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mercoledì, 28 settembre 2022
Il tempo? Un dono per diventare santi 12 Set 2022

Le occasioni preziose della vita

Quante occasioni incontriamo nella vita! Sono un insieme di circostanze che ci offrono l’opportunità di fare qualcosa, a volte qualcosa di buono, a volte di cattivo. Le occasioni sono causate dall’intreccio indefinitamente variabile degli incontri e dei fatti, ma pensiamo che, al di sopra degli eventi e delle libere scelte, ci sia la Providenza che veglia sulla storia del mondo e su ciascuno di noi. Tutto il minuscolo frammento di tempo che, nello scorrere dei secoli, è la nostra vita terrena, agli occhi di Dio è un’occasione per prepararci alla vita eterna. Occasione unica, irripetibile, incomparabile, offerta alla nostra libertà per fare scelte dettate dall’amore, che ci introdurranno in quella beatitudine per la quale siamo stati creati. Nell’eternità non ci saranno più occasioni, dato che, come la definisce l’antico filosofo cristiano Severino Boezio, l’eternità è «il possesso totale e simultaneo di una vita senza fine»: non subiremo cambiamenti, non desidereremo più di quel grado di beatitudine, per noi piena, che meriteremo alla fine del pellegrinaggio terreno.

Indubbiamente nell’esperienza di ogni uomo le occasioni assumono un ruolo importante e talvolta decisivo, in ogni ambito della vita, compreso quello spirituale. Possiamo dire anzi che nella vita cristiana le occasioni costituiscono momenti di particolare rilievo, in cui la volontà di Dio offre alla libertà dell’uomo un’opportunità preziosa di crescita nella grazia, ossia di progressiva maturazione della partecipazione battesimale alla morte e risurrezione di Cristo. Secondo il disegno sempre benevolo del Signore, la meta del cristiano è la santità. Dice san Pietro: «Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Sarete santi, perché io sono santo» (1Pt 1, 14-16). In pratica la santificazione è un processo di purificazione e di trasformazione. Siamo stati battezzati, quindi liberati dalla schiavitù del peccato e rivestiti di una nuova vita, ma nel battezzato rimangono due conseguenze del peccato originale: la concupiscenza e la morte. Dalla morte saremo liberati quando ritornerà Cristo e risorgeremo con lui; dalla concupiscenza (inclinazione al peccato) dobbiamo liberarci man mano, per grazia d Cristo, con la lotta contro le tentazioni e il perfezionamento delle virtù. E sono proprio le occasioni che ci rivelano i nostri peccati e difetti, come sono le occasioni a offrirci il momento propizio per maturare quelle disposizioni abituali a fare il bene che sono le virtù, specificamente le virtù cristiane, le quali poi ci permettono di esprimere l’amore di Dio e del prossimo, i due comandamenti da cui dipendono «tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22, 40).

Per quanto riguarda la liberazione dal peccato, di incalcolabile valore è una migliore conoscenza di se stessi, soprattutto sul piano spirituale. Noi corriamo sempre il rischio di illuderci, d’ingannare noi stessi. Il P. Louis Lallemant, noto autore spirituale della Compagnia di Gesù, osserva che il cuore umano «ama le illusioni di cui si pasce e per colmo di sventura rifugge assolutamente di conoscersi; si effonde invece esteriormente su tutte le vie che gli si offrono, per non essere obbligato a rientrare in se stesso, perché non riuscirebbe a sopportare la vista dei suoi disordini né rimproveri della coscienza». (Dottrina spirituale). Di fatto spesso ci rifiutiamo inconsciamente di accettare la nostra condizione di creature fragili e peccatrici, e ci costruiamo un’immagine di noi stessi molto ricca di meriti e di virtù che non possediamo. Che cosa può aiutarci a demolire questo falso idolo meglio delle occasioni in cui la consistenza delle nostre buone qualità viene messa alla prova? Un proverbio popolare dice che l’occasione fa l’uomo ladro. Questo è vero soltanto se chi si trova nell’occasione di rubare è interiormente disonesto, altrimenti non ruba. Più esattamente l’Imitazione di Cristo osserva: «Quanta poi sia la virtù di ciascuno meglio si manifesta nell’occasione di una contrarietà. Le occasioni infatti non rendono l’uomo debole, ma semplicemente lo mostrano quale egli è».

