LUNEDÌ della XXIX sett. del T.O. FERIA (verde)
lunedì, 22 ottobre 2018
La testimonianza di suor Anastasia per la sua professione solenne 13 Mag 2018

La gioia di scoprire Cristo e la Chiesa

“Qui abiterò perché l’ho desiderato” (Salmo 131).

Così ho scritto sull’annuncio della mia Professione Solenne, celebrata l’8 dicembre 2017, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria.

È stato un giorno di una pienezza straordinaria! Tutto parlava di gioia: mia, sicuramente, ma anche delle persone che hanno partecipato. Nello scrivere questa testimonianza sulla Professione, ho capito che non si può parlare di quel giorno senza percorrere le gioie e le fatiche di un lungo “fidanzamento”, perché un sì per sempre non si improvvisa. Contiene in sé tutti i sì detti a Dio nel corso della vita.

Uscendo dalla sacrestia e percorrendo la navata verso l’altare, ho guardato i volti dei miei cari, degli amici del passato e del presente. Alcuni mi hanno lasciata andare con fatica, altri mi hanno accompagnata, sostenuta e amata. Un momento forte di sorrisi e commozione. Mi sentivo un unico corpo con tutti loro e così è stato per tutta la celebrazione. Un unico coro si è levato compatto, di credenti ma anche di non credenti, uniti per celebrare il Signore che accoglieva il mio si, la mia risposta alla Sua chiamata.

Padre Mario Favretto, nella sua semplice ma incisiva omelia, ha raccontato di me, della mia conversione improvvisa avvenuta dopo la morte di mio fratello, della mia vocazione e del cammino durato nove anni, qui nel monastero con le mie sorelle. Ha in particolare sottolineato l’amore di Maria, la madre di Gesù, che dicendo il suo “Eccomi, sono la serva del Signore, si compia in me secondo la Tua Parola”, ha detto tutto ciò che è necessario per rispondere alla chiamata di Dio. Il mio non poteva e non può che specchiarsi nel suo.

In un grande e profondo abbandono, prostrata a terra, mi affidavo all’intercessione dei Santi. E il fremito dell’Eterno ha trovato posto nel mio cuore che percepiva la vastità di questo dono infinito e, pur non comprendendo fino in fondo la sua portata, ne rimaneva come inebriato.

Con questa emozione e gratitudine, con le mani nelle mani di madre Veronica leggevo la formula della Professione Solenne che comincia con queste parole:

A lode e gloria di Dio che per sua grazia mia scelta è mia chiamata… Prometto e faccio voto a Dio Onnipotente di vivere per tutto il tempo della mia vita in castità, senza nulla di proprio, in obbedienza e in clausura…”.

Sono parole che una volta dette non si possono ritirare. Sono dette a Dio, alla Chiesa, sono parole per sempre, per ogni momento della vita concreta. Ed è comunione con le sorelle che mi hanno accolta.

La consacrazione che ne è seguita mi ha trovata in ginocchio ai piedi dell’altare con le mani di padre Mario tese sul mio capo chino. L’invocazione dello Spirito Santo è stato un momento forte di piena consapevolezza che non mi appartenevo più. Che il dono era totale. Che anche il mio passato, in cui non c’era Cristo, veniva incastonato con il presente e con l’Eterno. Capivo che ogni cosa fatta o che sarei andata a fare si sarebbe compiuta alla luce di quella consacrazione e che, nello Spirito invocato avrei trovato l’aiuto sempre presente per attingere forza in Lui, che trasforma in Cristo tutto ciò che viene offerto al Padre. Tutto questo non s’improvvisa, ci sono voluti nove anni di preparazione, di studio, di lotte, di quegli strappi che fanno piangere e crescere. Di gioie, di piccole e grandi conquiste, di piccole e grandi rinunce. Di vita concreta vissuta insieme alle mie sorelle, condivisa nel bene e nel male. E così s’impara, s’impara la docilità, l’obbedienza. S’impara l’appartenenza. Ci si tiene strette le une alle altre in una vita quotidiana piena di tutto, sopra ogni cosa di Dio. S’impara la solitudine e il silenzio. …Si impara? No, si comincia appena a ficcarci dentro il naso. La Professione è punto di arrivo per ripartire ancora: se ci si ferma lì è vita sprecata.

“…Prometto di seguire ed imitare la vita dell’Altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre… Secondo la Regola delle Sorelle Povere di Santa Chiara…

Seguire è un movimento totale del corpo e dell’anima verso Cristo. Ed è con Lui che si è conclusa la celebrazione: l’apice è l’incontro con Lui nell’Eucarestia. Così è stato quel giorno. Sua è la prima Parola “vieni!” e Sua è l’ultima: il Suo Corpo, il dono totale di sé che conferma, sigilla il mio in Lui, nella Chiesa e nel mondo.

… E la festa è continuata in parlatorio, fra abbracci e sorrisi… patatine e popcorn, gioia per grandi e piccini!

Questa e altre testimonianze vocazionali di San Damiano in Borgo Valsugana sul sito del Monastero.



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