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Intervista a fra Giovanni Petrillo: 5 pani e 2 pesci è la scuola di preghiera di Monteluco 29 Dic 2018

Nel deserto parlerò al tuo cuore

Siamo saliti al monte sacro di Spoleto per conoscere un interessante iniziativa di due francescani (un frate e una suora) che accolgono e insegnano ai giovani un metodo di preghiera. Funziona!

Da alcuni anni al Monte di Spoleto avete cominciato a proporre una scuola di preghiera... Che non è del tutto nuova per quel luogo che sembra sempre più un lembo di paradiso.
Sì, la scuola di preghiera a Monteluco non è del tutto nuova, anzi, s’inserisce in una lunga tradizione. Basti ricordare per esempio il p. Ludovico Profili, che qualche decennio fa aveva dato nuovo slancio all’attività degli esercizi spirituali; prima di lui possiamo ricordare il beato Leopoldo da Gaiche che chiese ed ottenne dal Ministro generale del tempo che l’eremo fosse riconosciuto come convento-ritiro. C’è una storia nella quale lo Spirito conferma ancora, nella linea della vita di preghiera, il carisma di questo luogo a servizio dei frati minori e della Chiesa. Tutto qui sembra dire ciò: il monte sacro, la storia degli eremiti, il monachesimo, la tradizione spirituale francescana fatta di tanti santi che qui hanno vissuto nella preghiera. Per questo la nostra comunità è attenta e cerca di inserirsi in una tradizione dalla quale impara e grazie alla quale cresce cercando di mettersi in gioco in questo servizio. Qui la comunità cerca di fare quello che san Francesco propone nella Regola degli Eremi: essere Marta per coloro che, come Maria, vengono per cercare il Signore.

Concretamente di cosa si tratta, quali temi affrontate, come funzionano le settimane di accoglienza?
Si tratta di 5 giorni di ritiro, in cui chi partecipa viene aiutato ad accorgersi di avere già con sè 5 pani e 2 pesci. La scuola prende il nome 5 pani e 2 pesci proprio perché valorizza “quello che già c’è”, come nel celebre episodio evangelico. Gesù, infatti, moltiplica partendo da qualcosa che già c’era: ciò che i discepoli avevano con sé e che offrono a Lui. Non si tratta di un corso, ma di un’esperienza, che ha lo scopo di valorizzare quel modo personale, ricevuto da altri o improvvisato, per vivere la relazione con il Signore. Perciò non proponiamo delle lezioni o conferenze sulla preghiera, nemmeno affrontiamo tutti i modi di preghiera, ma accompagniamo, in un processo graduale, la vita di preghiera; offriamo alla persona indicazioni e criteri per favori re l’ascolto della Parola di Dio e cogliere il vissuto che ne nasce, nel tentativo di valorizzare ciò che già lo Spirito ha suggerito e offrendo criteri oggettivi al fine di una crescita e una maturazione della vita con Dio.

Quali persone partecipano ai periodi che proponete? Cristiani o anche a donne e uomini di altre “credenze”? E coloro che non credono?
5 pani e 2 pesci è una proposta per giovani, maschi e femmine, tra i 18 e i 33 anni, che coltivano il desiderio di crescere nella relazione con il Signore e vogliono affidarsi alla Chiesa e alla sua sapienza secolare per nutrire la vita di fede e avviare un cammino più serio di sequela. Si tratta di persone che già hanno una vita di preghiera personale e sono giunti alla consapevolezza di una crescita che non può essere improvvisata. La scuola prosegue con la proposta di un periodo di esercizi spirituali semi-guidati.

Le lezioni sono tenute da esperti, da teologi, da maestri spirituali?
Non ci sono professori, insegnanti e nemmeno maestri (o guru) spirituali. La proposta si fonda su due pilastri: la preghiera personale al mattino, sulla base di suggerimenti offerti dalle guide, e al pomeriggio un laboratorio. Dopo aver fatto esperienza della preghiera, nel laboratorio cerchiamo di aiutare i partecipanti a prendere coscienza del vissuto della preghiera valorizzando ciò che favorisce l’incontro e offrendo gli strumenti opportuni per rispondere alle difficoltà riscontrate. Al termine dei laboratori, sulla base dell’ascolto, offriamo una breve istruzione sulla preghiera. Per cui non ci sono lezioni e quindi nemmeno teologi o maestri spirituali: ci sono “allenatori”, guide, un frate e una suora che, a partire da ciò che c’è in ciascuno, valorizzano il vissuto personale, aiutano a far crescere nella consapevolezza e cercano di offrire contenuti e criteri oggettivi per favorire la dinamica della relazione personale con il Signore.

