III sera del Settenario di Natale 20 Dic 2021

La speranza che si sprigiona dalla Radice

P. Riccardo Scialandrone ha guidato la preghiera dei Secondi Vespri della IV Domenica di Avvento nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, in cui si è invocato il Signore con il titolo di “Radice di Iesse”. È la terza Antifona Maggiore che compone il percorso del Settenario di Natale (I - II sera) e afferma:
O Radice di Iesse,
che ti innalzi come segno per i popoli,
tacciano davanti a te i re della terra
e le nazioni ti invocano:
vieni a liberarci, non tardare.

Questa antifona porta consolazione perché indica che proprio là dove in noi qualcosa è fallito, spezzato o frantumato, dal ramo secco, può spuntare un nuovo germoglio. “Chi era Iesse?” si domanda p. Riccardo. La Scrittura racconta il dialogo tra quest’ultimo e il profeta Samuele quando viene scelto suo figlio Davide quale re d’Israele. Quel che poteva sembrare di poco conto agli occhi degli uomini, si rivelerà l’eletto di Dio.

Nel germoglio è racchiusa la speranza di poter vivere: gli Israeliti attendevano il Messia promesso dalla casa di Davide. Dio allora si fa carne, diventa uomo e accoglie le nostre fragilità. Gesù abbraccia la nostra natura umana per redimerla, non c’è piccolezza che non viene abitata dall’immensità del Signore. L’orizzonte si allarga poi ai popoli, ai re della terra, alle nazioni, che tacciono davanti al Figlio che regna quando viene innalzato sulla croce, simbolo di morte che diventa il vessillo della vita.  

I regnanti non tacciono soltanto davanti a Gesù, bensì anche nel nostro cuore. Quelle voci che ci condannano e non ci lasciano mai in pace smetteranno di assordarci con il loro rumore e, allora, potremo trovare le parole che il nostro cuore vorrebbe davvero pronunciare: parole di preghiera, di desiderio, la supplica che Dio regni in noi e non una potenza interiore o esteriore.



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