente è stato a servizio di quella Parola (l’apparato vocale) non è stato oggetto di corruzione. Parliamo di apparato vocale perché circa otto secoli dopo – come molti non sanno – il prodigio si è rinnovato!

Un’importante indagine sui resti del Santo fu iniziata il 6 gennaio 1981, in occasione del 750° anniversario della morte di sant’Antonio. Una commissione religiosa e una commissione tecnico-scientifica, entrambe nominate dalla Santa Sede, curarono l’apertura della tomba ed esaminarono quanto vi rinvennero.

Rimossa una lastra laterale di marmo verde, si trovò una grande cassa di legno d’abete, avvolta in preziosi drappi.

Essa conteneva un’altra cassa più piccola in legno, dentro cui in diversi involti, sistemati in tre comparti, avvolti in drappi preziosi e con scritte indicative, c’erano: lo scheletro, ad eccezione del mento, dell’avambraccio sinistro e di altre parti minori (da secoli conservate in altri reliquiari particolari); la tonaca; la “massa corporis”, cioè le ceneri: qui sono state individuate le fragili parti dell’apparato vocale del Santo, quasi a riconfermare il prodigio della lingua incorrotta.

I resti di sant’Antonio furono poi ricomposti in un’urna di cristallo ed esposti, dalla sera del 31 gennaio alla sera della domenica 1° marzo 1981 (per un totale di 29 giorni) alla venerazione dei devoti, che accorsero a folle impressionanti: oltre 650.000 persone. Al termine dell’ostensione l’urna di cristallo venne rinchiusa in una cassa di rovere e riposta nella secolare tomba-altare della cappella dedicata a sant’Antonio. Alcuni reperti, in particolare la tonaca e le reliquie dell’apparato vocale di sant’Antonio, sono tuttora esposti nella Cappella delle Reliquie.

di Andrea Vaona OFMConv, docente di Storia ecclesiastica presso
l’Istituto Teologico Sant’Antonio Dottore e la Facoltà Teologica del Triveneto
per “San Bonaventura informa“ (Gennaio 2018)



Antonio di Padova Devozione Miracolo Padova SBi

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