A quali domande prova a rispondere questa iniziativa?
Ecco, questa domanda aiuta a comprendere perché e da dove è nata 5 pani e 2 pesci. Ci sembrava, infatti, che nelle proposte che facevamo ai giovani mancasse questo tassello: dopo il primo annuncio della fede, dopo un cammino catechetico di cui oggi i giovani hanno molto bisogno, dovevamo fare il passo successivo. Ci siamo chiesti: come poter aiutare i giovani a stare in piedi da soli nella vita cristiana? Come portare una persona dal ricevere contenuti di fede o ascoltare solo catechesi su Dio al diventare protagonista della relazione con il Signore? Come passare dal “sentire parlare di Lui” allo “stare con Lui”? Come crescere nella vita di preghiera? Molte delle persone che si rivolgevano a noi manifestavano in questi ambiti una certa difficoltà ed esprimevano la necessità di crescere, approfondire, avere strumenti. Spesso le nostre proposte erano inefficaci e allora abbiamo colto l’occasione per metterci in gioco accompagnando l’esperienza direttamente… facendo di necessità virtù.

La Chiesa in questi ultimi anni è molto apprezzata quando svolge compiti sociali, sussidiari allo Stato: accoglienza dei profughi, educazione dei giovani, recupero dalle varie dipendenze, cura dei più bisognosi, poveri, malati. Voi, controcorrente, proponete invece di fermarsi e pregare: non sembra questa cosa fuori dal mondo?
La scuola parte dal presupposto che la preghiera è relazione e quindi, mentre si offrono delle opportunità per crescere nella relazione con il Signore, contemporaneamente i giovani si trovano a considerare le altre relazioni come cartine di tornasole, perché come uno sta nella relazione con il Dio così sta nella relazione con gli altri e viceversa. Questo è un ritornello costante! Di fatto notiamo come dalla scuola di preghiera si è gettati nel mondo con un equipaggiamento relazionale adatto a ogni forma di incontro: nel lavoro, nello studio, nella coppia e nell’amicizia... Insomma, ci sembra evidente che ogni relazione, ogni azione pastorale autentica discenda dalla relazione con il Signore. La Chiesa non è una ONLUS a scopi filantropici, ma un popolo di credenti che in tutto ciò che fa e vive cerca di rendere presente il Signore.

A noi sembra, inoltre, che in questi ultimi decenni la Chiesa offra molto di più rispetto a ciò che “il mondo” apprezza. Il nostro Papa continua a chiedere un’attenzione a 360 gradi all’educazione dei giovani, quindi anche alla dimensione spirituale. Nel documento preparatorio al Sinodo dei Vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, si evidenzia l’importanza di accompagnarli nel discernimento per individuare la chiamata all’amore e alla vita in pienezza. Papa Francesco chiede alla Chiesa di educare i giovani ad ascoltare la Parola di Dio e, in questo luogo privilegiato di incontro con il Signore, discernere le dinamiche spirituali per poi rispondere alla chiamata. Questo, in fondo, è un po’ quello che la scuola di preghiera cerca di offrire.

Nell’esperienza che avete avuto ci sono fatti, parole o avvenimenti che si ripropongono come comune denominatore di chi viene al Monte?
Una prima costante che riconosciamo è che i giovani giungono con una sete e un forte desiderio di crescere nella relazione con il Signore; inoltre, quando tornano alla propria quotidianità, normalmente cominciano a vivere una vita di preghiera più assidua e consapevole. Un’altra costante riguarda il valore del silenzio come condizione desiderata per la preghiera. È bello notare in molti il passaggio dalla paura del silenzio al desiderio dello stesso. Questo ricorda l’esperienza di san Francesco che, dopo l’incontro con il Signore a Spoleto, incomincia a cercare luoghi isolati e silenziosi per potersi incontrare con Dio. Caratteristica che lo accompagnerà per tutta la vita.



Intervista Monteluco Preghiera Scuola

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