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Omelia del Min. Gen. OFM, fr Michael A. Perry, alla celebrazione di apertura della Solennità e della Porta del Perdono 01 Ago 2013

La Porta della Misericordia

Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele”.
(Siracide 24, 18-19)

Carissimi fratelli e sorelle,

davanti ai nostri occhi abbiamo il cuore di questa grande Basilica: è la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, la chiesetta della Porziuncola, il luogo che san Francesco amò più di tutti gli altri luoghi della terra, anche perché era convinto che questo fosse “il luogo prediletto, della Vergine gloriosa, fra tutte le chiese del mondo”.

Per questo, invito me e voi ad aprirci alla riconoscenza al Signore per essere qui oggi, nella festa del Perdono d’Assisi, insieme ai frati che custodiscono questo tesoro, che con cura speciale celebrano le lodi del Signore e accolgono quotidianamente i pellegrini.

Grazie a voi, cari fratelli minori, che con la vostra presenza qui realizzate il sogno di san Francesco, quello di non lasciare mai questo luogo pieno di grazie!

Grazie per custodire questa presenza di Maria e degli Angeli e per riversare su tanti fratelli e sorelle, assetati di Dio, i doni del Signore!

C’è un fatto storico a motivare la nostra presenza qui oggi. Nel 1216, Francesco d'Assisi chiese e ottenne dal suo Signore per questa piccola cappella della Porziuncola di Assisi il più grande dei doni: il suo Perdono. Non solo per sé ma per tutti quanti ne avessero fatta richiesta con cuore contrito. L’approvazione della Madre Chiesa, nella persona di Papa Onorio III, suggellò e riconobbe la verità della concessione divina, permettendo a Francesco di darne gioioso annuncio a tutti i fedeli convenuti, com’è illustrato nella pittura che possiamo ammirare all’interno della stessa. Porziuncola, con le parole «Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!».

Nacque, così, il «Perdono di Assisi» che vide convergere verso la chiesetta un fiume di pellegrini sempre maggiore, al punto di suggerire la costruzione di una basilica adatta ad accoglierli: quella che oggi è la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli all’interno della quale, come uno scrigno, sta la piccola Porziuncola. Grazie al Poverello d’Assisi, questa piccola chiesetta dedicata a S. Maria degli Angeli, da circa otto secoli rappresenta per ciascun fedele in Cristo una «porta» per la vita eterna. Anche per noi, oggi, è proprio così.

Ecco, soffermiamoci sulla “porta”: Uno dei desideri più profondi del cuore umano è di trovare sempre una porta aperta. È la speranza che ci attrae – dal primo all'ultimo respiro – verso una mano amica, un cuore accogliente, una casa che ci ospita. L’entrare e l’uscire sono i due movimenti che scandiscono il pellegrinaggio dell’uomo sulla terra. Sembra che il nostro cuore pulsi insistentemente, di giorno e di notte, il ritmo della nostalgia di casa. Di quale casa? Certamente di quella casa dalla quale siamo partiti: il cuore di Dio. Forse l’amaro ricordo di una cacciata dal paradiso terrestre è iscritto nel DNA di ciascuno di noi, ci scorre nel sangue assieme ai globuli rossi. E con passione continua, sia che ce ne accorgiamo sia inconsapevolmente, ci spinge sempre e ovunque verso quella casa, quel cuore, quelle braccia.

Ma prima di giungervi la valle di lacrime ci fa sperimentare una molteplicità di case, di cuori, di braccia che si aprono e chiudono, che attivano in noi ora la gioia ora la disperazione. La gioia che si allaccia a quel primo Sì di Dio, quando ci ha creato impastandoci d’amore; la disperazione che rende viva l'angoscia di quella cacciata. La vita dell'uomo è una lotta tra aperture desiderate e chiusure ricevute, ma anche tra accoglienze donate e, a volte purtroppo, rifiuti sbattuti in faccia agli altri.

Qui, cari fratelli e sorelle, siamo venuti tutti per passare da questa porta, per entrare nella chiesetta della Porziuncola e ottenere il “Perdono d’Assisi”.

Ma cos'è in realtà questa porta? Sono sicuro che se lo chiedessi a voi, più di una persona mi risponderebbe: questa porta sempre aperta è il cuore di Dio! È proprio così. La porta spalancata è l’immagine del cuore di Dio, sempre aperto ai suoi figli. Pensate che cosa meravigliosa: potremo trovare anche tante porte chiuse, ma ce n’è una che è sempre aperta per me, è lo stesso cuore di Dio! Mi accoglie quando sono bravo, quando vado a messa, metto in pratica i comandamenti di Dio, faccio opere di carità, riesco a perdonare il male ricevuto…, ma resta sempre aperta anche quando la mia vita si sporca nel peccato, anche quando m’indurisco davanti agli altri. La porta di Dio è totalmente spalancata per noi, anche in questi casi! E proprio quando noi siamo lontani il Signore continua a guardarci con occhi pieni di amore e spera nel nostro ritorno, fa di tutto per poterci riabbracciare, per farci sentire suoi figli, il suo calore di Padre, la sua tenerezza.

