LUNEDÌ della XVI sett. del T.O. S. BRIGIDA, religiosa, patrona d’Europa – FESTA (bianco)
lunedì, 23 luglio 2018
Intervento di mons. Paolo Martinelli sull’Amoris laetitia 01 Mag 2018

La letizia dell’amore nel mondo di oggi

L’interesse della Chiesa per il tema del matrimonio e della famiglia non è un tema tra gli altri; indica la questione antropologica per eccellenza; se saltasse la famiglia salterebbe l’introduzione all’umano nel suo intreccio fondamentale di affetti, lavoro, riposo, nascita, gioia e di dolore, malattia, morte.

L’impegno della Chiesa su questo tema è stato sempre molto abbondante nella storia, ma in particolare dal Concilio Vaticano II ad oggi. Soprattutto perché il Concilio rilegge le diverse forme di vita cristiana a partire dalla riscoperta della vocazione del battezzato alla santità, ossia alla pienezza dell’amore in Cristo. Mentre precedentemente la riflessione teologica baricentrava la vocazione in relazione al sacerdozio e alla vita religiosa. “Avere la vocazione” voleva dire farsi religioso o andare in seminario.

Nell’epoca moderna, sebbene la Chiesa abbia sviluppato una notevole riflessione soprattutto canonistica e morale sulla famiglia, il volto vocazionale della Chiesa era caratterizzato da quello di una speciale consacrazione.

Anche nella presentazione del matrimonio nell’epoca moderna, come hanno rilevato grandi studiosi, prevaleva una visione centrata perlopiù sulla base naturale, già compiuta in se stessa, su cui si aggiungeva, non senza il rischio di un certo estrinsecismo, la realtà della grazia sacramentale. Su questa base, centrata sull’elemento naturale, era anche difficile riconoscere al matrimonio il carattere vocazionale.

Proprio questo è il primo elemento che vorrei sottolineare della esortazione apostolica. Il matrimonio e la famiglia sono presentate da Papa Francesco come una vocazione nel senso pieno del termine: “Il matrimonio è una vocazione, in quanto è una risposta alla specifica chiamata a vivere l’amore coniugale come segno imperfetto dell’amore tra Cristo e la Chiesa”.

Con una precisazione importante. “Pertanto, la decisione di sposarsi e di formare una famiglia dev’essere frutto di un discernimento vocazionale” (AL 72). La frequente frettolosità nella preparazione al matrimonio cristiano in parte si spiega col fatto che per molto tempo non è stato sentito come vocazione.

Era stato il documento Gaudium et spes a indicare questo cambiamento quando afferma che “Cristo Signore ha effuso l’abbondanza delle sue benedizioni su questo amore […] sgorgato dalla fonte della divina carità e strutturato sul modello della sua unione con la Chiesa” (GS 48).

In tal modo la dimensione soprannaturale assume pienamente la realtà umana, senza annullarla ma portandola a compimento dentro l’unico disegno di Dio. L’incontro con il divino esalta l’umano, non lo annulla, non toglie la sua “giusta autonomia”; anzi, la afferma e la esige come libertà. Così è per il matrimonio.

Nel tempo dopo il Concilio troviamo un numero crescente di documenti magisteriali dedicati al matrimonio e alla famiglia, in particolare con il pontificato di san Giovanni Paolo II, che giustamente viene chiamato da Papa Francesco il Papa della Famiglia. A cominciare dal Sinodo sulla famiglia del 1980 e il successivo documento della Familiaris consortio - molto ripresa da Papa Francesco nella Amoris laetitia.

Qui si trattava di rispondere ai nuovi problemi emergenti, al rapporto uomo-donna, genitori-figli, in una società, soprattutto quella occidentale, fortemente secolarizzata, che tendeva a rompere con la tradizione cristiana riguardo agli affetti, introducendo così una scollatura tra la fede e l’umano comune.

Non si deve dimenticare che una delle persone che, prima di molte altre, aveva intuito quello che stava accadendo fu proprio il beato Paolo VI - già nelle lettere giovanili affermava che Cristo era ormai uno sconosciuto per la cultura moderna (anni ‘30) -; si pensi in particolare alla Evangelii nuntiandi, in cui si afferma il dramma del nostro tempo nella divisione tra fede e vita, tra fede e cultura. Una rottura che non era innanzitutto di coerenza, ma di pertinenza. Ossia si percepiva una assenza di nesso di senso tra la fede e la vita. Veniva meno, nel nostro caso, il nesso tra il matrimonio cristiano e il modo di intendere gli affetti.

Qui trovi tra altri interventi il testo completo di S. Ecc. mons. Paolo Martinelli, Vescovo Ausiliare di Milano.

Nel video che segue un intervento di mons. Martinelli:

Cfr. anche A Pasqua il bello è lo splendore del vero.



Amoris Laetitia Gaudium et spes Paolo Martinelli

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