MARTEDÌ della II sett. del T.O. Feria (verde)
martedì, 19 gennaio 2021
Prima serata del Settenario di Natale 18 Dic 2020

La Sapienza ci fa gustare il buon sapore di Dio

P. Gianluca Ricci OFM ha aperto giovedì 17 dicembre il Settenario in preparazione al Natale del Signore nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Il percorso che vivremo verterà sulle antifone al Magnificat degli ultimi 7 giorni di Avvento, le cosiddette Antifone Maggiori. In esse, Cristo è invocato con 7 appellativi diversi, che sintetizzano l’attesa messianica del Primo Testamento. Unendo le lettere iniziali dall’ultima fino alla prima invocazione si ottiene l’espressione latina “Ero cras”, che significa “ci sarò domani”, una promessa che il Signore ripete a ciascuno di noi dentro tutte le nostre notti.

La prima antifona recita:
O Sapienza,
che esci dalla bocca dell’Altissimo,
ti estendi ai confini del mondo,
e tutto disponi con soavità e con forza.
Vieni, insegnaci la via della prudenza.

Il primo titolo attribuito al Messia è quello della Sapienza. San Luigi Maria Grignion de Montfort afferma che la Sapienza è la sapida scienza, cioè la scienza saporosa, che dà sapore. L’Emmanuele che viene è il buon sapore di Dio. Rende saporiti tutti i nostri gesti e anche noi siamo chiamati a far assaggiare alle persone che ci sono accanto il buon gusto di Dio.

Essa è uscita dalla bocca dell’Altissimo per arrivare agli estremi confini della terra. Il nostro Dio è un Dio che si scomoda, che scende verso noi bisognosi. Per dare sapore alla nostra vita, allora, è necessario, innanzitutto, tenere lontano il germe inquinante dell’egoismo. Questo germe rovina il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà, di riconciliazione.

Il Messia ha sete dei confini del mondo, vuole arrivare proprio lì dove l’altro è ai margini. L’antidoto contro questo germe è la prossimità. Occorre decidere di incontrare l’altro, superando precomprensioni, pregiudizi, fatiche e diffidenze. L’altro è sempre un fratello e – possiamo aggiungere nella fede – “un fratello per il quale Cristo è morto”. La logica della chiesa in uscita nasce dalla contemplazione di un Dio che è eternamente in uscita, un Dio che si fa prossimo, per venire incontro alle nostre incoerenze e ai nostri compromessi.

Dio – prosegue l’antifona – mette ordine con dolcezza e forza. Questi sono il modo di amare di una donna, la dolcezza, e di un uomo, la forza. È un Dio che ama come un padre ed una madre insieme, un amore sponsale come quello di un marito ed una moglie che si accolgono reciprocamente. Sulla croce si è manifestato l’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa: ha rivelato tutta la sua dolcezza, con il perdono e la compassione, ma anche tutta la sua forza, la sua determinazione a rimanere fedele al progetto di salvezza di Dio Padre. Per portare il buon sapore di Dio, dobbiamo essere capaci di un amore crocifisso: capace di dolcezza e di forza, un amore dimentico di sé, che non chiede nulla in cambio.

L’antifona si conclude con un’invocazione: “Vieni!” e con la richiesta al Signore della virtù della prudenza. Che cos’è la prudenza? È l’arte di sapersi prendere quello che vale di più. È una virtù che ci aiuta a tenere fisso lo sguardo sulla meta, che è quello di rendere la nostra vita saporosa, piena del gusto di Dio.

Il vespro si è concluso con la benedizione delle candele e dei cesti di viveri che saranno portate ai malati e ai bisognosi dell’unità pastorale di Santa Maria degli Angeli – Castelnuovo – Costano – Tordandrea. Vogliono essere un segno di speranza, una piccola “luce dalla Porziuncola” per tutti coloro che soffrono.



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