Guardiamo al nostro Papa Francesco. Fin dal primo giorno del suo servizio, ha sempre parlato della misericordia di Dio, di non avere paura di avvicinarci a Lui, e anche di ritornare a Lui col cuore desideroso di riabbracciarlo. Davvero il nostro Papa sembra aver toccato la tenerezza di Dio: per questo ce ne parla sempre, con tanta convinzione. Anche nei giorni passati, io stesso ho potuto ascoltarlo insieme ai tantissimi giovani convenuti a Rio de Janeiro. Voglio riportarvi alcune sue parole che danno tanta luce alla nostra celebrazione oggi. «Che cosa lascia la Croce in ciascuno di noi? Vedete, lascia un bene che nessuno può darci: la certezza dell’amore fedele di Dio per noi. Un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e ci dona la forza per portarla entra anche nella morte per vincerla e salvarci. Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, c’è la sua immensa misericordia. E questo è un amore di cui possiamo fidarci, nel quale possiamo credere.

Ma la Croce di Cristo invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna allora a guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto, chi aspetta una parola, un gesto, la Croce ci invita ad uscire da noi stessi per andare loro incontro e tendere loro la mano. Cari giovani, alla Croce di Cristo portiamo le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri insuccessi; troveremo un Cuore aperto che ci comprende, ci perdona, ci ama e ci chiede di portare questo stesso amore nella nostra vita, di amare ogni nostro fratello e sorella con questo stesso amore».

Vi ricordate la prima lettura della Messa. Il Libro del Siracide, a un certo punto, afferma: “Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele”.

Ecco, ci siamo avvicinati a Dio, e ora vogliamo saziarci dei suoi “prodotti”, vogliamo “fare il pieno” del suo perdono, immergerci nella sua misericordia. Insieme vogliamo tutti sperimentare il “miele” della dolcezza di Dio e portarne a casa per condividerlo con gli altri. E lo condivideremo proprio attraverso la dolcezza e la bontà che abbiamo ricevuto e che vogliamo custodire e far crescere nel nostro cuore. E così, potremo trasformare la nostra vita e renderla, a nostra volta, un cuore spalancato, proprio come la porta del cuore di Dio che non si chiude in faccia a nessuno.

Quanto bene ci aspetta, cari fratelli e sorelle! E vivere nel bene è vivere nella gioia. Troppa tristezza proviene dalle nostre chiusure! Abbattiamo questi muri con la forza della misericordia di Dio! Siano le braccia di Gesù crocifisso la misura del nostro essere aperti al bene!

Ora voglio ricordarvi quali sono le condizioni per implorare questo “super-prodotto” della misericordia di Dio e farne davvero “il pieno” per la nostra vita:

  • c’è la confessione sacramentale, che è l'abbraccio di Dio sulla nostra vita, il suo rifarci nuovi. Avremo paura di farci abbracciare da Dio? Nessuno di noi dovrà avere paura;
  • c’è poi la comunione eucaristica, la grande grazia di ricevere in noi lo stesso Corpo del Signore, così da divenire sempre più conformi a Lui, al suo cuore;
  • quindi reciteremo insieme il Credo e il Padre Nostro: intendiamo così affermare quelle verità che danno luce al nostro cammino, nelle quali la nostra identità di cristiani è rafforzata, soprattutto in quest'Anno della fede, lanciato da Papa Benedetto;
  • infine pregheremo secondo l’intenzione del Santo Padre, per sentirci in piena comunione con lui e tra noi;
  • l’importante è che ci sia il vivo desiderio in noi di accogliere il dono di Dio, il suo perdono, la sua misericordia.

Così realizzeremo il sogno di Francesco d’Assisi, quello di predisporci a varcare la soglia del Paradiso.

Ci aiuti Santa Maria degli Angeli, la “piena di grazia”! Lei ha sperimentato quella misericordia che “di generazione in generazione si stende su quelli che lo temono”. Ci aiuti a “sperimentare più abbondante la misericordia del Figlio di Dio” per le nostre vite, le nostre famiglie, per il nostro tempo di crisi, per tutto il mondo. Lei, che è la più attraente calamita della misericordia divina, ci faccia avvicinare al cuore di Dio ci sospinga verso quella porta aperta! Ci faccia comprendere che il cuore di Dio è pienamente contento solo quando Lui ci vede entrare per fare esperienza della sua misericordia.

Cronaca e sintesi della Celebrazione eucaristica.



Michael Perry Ministro generale Misericordia OFM Omelia Perdono di Assisi Porta

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