La stessa cosa pensava Francesco d’Assisi: «Non si può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia il servo di Dio, mentre tutto lo soddisfa. Allorché invece viene il tempo in cui coloro che dovrebbero contentarlo lo contrariano, quanta pazienza e umiltà mostra allora, tanta ne ha e non più» (Ammonizioni). Naturalmente la costatazione della propria debolezza di fronte alla prova non basta da sola a produrre una salutare conoscenza di sé e dei propri limiti. Occorre che l’anima accetti umilmente la sua situazione, senza cercare di proiettarne sugli altri la responsabilità, aggiungendo così male a male. Il secondo benefico servizio che ci prestano le occasioni -dicevamo- è l’opportunità di crescere nelle virtù cristiane. La grazia non sopprime ma perfeziona la natura ed è conforme alla nostra natura che le virtù si perfezionino con l’esercizio.

Ora, sono proprio le occasioni che permettono di esercitarsi nelle virtù richieste al momento, tanto che senza tali opportunità è praticamente impossibile arrivare a qualsiasi grado di vita virtuosa. Il discorso è molto pratico e molto semplice. Prendiamo come esempio le disposizioni dettate dal Vangelo a riguardo della carità fraterna, in particolare quelle che esigono il perdono senza residui, la pazienza senza limiti, l’amore per chi ci è nemico, ci perseguita e ci calunnia. Casi del genere, prima o poi s’incontrano nella vita, soprattutto per chi vive abitualmente con il “prossimo”, cioè con chi ci è “vicino”. Ebbene, se ogni volta che abbiamo l’occasione dimettere in pratica l’insegnamento di Gesù troviamo mille ragioni, tutte giuste secondo noi, per non farlo, passeranno anni interi, e probabilmente tutta la vita, senza che abbiamo imparato, con la sua grazia, a essere «misericordiosi, come il Padre è misericordioso» (Lc 6, 36).

Potremmo fare lo stesso discorso per le prove che subiamo riguardo alla pazienza nella sofferenza e nelle umiliazioni o all’esercizio di qualsiasi altra virtù. Se non ci sforziamo, in quella circostanza, di crocifiggere «la carne con le sue passioni e i suoi desideri»» (Gal 5, 24), ci troveremo alla fine nella condizione del cristiano tiepido che «è paziente quando non ha nulla da soffrire, che è mite quando non viene contraddetto, che è umile quando nessuno lo tocca nell’onore, che sarebbe volentieri un santo, purché ciò non gli costasse nulla, che cerca di acquistare virtù senza mortificarsi, che insomma è pronto a tutto eccetto che a prendere il regno dei cieli con la violenza» (F. W. Faber, Il progresso dell’anima nella vita spirituale»).

Gesù dice a santa Faustina Kowalska: «Mi è enormemente gradito questo tuo deciso proposito di diventare santa. Benedico i tuoi sforzi e ti fornirò l’opportunità di santificarti. Stai attenta a non perdere nessuna delle occasioni che ti darà la mia Provvidenza per santificarti» (Diario, 25.10.1937. Una frase attribuita a sant’Agostino dice: «Timeo Dominum transeuntem» (Temo il Signore che passa). Non significa aver paura del Signore che si avvicina, ma di temere che lui passi senza che noi facciamo tesoro della sua visita. Certamente Dio tornerà a visitarci senza stancarsi, ma quell’occasione resterà irrimediabilmente perduta. L’importante è che, senza lasciaci scoraggiare dalle opportunità perdute, restiamo saldi nel proposito di liberarci di tutto ciò che ancora compromette la purezza de nostro amore e sappiamo rinviare il superamento degli ostacoli, appunto, alla prossima occasione.

In GUIDATI DALLO SPIRITO, di Umberto Occhialini
dal n. 4/2021 della Rivista Porziuncola

Photo credit: Aron Visuals on Unsplash



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